13 maggio 2004

Tesì io pure

Ho offerto il mio aiuto per la preparazione di un esame di Economia ambientale.
Mi son sentito rispondere “Lasa ‘stà”, come se fossi l’ultimo degli scemi e invece non lo sono e io di economia ambientale so tutto quello che c’è da sapere.
E la persona che mi ha detto “Lasa ‘stà” poi ha detto che lei non ha minimamente le idee chiare.
E allora dov’è la differenza? Ho pensato io.
Se servono delle idee precise, e tu non le hai, e io nemmeno, ma a te questo non impedisce di provarci, perché dovrebbe impedirlo a me?
Non le hai tu quelle che servono, non le ho io.
Fammi provare, no?
Partiamo uguali, in un certo senso.
E poi magari invece scopri che io sono intelligentissssssimo anche in economia ambientale e che c’ho l’idea quella che tu non trovavi e io la trovo per intuito o fantasia che dir si voglia non importa, importa che arrivi, no?

Io poi sarò anche scemo, ma più o meno su tutti gli argomenti ti saprei dire la cosa che ti serve per trovare l’idea che ti serve, basta inventare un po’, e io, non foss’altro che per il tempo dedicato a quell’attività ogni volta che me la racconto, ho sviluppato una certa esperienza in codesta arte, sai?

Per esempio…
Ti serve un’idea per una tesina di economia ambientale?
Guarda…io la intitolaterei così:
"Risparmio sui costi dei prodotti di consumo in funzione della protezione del patrimonio naturale"
E poi la svilupperei così:

Per fare un tavolo
ci vuole il le-gno
per fare il le-gno
ci vuole l'albero
per fare l'albero
ci vuo-le il se-me
per fa-re il se-me
ci vuo-le il fru-tto
per fa-re il fru-u-tto
ci vuo-le il fio-re
ci vuo-le un fiooore
ci vuo-le un fiooore
per fare un ta-vo-lo
ci vuo-le un fio-o-re.

E poi la concluderei con la tesi:
“Un tavolo potrebbe costare quanto una margherita se solo si avesse la pazienza di aspettare”.

Allora?
Non meritavo un po' di fiducia?
Guarda, davvero non temere.
Tu chiedi, qualcosa si trova sempre.

Domani che problema vuoi che ti risolvo?
Affrontiamo fisica quantistica?
Ancora più facile.
Titolo:
“Quanto sono bello?”
Sviluppo:
“Di brutto”.
Tesi:
“Basta crederci nelle cose”.

Come si fa a non amarmi?

Le cose d'ogni giorno
raccontano segreti
a chi le sa guardare
ed ascoltare

(G. Rodari - L.E. Bacalov - S. Endrigo)

7 maggio 2004

Piccole principesse

È un po’ di tempo che da queste parti compare in diversi modi il piccolo principe.
C’è chi vorrebbe sapere che nome ho dato alla rosa, chi mi chiede se la pecora l’ha mangiata, chi crede nelle favole e chi ci vede attraverso.

L’avevo letto tanti anni fa “Il piccolo Principe”, mi fu prestato da una persona che un giorno mi disse “Devi leggerlo, TU devi leggerlo” ma poi quando la nostra storia finì se lo riprese perché era la sua copia personale.
Strana allegoria.

L’altro giorno ero in autogrill e non sapevo che rivista comprare per il viaggio.
C’erano anche dei libri, e io un po’ scherzando un po’ no mi sono detto “Ma si, se c’è mi ricompro la mia copia”.
C’era.
In autogrill.

Oggi sono tornato da Roma con il treno e per il viaggio ho appoggiato il libro sul tavolinetto e mi sono messo a leggere il giornale.
“Pensa” ho detto al mio collega “se adesso arriva una bambina e si fa tutto il viaggio qui con noi facendo casino perché sua mamma non le ha comprato niente da fare e lei ci farà impazzire per cinque ore”.

