6 maggio 2010

Erano meno dannose le foreste abbattute

E ok, d'accordo, "non stampare questa mail se non ce n'è bisogno" avrà anche salvato migliaia di alberi.
D'accordo, lo spostamento da comunicazione cartacea a comunicazione mail avrà anche ridotto le emissioni dannose nell'aria regalando agli abitanti delle città un respiro finalmente limpido e pulito identico ma proprio uguale a chi abita al centro di una foresta finalmente rimboscata (rinforestata?).

Epperò adesso passiamo al level 2, per cortesia.
Perché si saranno anche abbattuti alberi in quantità per fare carta, ma 'sta cosa va avanti dai tempi degli egizi e non mi pare che l'umanità fosse stata messa a rischio di estinzione per questo.

Al contrario, 'sta cosa che oggi mandare una mail non costa nulla nemmeno in termini di tempo, la specie umana la mette a rischio eccome.
Perché è vero che la carta era uno spreco, ma è anche vero che dovendo stampare imbustare leccare uscire prender pioggia imbucare tornare al lavoro per ogni comunicazione importante richiedesse condivisione, la scrematura tra le cose che si riceveva era effettuata a monte, non a valle, e quando arrivava qualcosa, di evidentemente non pubblicitario, la possibilità che fosse qualcosa di importante era alta se non addirittura certa.

Oggi lo sport nazionale è l'"inoltra".
Per chi manda è solo un click, per chi riceve è un inferno.
Manco leggono più cosa ti inoltrano, ci vuole troppo tempo per separare gli indirizzi e quindi resta tutto in copia, decine di indirizzi che si rimbalzano le cose a vicenda moltiplicandole esponenzialmente in una inarrestabile catena di sant'antonio che porta nelle caselle mail di tutti i coinvolti in un lavoro, decine di robe inutili o utili solo ad alcuni di essi, tra le quali spuntare per trovare le proprie diventa una roba che al confronto trovare l'ago nel pagliaio è una roba da qualche secondo.
E tutti a dire che bisogna levare Facebook dagli uffici (e bisogna, questo è certo) perché sottrae tempo al lavoro ma nessuno che si sia messo lì a contare quante ore alla settimana, alla conta finale, uno passa a leggersi robe che non dovrebbe nemmeno aver ricevuto, prima di esser certo di poterle buttare.

Perché mica puoi buttare così, solo perché hai altro da fare.
Se ti è arrivata ci sarà qualcosa per te, dici.
E se non è nelle prime righe allora magari è nella risposta sotto alla quale quelle prime righe facevano seguito.
Perché se te l'hanno inoltrata ci sarà un motivo e se non c'è lo sai quando l'hai letta tutta per escluderlo.
E se non è in quella sotto sarà in quella sotto ancora e poi sotto ancora, in decine di scambi dentro un'unica mail spesi solo per dire la tua sulla partita di ieri, magari, o sulla petizione per il salvataggio del dattero di mare tra una "info" importante e l'altra che chissà com'è ci finiscono sempre in mezzo e tu alla ricerca del motivo per il quale una mail è stata spedita anche a te finisci col leggerti tutti i cazzi di gente che nemmeno sai che faccia abbia ma magari come te si ritrova a lavorare a uno stesso progetto scrivendo però da canicattì.

E se non l'hai ricevuto te lo rimando, e se non sai qual è l'ultima versione te la giro subito ma no aspetta l'avevo adesso qual è quella giusta no ma è quella di ieri no però quella di ieri è stata aggiornata in fwd da quell'altro che invece la scrematura degli indirizzi decide di farla quando non deve e manda una cosa per tutti solo ad alcuni che si ritrovano con una parte magari nemmeno aggiornata in mezzo a un gruppo che si scambia in copia ogni parere sulla D'Urso ma NON il file ultimo modificato e aspetta che ce l'ho qui no aspetta sono sul pc di casa perché sai io sono avanti lavoro anche da casa perché ho la mail ma no aspetta però non ho la fibra ho il modem e allora ho a casa il progetto ma altrove il risultato e però io lavoro anche la sera sai e anche in treno c'ho l'aipod che legge i pdf tu manda che io leggo ma poi ti chiamo è mezzanotte posso chiamarti ora chiamo quell'altro e gli dico di girartela ma quell'altro non saprà chi sei e allora girerà in copia qualsiasi cosa gli sembri quella che potrebbe essere richiesta pescando nel pozzo della sua casella a sua volta piena di robe delle quali non te ne può fottere di meno ma lo stesso devi rileggerti tutto per capire dove cazzo sia la cosa che ti serviva e che una volta arrivava una volta sola, corretto, solo a te al quale sevriva.