Eravamo io e il mio collega, io con il giornale in mano e il Piccolo Principe sul tavolinetto.
È arrivata una bambina con la sua mamma e si sono sedute accanto a noi.
La mamma era davvero bella, al massimo trent’anni, la bambina era davvero bella, al massimo cinque anni.
Si sono sedute e hanno iniziato a giocare tra loro perché non le aveva comprato nulla per il viaggio se no, assicurava lei, non l’avremmo neanche sentita.
Il mio collega mi dice che questa cosa l’ha sempre spaventato e quando io gli chiesi cosa, l’altro giorno quando me lo disse, mi rispose “Questa cosa che tu quando parli nemmeno te ne accorgi ma una volta su quattro senti quello che sta per succedere e senza accorgertene lo dici”

Ma intanto le nostre compagne di viaggio giocavano ridendo come due amiche e la bambina giocava e la mamma giocava e insieme mettevano un’allegria che nessuno era disposto a dire qualcosa perché quel baccano finisse perché nessuno riusciva a non ridere guardando quella mamma e quella bambina che erano così belle insieme.
E allora in un attimo di silenzio io glie l’ho detto alla mamma che aveva una figlia meravigliosa e che si vedeva che era felice.
“Beh… oggi era un po’ scontenta perché l’ho portata al mare ma pioveva”.
“Intendevo felice in generale, con i suoi malumori, certo, ma si vedeva che era felice”.

E lei che mi ha raccontato che è bravissima, che mangia le cose che gli altri bambini fanno i capricci e lei no, le verdure le ama, e poi fa casino ma se le dici di smetterla la smette sorridendo, che la notte dorme tutta la notte e non ha mai creato un problema tanto che lei ha un po’ paura che con una bambina così lei non è mai messa alla prova e le sembra di non essere nemmeno una buona madre e io le ho risposto che se quella bambina è così felice lei non può che essere una madre meravigliosa e la bambina è venuta a sedersi tra noi e mi ha detto “Io sono una principessa” e la mamma le ha detto “no, tu non sei una principessa, tu sei una bambina” e lei che insisteva e per fare tutta la principessa vamp ha tirato fuori dallo zaino la sua stola di pelliccia e l’ha indossata e mi ha guardato e mi ha detto indicando la stola “Guarda! Lo vedi che sono una principessa” e la mamma le ha detto “Ma dove l’hai visto che le principesse si vestono così?” e lei non sapeva cosa rispondere e stava per dire “è vero” e allora io in quel momento ho fatto un sorriso che si è visto dalla locomotiva e sono intervenuto in sua difesa e le ho detto “Qui! L’ha visto qui! Diglielo alla mamma che hai ragione tu che le principesse sono così! Guarda è qui, fai vedere il disegno alla mamma” porgendole il libro con il principe disegnato sulla copertina con la sciarpa e lei tutta felice che diceva alla mamma “Guarda! Guarda! Sono una principessa!” e la mamma che le ha detto “Ma quel principe ha una sciarpa, tu hai messo il tuo pupazzo” e lei che non sapeva cosa rispondere e stava per dire “è vero” e io in quel momento mi sono accorto di un particolare che non avevo visto fino a quel momento e l’ho guardata bene per vedere se era davvero una principessa e ho visto che il pupazzo che aveva al collo era un elefante e allora mi è venuto un sorriso che l’ha visto anche la locomotiva del pendolino che arrivava in senso contrario e le ho detto “NO!!! Guarda! Hai ragione tu sei una principessa!!!” aprendo il libro alla pagina dove ci sono i due disegni, quello del principe e quello dell’elefante e le ho chiesto “Cos’è questo?” “Un principe!” “E questo?” “Un elefante! Io ce l’ho vedi mamma?!” e allora la mamma si è convinta e l’ha presa in braccio e io le ho detto “Lo vuoi il libro?” ma la bambina mi diceva di no come a quattro anni si dice di no quando si vorrebbe dire di si ma la mamma ti guarda e allora io le ho detto “Tanto lo so che mi dici di no ma in fondo se ti regalo il libro sei contenta anche a quattro anni perché sei una principessa” e la mamma che mi dice che lei fa così anche con le caramelle se sono di altri non accetta mai niente e allora ha preso il libro e ha fatto vedere a tutti che a quattro anni lei sapeva riconoscere le lettere ed era vero ne avrà sbagliate tre su venti e a quattro anni vuol dire qualcosa ma ovviamente sapeva i nomi delle lettere, non ne conosceva il suono e quindi sapeva riconoscere le lettere ma non sapeva leggere “Questa è una Pì!” ma non sapeva che quello era il nome mentre per leggere bisogna sapere il suono.