E porca di quella puttana troia vacca piantatela di pensare che il tempo di invio mail equivalga al tempo di lettura scrematura controllo verifica e pulizia mail perché NON E' COSI' e ogni volta che premete "inoltra" salvate sì un cazzo di albero ma muoiono per suicidio di massa fate angeli pecorelle e francamente spero prima o poi anche una serie inesorabilmente crescente di incapaci che negli ultimi tempi grazie a questo trucchetto nascondono il proprio non sapere nemmeno da dove si inizi un lavoro che pure non si sa come sono riusciti a farsi affidare, dietro tonnellate di mail rispedite in copia solo perché certi che la risposta alla domanda che loro nemmeno hanno capito non possa che essere dentro una delle duecento mail che gli passano davanti ogni ora.

Il mio settore è invaso di gente che non sa nemmeno cosa trattiamo in questo settore e sono tutti, tutti, cristo tutti, nei posti in cui sta chi deve decidere dopo aver valutato.
Sono sicuro che se domani scomparisse improvvisamente la mail e la possibilità di mettere tutti in copie su copie solo per poter dire "Ti ho mandato la risposta" e per un incantesimo per un mese fossimo tutti costretti a carta/penna/busta e solo e soltanto le cose che ciascuno ha nel proprio bagaglio, fanculo ai precari e gli stagisti e i callcenteristi, l'economia nazionale tornerebbe a marciare come quando per lavorare bisognava saper fare ciò per cui si è pagati.
Fantascienza, concordo.

Per dire.
L'altro giorno mando il lavoro alla persona che doveva approvarlo che naturalmente me lo chiede via mail.
- Non si apre.
- Si apre.
- Hai mandato il file sbagliato.
- E' giusto.
- Se ti dico che è sbagliato è perché ho provato.
- Se ti dico che è giusto è perché lo so.
- Beh adesso mi fai innervosire allora è un problema di programma l'hai salvato con un programma in versione diversa.
- E' la stessa.
- Senti io sto provando ad aprirlo dal programma e non si apre e se ci clicco sopra dal file se ne apre un altro.
- Hai provato ad aprire lo zip e ad aprire nel programma non lo zip allegato ma il file che ci trovi dentro?
- Cos'è lo zip?
- Hai Mac?
- Sì
- Allora Stuff It
- Il programma di prima!
- Esatto

Gente così.
A Milano è pieno di gente così che dal tavolo di chi approva mi chiama al mattino e fino alla sera è tutto un piovere di telefonate per dirmi che ho sbagliato perché il video non ha l'audio e tu gli dici "Accendi le casse" sapendo che quello che qualche anno fa sarebbe stata un'offesa oggi è nel 90% dei casi il problema e poi a fine giornata così li trovi nei locali e agli ape e sulle riviste e ai ritrovi delle redazioni tutti vestiti che ti guardano dall'alto in basso perché loro contano, loro sono quelli che fanno andare la locomotiva.
Loro.
Non tu che non li metti sotto con l'auto per agevolare la selezione naturale.

Non venite a Milano.
O se ci venite veniteci sapendo che tutto ciò che vedete è clamorosamente finto e retto solo da un tacito accordo tra tutti questi che sanno che il primo che parla fa saltare il coperchio e al quale quindi offrono compulsivamente e affettuosamente e amici-ici da bere e da mangiare a ogni occasione possibile.
Motivo per cui i locali sono pieni, ma di stronzi.

Milano è riassumibile così, ma lo sai solo se stai dietro le quinte.

5 maggio 2010

Mi dia retta

Tornato dopo tre giorni di lontananza, mi accorgo che sul caso Sajola è già stato scritto e detto tutto.
L'unica cosa che non ho ancora letto da nessuna parte, tra uno sberleffo e un "Sì è possibilissimo che uno ti paghi mezza casa senza farsi scoprire e senza quindi chiederti in cambio nulla brutti comunisti del cazzo che credete di essere più intelligenti di noi" è un'anima buona che abbia dedicato anche solo un minuto del suo tempo/analisi per trovare una soluzione che possa essere in qualche modo utile al ministro, come se l'intera italia godesse a vederlo annaspare ne "il cane mi ha mangiato i compiti", motivazione che per i lettori de Il Giornale è ovviamente possibile nonché testimone di raro valore e senso dello stato ma son così, s'è già affrontata la questione del culo che sa adattarsi autonomamente al vibratore che gli si ingrossa dentro.