O meglio, non lo sapeva la mamma, finchè la bambina ha preso il libro ha letto quattro lettere riconoscendole tutte e finito l’elenco delle lettere ha detto la parola intera ghiacciando la madre impallidita di fronte al fatto che aveva letto la sua prima parola, che detto così sembra poco, perché ci si emoziona sempre quando “ha Detto la prima parola” e ci si dimentica che i bambini imparano a parlare tanto quanto imparano a leggere, cioè per loro non è una cosa normale e la mamma stava a due metri da terra dalla gioia e mi diceva “Non le ho detto io la parola, giuro! L’ha letta lei! È la prima volta! Non ci credo!” e la bambina a quel punto ha iniziato a ripetere la parola fino a storpiarla come fanno i grandi e ha iniziato a parlarmi in quel modo la che i grandi non capiscono e io mi sono girato verso la mamma e le ho detto “Ma tu la capisci?” e lei mi ha detto “Non ti preoccupare, ogni tanto fa così, si mette a parlare la sua lingua strana” e non rimetto il link perché se no si pensa che io sia innamorato di quello la del post sotto, ma quando è successa la scenetta della lingua strana io ho proprio pensato a lui e a quel suo post dove diceva che i bambini non inventano nulla, è solo una lingua che usano per parlare con i loro amici immaginari, e io non sapevo più come dire a me stesso quello che stava accadendo ed ero due metri sopra a tutti pure io, perché avevo davanti una bambina meravigliosa con due occhi che avevano ipnotizzato tutto il treno che ha preso il suo elefante, l’ha indossato, mi ha detto “Sono una principessa” e ha letto la sua prima parola su quel libro che io non ho potuto far altro che regalarle anche se lei non lo voleva ma io era ormai un’ora che pensavo che quel libro doveva andare a lei, anche solo per guardare le figure come quella del serpente che ha mangiato l’elefante che non serve saper leggere per capire che lei era davvero la principessa che diceva e quel libro così come non mi era rimasto la prima volta che lo lessi, se n’è andato anche questa volta ed è bellissimo che se ne sia andato così, da quella principessa di quattro anni che aveva un elefante per sciarpa e ha accettato il libro perché la mamma dopo che io le spiegai che quel libro era già suo, le disse “Accettalo, lo leggiamo insieme” dicendo a me che senza saperlo sono stato il primo a farle il regalo di compleanno perché tra qualche giorno è la sua festa e io non lo so perché sono tornato a casa con questa cosa pazzesca negli occhi perché si chiamino coincidenze, fiabe, menate, invenzioni, sogni, li si chiami come si vuole ma lei era troppo lei, l’elefante era troppo l’elefante la parola letta era vera, come vera era la poesia che quelle due hanno regalato all’intero treno fino all’arrivo quando lei dimenticando tutto il resto come è giusto che sia è saltata giù dalla poltrona ed è corsa al finestrino, urlando “Papà! Papà!” guardando fuori in mezzo a mille persone che aspettavano il treno lungo lungo con mille finestrini possibili e quando il treno si è fermato c’era una principessa con un elefante al collo, un vetro, e dall’altra parte, esattamente in quel punto, suo papà a braccia aperte.

Martina, si chiama.
Lei dice MaTtina per giocare a storpiare la erre che non sa dire molto bene ma io le dicevo “MaRtina! Con la ERRE!” e lei insisteva, mi diceva “No! MaTTina!”.

E sia.
Anche per me è più bello Mattina.