E insomma, questo compito, in un momento di rara pietà, ho deciso di assolverlo io, suggerendo al ministro una via d'uscita che in più di un'occasione ha salvato le chiappe in situazioni ben più spinose e incredibili della sua e che grazie a questa genialata si son viste risolte e dimenticate in un batter d'occhi.
Una soluzione quindi che nella sua assurdità è già stata abbondantemente testata e sdoganata come formidabile ed efficace.

Quindi, signor (ex) ministro, faccia così:
Per convincere tutti del fatto che lei non sapeva che nella differenza tra la cifra da lei sborsata e quella scritta sul rogito che ha firmato, non è scritto nulla che la qualifichi come da TSO o, in alternativa, da accusa di abuso di credulità del popolo italiano (e ce ne vuole), lo giuri sui figli di Berlusconi.
E' facile, lui lo fa un mese sì e l'altro pure e fino a ora ha funzionato per boiate persino peggiori della sua.
Loro ormai hanno dimostrato di essere più che protetti dal divino, non se ne accorgeranno nemmeno.

Dai, ci aveva mai pensato?
Sono o non sono uno che ci tiene alla pace nazionale?

30 aprile 2010

Fioretto

Quando poche settimane fa si celebrava il Monicelli incitante la rivoluzione culturale per la ricostruzione dello spirito critico come unica leva per risollevare il proprio ruolo in quel collettivo quotidiano che alla somma è vita, si era felici per aver finalmente sentito qualcuno individuare esattamente il centro del pericolo.
Quella cancellazione dello spirito critico operata da Berlusconi in tanti anni di lenta erosione, dentro il cui esito positivo risiedono non i motivi del suo successo, ma quelli che spiegano l’assenza di un possibile contrasto agli stessi, motivo per il quale lo spirito critico che necessita di ricostruzione è quello che a Berlusconi si oppone, prima che quello di chi lo sposa.
Il giorno dopo non furono pochi quelli che cominciarono a pensare e a credere (e finalmente a vedere) che solo attraverso la ricostruzione dello spirito critico all’opposizione, può passare un possibile futuro migliore come persone, che è a sua volta l’unica porta attraverso la quale può passare un possibile futuro migliore come cittadini altrimenti destinati a fine certa in un futuro che nessuna formula matematica può prevedere diverso da quello che sarà dati gli elementi attuali: un futuro umanamente distrutto e di conseguenza socialmente devastato.

Mai avremmo pensato che solo poche settimane dopo, ci saremmo trovati in un presente che davanti agli occhi e senza aver dovuto far nulla per portarcelo, ha sbattuto la realtà della vera condizione dello spirito critico, quella realtà se possibile peggiore che lo vede essere non già nemico da abbattere in quell’opposizione che si ha bisogno di vanificare, una cosa legittima e più che coerente se considerata dalla parte del potere, ma addirittura all’interno stesso della macchina di potere.
Perché che Berlusconi abbia lavorato per dissolvere ogni capacità critica in chi svolgeva ruolo di opposizione e possibile contrasto anche culturale, è cosa più che naturale e comprensibile.
Quello che mai avremmo sognato di veder venire alla luce senza bisogno di spinte, è l’opera di dissoluzione anche (e a questo punto soprattutto) della parte di spirito critico presente al suo stesso interno.
Una roba da Corea o, se più comprensibile, da quel comunismo che si dice di voler combattere anche a colpi di amici personali prodotti da quello stesso comunismo che quando schema interno è evidentemente considerato tutt’altro che pericoloso e anzi.

E allora ieri chiedevo all’amico berlusconiano cosa altro serva per vedere.
Gli chiedevo se non basti la visione della macchina di annullamento dello spirito critico rivolta non verso l’esterno, cosa che li ha sempre galvanizzati come espressione di quella forza/uomo che all’ideologia fascista fa da matrice e che quindi era inutile mostrare loro per segnalare il pericolo perché nel momento in cui glielo mostravi evidente non facevi altro che consolidare i motivi di quella stima, ma verso lo stesso interno.
Mi chiedevo e gli chiedevo cosa altro serva loro per cominciare a parlare di autoritarismo mascherato, quando di fronte a un uomo che dispone, perché l’ha creata appositamente, e quindi usa in maniera sempre più spregiudicata una macchina di annullamento del senso critico in sé, a prescindere dalla direzione dalla quale provenga.
Gli chiedevo come altro fosse in grado di spiegare, se non con il concetto di autoritarismo populista (la cui sintesi avrei poi lasciato al suo spirito critico, là dove venisse risvegliato in qualche modo), l’opera di un uomo che ha come unica urgenza quella di colpire sì lo spirito critico di chi legittimamente gli si oppone, ma oggi anche quello di chi gli si affianca e quindi, alla fine, lo spirito critico in sé come elemento.

Allora siate molesti.
Cesello in una mano e santa pazienza nell’altra, uno a uno.
L’opera è immane e il tempo è poco, si parla solo di anni in numero inferiore a quelli che servono alla macchina per completare l’opera.
Nella migliore delle ipotesi avrete davanti gente che riconosce l’orgoglio di chi non legge i giornali, nella peggiore gente che legge quelli sbagliati.
Ma sono solo stanchi, hanno davvero paura che il vicino sia un tagliagole, sono davvero convinti che esista un’italianità da difendere.
Siate molesti.
Chiedete loro, tra i neGri che hanno intorno, quanti tagliagole hanno visto e quanti bambini che giocano nei parchi.
Chiedete loro quanta cultura hanno visto difendere dagli italiani, quanti teatri hanno visto pieni di italiani, quanti siti archeologici hanno visto protetti da quegli italiani che oggi si dicono disposti alla guerra pur di non lasciare ai neGri la possibilità di calpestarli.
Dite loro che la lirica è salva grazie ai giapponesi, perché fosse per gli italiani sarebbe scomparsa già da tempo.
Dimostrate loro che l’archeologia è salva grazie agli africani, perché fosse per gli italiani alla meglio finirebbero a fare anfore per ornamento giardini dei boss (italiani).
Che l’artigianato è portato avanti dagli europei dell’est, perché fosse per gli italiani a Venezia non ci sarebbero più nemmeno le gondole.
Mostrate loro che le fabbriche italiane che vanno difese sono accompagnate in Polonia dagli stessi che ti dicono che devi difenderle dai polacchi, che le auto italiane italiane non lo sono più grazie agli stessi che ti dicono di immolarti per proteggerne l’italianità.
Che dietro ogni slogan c’è il vuoto, c’è il suo contrario e quel contrario è generato dagli stessi che ti dicono di andare a proteggere gli slogan.
Uno a uno, porta a porta, aspirapolvere ad aspirapolvere.
A ogni occasione mostrate il mondo reale, spendete ogni vostro angolo di attenzione per condividerne le osservazioni.
Sopperite, non siate gelosi di quanto avete faticato per vedere, non è il tempo.
Regalate gli occhi, prestate le orecchie senza chiedere nulla in cambio, loro sono stanchi, hanno deciso di chiuderli, non hanno smesso di averli.
Riapriteli uno a uno, ciascuno nella propria casa, ognuno apra quelli di un altro, basta una cena, un cinema, un pomeriggio al parco.
Accettate il rischio di perderli, di stancarli di più, resistete alla resistenza, è cosa ovvia in chi ha chiuso gli occhi, va capita, va accettata.
Non datevi l’obiettivo di spostare un paese, ma l’obiettivo per ciascuno di spostarne uno, uno alla volta.
Ognuno sia partito di sé stesso, campagna elettorale della propria elezione, non portatore di voce altrui ma della propria.
Se ognuno dei 30 milioni ne sposterà uno, saranno 30 milioni spostati.
Ognuno si dia il compito di prenderne uno e portarlo dove lui stesso riconosce di aver solo perso la voglia di stare.
Uno a sera, ovunque li troviate, qualsiasi cosa loro vogliano come argomento voi spostatelo su di loro.
Nessuno vi dirà mai di preferire un mondo di paura, di intolleranza, sono solo convinti che il resto sia peggio, convinceteli del contrario.
Non obbligateli a darvi ragione, è una battaglia persa.
Obbligateli a convincervi della loro, dureranno lo spazio di una consapevolezza.
Il loro credo ha invaso la vostra vita non meno di quanto sia necessario per riprendervela.
Siate arroganti come gli evangelici e spacca coglioni come testimoni di geova.
E come preti dite che lo fate per loro.
La metà di loro sono vulnerabili alla molestia religiosa e allora a dittatore dittatore e mezzo.
Amen.