29 aprile 2004

Il post d’onore

Ti avevo scritto un post lungo lungo, per non lasciarti la sotto, nascosta tra i commenti.
Per darti il posto che meriti.
E ho pensato a te, a noi, al passato e al presente.
A quel presente nel quale oggi la ragazza che 13 anni fa mi insegnò l’amore, regalandomi la fortuna di poter dire di aver fatto l’amore per la prima volta con la donna che amavo, è cresciuta.
E mi sono reso conto che questo è anche il presente nel quale quella ragazza oggi è mamma.
E allora ho ripreso tutte le parole e le ho rimesse al loro posto, nel mio cuore.
Credo sia più giusto così.

Con te sono diventato l’uomo che sono.
In te.
Ti devo più di quanto immagini.
Grazie.

28 aprile 2004

Pane e acqua

Mario quel giorno imparò a pescare che non ci voleva tanto perché il fiume era pieno di pesci
E Mario quel giorno prese più pesci di tutti, anche più della mamma Mària e di Mario Bros.
Allora Mario quel giorno imparò anche che è il risultato quello che conta.
Mario Senior era già partito per lavoro quel giorno.

Mario e Mario Bros da piccoli facevano tutte le cose in due perché mamma Mària andava a lavorare tutto il giorno e anche tutta la notte perché Mario Senior la aveva lasciata da sola con loro e loro dovevano fare tutte le cose dei grandi ma essendo piccoli le facevano sempre in due.
Mario faceva i letti e Mario Bros cucinava.
Mario comprava il pane e Mario Bros il latte.
Mario giocava a pelota con la stanghetta di sinistra e Mario Bros con quella di destra.
Mario aveva Force Commander e Mario Bros Baron Karza.
Perché Mario e Mario Bros stavano sempre insieme.

Poi un giorno Mario Bros iniziò a crescere più in fretta di Mario e iniziò a giocare con le Mariette.
E a Mario lui un po’ mancava e non capiva perché Mario Bros cresceva sempre e lui no.
Ma Mario Bros non giocava più con Mario perché aveva sempre altro da fare e allora Mario chiese a Babbo Natale il telescopio che almeno quando stava da solo in camera lui poteva guardare la luna e le stelle.
E allora Babbo Natale gli portò il telescopio.
E Mario da quel giorno imparò anche che le cose belle anche se sono lontane possono essere lo stesso vicine.
Come la luna nel telescopio.
E quel giorno Mario disse alla luna di aspettare li, che un giorno Mario Bros sarebbe tornato a giocare con lui e glie l’avrebbe presentato che Mario Bros era tanto bravo.
E anche se Mario Bros oggi è lontano perchè non sta tanto bene Mario oggi sa che la luna ha capito e infatti è per quello che ogni sera lei è li che aspetta.
E anche Mario ogni sera ancora aspetta.
E ancora spera.
E finché la luna avrà pazienza Mario ha promesso che ce l’avrà anche lui.



A Mario e Mario Bros,
a quando facevano le cose in due perchè da soli era difficile,
a quando stavano sempre insieme,
come il pane e l'acqua.

23 aprile 2004

Un sogno

Mi sono svegliato mezzo incriccato vestito di tutto punto come ero vestito ieri sul lavoro di traverso sul letto pieno di vestiti e con la valigia ancora chiusa sopra, con i capelli ancora legati e un rincoglionimento degno di chi torna da chissà quale missione di guerra.
Non ricordo come sia successo, però sono riuscito a cucinarmi una abbondantissima cena e questo lo ricordo, dopodiché mi sono letto la posta e questo lo ricordo e poi mi sono detto “Mi appoggio un attimo sul letto” e questo lo ricordo.
Poi il buio.
E ho sognato e questo lo ricordo.