28 aprile 2010

L'occasione fa l'uomo ladro e quindi in galera

Passata nel totale silenzio dei media tutti, o quasi, è da poco legge quella che in termini sofisticati viene chiamata "Equo compenso"

A quell'altalena continua offerta dal governo, fatta di occasioni nelle quali fa sue le direttive europee perché "l'ha detto l'Europa" o se ne fotte in quanto organismo non sovrano che se vuole levare i corecifissi "possono morire", si aggiunge così questo mirabolante tassello attraverso il quale è finalmente nromalizzato il concetto di "guerra preventiva" o, più morbidamente, ti punisco prima che tu abbia commesso il reato perché potendolo commettere è come se lo avessi commesso.

In soldoni l'equo compenso è una tassa aggiuntiva che finisce dritta dritta nelle casse di quella SIAE sulla cui riforma (diciamo radere al suolo) nessuno pare mai rietenere importante spendere due parole, che da oggi si ritrova qualche decina di milioni di euro in più (secondo altri calcoli anche centinaia) derivanti da una tassa aggiuntiva sui supporti di memorizzazione digitale.
Aggiuntiva nel senso che la tassa già c'era e si pagava sui supporti digitali in quanto supporti, a prescindere da cosa uno ci mettesse sopra.

Non ritenuta sufficiente, se n'è aggiunta oggi un'altra, l'equo compenso appunto, che si basa su un principio semplice quanto delirante:
Se ti compri un supporto digitale, puoi metterci sopra la tua tesi ma anche il disco della Pausini e dato che c'è la possibilità che tu ci metta sopra il disco della Pausini, ora paghi i diritti sia sul supporto che sui dischi della Pausini.
Che uno dice "Ma sei cretino?"
E io rispondo "No no, è proprio così".
Sulla quota "cretino" di tale tassa basti dire che è pertinenza del Ministero dei Beni culturali e quindi a firma dell'illuminato Bondi, quello che un giorno sì e l'altro pur si bagna al solo piacere di pronunciare "Il governo Berlusconi non mette le mani nelle tasche dei cittadini!"

Il bello di questa tassa è che se prima i supporti coinvolti erano solo cd e dvd, oggi è estesa a qualsiasi cosa contenga una memoria digitale, quindi ad esempio anche i cellulari, gli hard disk, le chiavette usb e le consolle di videogame.
L'altro bello è l'entità della tassa: su un hard disk di qualche centinaio di giga, ormai la norma minima, si pagano anche 30 euro in più di tassa.
Conosco case di produzione che per archiviare i video in hd ne comprano anche dieci a settimana, saranno felicissimi di sborsare un migliaio di euro in più al mese perché la SIAE dice che standoci sopra, oltre a quelli della Pausini, pure quelli di Ramazzotti e Zucchero, è giusto che gli sganci i relativi diritti a prescindere dal tuo metterceli sopra o meno.

Ma il bello più bello non è nemmeno questo.
Il bello più bello è che questa tassa vuole proprio coprire i costi non del supporto in sé ma di quanto ci si memorizza sopra in termini di opere coperte da diritti, che tu ce le metta o meno appunto, perché se non li paghi a monte, te li pigliano a valle.
Concetto curioso già di suo, che diventa appunto delirante nel momento in cui uno si ritrovi con un brano comprato legalmente in rete, sul quale quindi i diritti sono pagati, per il quale si ritrova a pagarli ancora sia come diritto dell'opera che come supporto.

Ma il bello più bello ancora più bello, non è nemmeno questo.
Il bello più bello ancora più bello, è che la tassa, quella non sul supporto ma sull'opera, che quindi dovrebbe essere pagata al momento dell'acquisto del brano, viene pagata per ogni singolo supporto che si possiede come si fosse comprato un numero di brani pari al numero di supporti.
E in più ripaghi pure quella sul numero di supporti.