Uno di quei sogni che sono stancanti, perché pieni di protagonisti stancanti che anche in sogno obbligano a ragionare, in situazioni stancanti perché piene di pericoli e di cose da valutare prima di agire, e questo lo ricordo.
Ho sognato che mio padre non era morto davvero nel senso che non era morto come sappiamo noi anzi come sanno loro perché io lo so che non è andata così come sanno loro, ma era ancora vivo almeno fino al momento del mio sogno perché in questo sogno ero in una sala d’aspetto di un consultorio o giù di li con una televisione attaccata al muro che trasmetteva il tiggì nel quale si annunciava l’omicidio di un occidentale e se ne mostrava la foto del corpo riverso sopra un altro corpo e quello sopra era mio padre quello sotto non lo so e si raccontava la storia di questo tizio che stava lavorando a dei documentari e conduceva una trasmissione dove i suoi documentari venivano trasmessi e poi qualcuno gli sparò e quel qualcuno era un tossico seduto davanti a me in questa sala d’aspetto e io lo sapevo che era lui mentre lui non sapeva chi ero io e quindi non poteva sospettare che l’avrei seguito per rubargli la sua borsa per sapere cosa conteneva e quando sono uscito con la sua borsa per sapere cosa conteneva ho guardato dentro e conteneva un sacco a pelo vuoto e visto che era solo un sacco a pelo ho pensato di riportarglielo perché magari mi ero sbagliato e quando sono tornato nella sala d’aspetto del consultorio ho visto che sulla porta c’era mio fratello che lo stava guardando e senza chiedergli nulla ho capito che quel tossico era in pericolo perché mentre io avevo capito che lui non c’entrava se non per il fatto che era un tossico e questo lo candidava ad essere un possibile omicida, mio fratello non gli avrebbe riservato lo stesso trattamento di favore e anzi glie lo leggevo in faccia che era pronto a vendicare nostro padre e questo lo ricordo come ricordo che appena entrato in quel consultorio il problema da risolvere era impedire a mio fratello di fare la cazzata che la sua mente in questo momento non gli impedirebbe di fare e non era tanto per proteggere il tossico quanto per non far fare a mio fratello una cosa per la quale avrebbe pagato un altro prezzo ma vaglielo a spiegare a lui che si trovava di fronte a quello che gli aveva portato via papà mica sarebbe stato facile, e mentre pensavo di impedire a mio fratello di seguire il suo e il mio istinto mi resi conto con soddisfazione che il tossico non c’era più e invece di incazzarmi perché volevo guardarlo in faccia mi aveva fatto tirare un sospiro di sollievo perché almeno non dovevo più stare attento a mio fratello, ed ero pure contento per aver scoperto che non essendo mio padre morto tre anni fa ma solo oggi, doveva aver scritto almeno altri due libri che a questo punto avrei potuto leggere e avrei anche potuto guardare quelle trasmissioni che conduceva per vedere che faccia aveva in questi ultimi tre anni di cui ignoravo l’esistenza e questo lo ricordo bene.

Poi mi sono svegliato e lo so che non glie ne frega un cazzo a nessuno di questo sogno, come a me non frega un cazzo del fatto che a nessuno frega un cazzo, e che non ha nessun alone poetico ne parole d’amore ne pensieri su cui riflettere tra le righe, mi sono svegliato vestito com’ero con una fretta pazzesca di scrivermi da qualche parte questo sogno prima che mi passasse di mente per motivi miei e l’ho fatto qui.
Ora faccio quello che avrei dovuto fare ieri e in una specie di gioco del tempo al contrario mi svesto, mi lavo e disfo la valigia pensando al perché di questi tre anni ricomparsi così mentre sono crollato dal sonno.
Perché non basta dirmi che ho dormito con la tivù accesa che parlava del grande fratello, dell’incidente ferroviario in Cina e dell’ostaggio italiano.

Dev’essere come i dejavù di Matrix.
Al regista del Brooman Show stanotte dev’essere sfuggito qualcosa.
O gli autori hanno litigato tra loro e qualcuno per sfottò mi ha fatto vedere qualcosa che non doveva farmi vedere o il programma ha subito l’attacco di qualche hacker che vuole salvarmi.
E non si parla di segnali onirici o paranormali.
Ma perché Splinder ha cancellato gli ultimi dieci giorni e solo quelli?
Eppure io li ricordo.
Ma non ci sono.
E mi son subito detto che può succedere, che possono sparire così solo determinati pezzi, sono computer e quindi sbagliano anche loro.
Quello che non capisco è il counter tornato indietro a dieci giorni fa.
Cos’è che non dovevo vedere?