Riassumendo:
Ti compri un brano della Puasini su ITunes e ci paghi i diritti.
Poi ci compri l'IPod sul quale sentirla e paghi i diritti sul supporto ma anche sul brano.
Ma già li avevi pagati quelli sul brano, dirai tu!
Bondi dice che non basta, la SIAE dice che ha ragione Bondi, che ovviamente dice che ha ragione l'Europa.
Così i diritti sul brano li paghi una volta quando lo compri e poi di nuovo quando compri l'IPod, sul quale paghi pure quelli sul supporto.
Finita qui?
No, se ti compri una chiavetta per portare all'università la tesi mentre sul tram ti ascolti sul tuo IPod il brano della Pausini per il quale hai pagato due volte gli stessi diritti, li paghi una terza, perché secondo l'Europa, la SIAE e naturalmente Bondi al quale il ragionamento è parso intelligente, potresti copiarlo pure sulla chiavetta e non conta che tu lo faccia o meno né che tu abbia pagato già tutti i cazzo di diritti sul brano che stai ascoltando, se c'è il rischio che tu lo copi sulla chiavetta la SIAE si riprende i diritti sul brano come se fosse un terzo brano acquistato.
Se poi ti compri la Wii per fare fitness in salotto, oltre al cost della Wii, a quello sui supporti digitali, ora ci paghi pure i diritti per i brani che potenzialmente ci potresti mettr sopra per farci step.
L'hai fatto, non l'hai fatto, non conta.
Tu alla Pausini i diritti li paghi comunque.
Perché "potresti farlo" e quindi, nella fulminante logica di questo genio di ministro, vai considerato come uno che l'ha fatto e come tale tassato perché ti passi la voglia di scaricarti la Pausini illegalmente.
Ma pure quella di scaricarla legalmente, visto che se lo fai legalmente paghi i diritti una volta in più, se lo fai illegalmente li paghi comunque ma una volta in meno.

Qui le risposte di quell'altro genio del DG SIAE interpellato da Altroconsumo.
Qui le tabelle dei rincari voce per voce.

27 aprile 2010

Soviet

La trasformazione dello stato in azienda è ormai interiorizzata dalla nazione stessa, che ne ha fatto sistema.
Da lì in poi, il completo disinteresse rispetto a quelli che una volta erano accordi tra governi resi pubblici anche nei loro dettagli, in quanto scelte che coinvolgevano la vita di tutti i suoi cittadini, e che oggi sono gestiti e accolti come qualsiasi accordo societario di esclusivo interesse dei vertici della società interessata.

Così abbiamo un premier che sale su un aereo e va dal dittatore libico, nonché naturalmente suo amico personale come ogni dittatore al momento rimasto su piazza.
La notizia è che ci firma accordi.
La seconda notizia è che risale sull'aereo, ritorna a casa, gli effetti degli accordi partono, senza che nessuno senta il bisogno di chiedere cosa ci fosse scritto, in quei fogli firmati.
La notizia è che è atterrato ha firmato è tornato a casa.
Cosa abbia firmato non interessa a nessuno, come se avesse firmato un accordo mediaset di esclusivo interesse dei suoi soci, i dettagli del quale non hanno nessun motivo di essere resi noti a chi socio non è.
I cittadini, come i dipendenti mediaset, hanno il solo compito di dirsi contenti.
Che lo siano o meno.
Di cosa non è dato loro sapere.
Lui dice Ringraziatemi e tutti ringraziano.
Per cosa non è dato sapere.

Oggi arriva Putin.
Nessun annuncio precedente, nessuna preparazione ufficiale, nessuna informazione preventiva sui perché.
Un giorno tra una fiction e la notizia della prova costume, al tg appare improvvisamente l'aereo di stato russo con davanti uno alto quanto i primi gradini della scaletta che attende che scenda l'altro alto uguale, baci, abbracci, amico mio.
Ringraziatemi.
Tutti ringraziano.
La notizia è che all'improvviso è arrivato Putin dal suo amico, hanno mangiato insieme, hanno firmato accordi sul nucleare.
Cosa contengano quegli accordi non è dato sapere, nessuno chiede, roba che non riguarda la nazione ma la sua azienda.
Lui dice che è anche roba dei settori metalmeccanico, chimico, dell'aviazione e dello spazio.
Lamadonna.
L'alberghiero no?
Anche la scuola la vedrei bene.
Non vorrei restasse qualcosa fuori, insomma.
Dice che lui ne sa.
In Sardegna ricordano bene cosa succede quando l'amico uno dice che l'amico due si occuperà del chimico.
Ci hanno eletto un governatore, su tanta maestria.
Il giorno dopo la fabbrica è stata spenta.

La notizia è che è arrivato, sceso aereo, firmato accordo, cantiere entro tre anni, risalito aereo, forse in mezzo qualche pompino, torna presto amico mio.

In mezzo una nazione che ringrazia a comando e non sente nemmeno più il bisogno di sapere cosa ci sia scritto, dentro accordi firmati tra amici in visite improvvise di due giorni, che una volta erano accordi tra governi di nazioni abitate da cittadini e che oggi sono consigli di amministrazione a porte chiuse tra un brunch e un lunch nei quali sono ammesse le telecamere per mostrare quanto apprezzino la bottarga i nostri amici russi.
Accordi che toccano nucleare metalmeccanico siderurgico chimico aereo aereospaziale, manca la raccolta differenziata e poi c'è tutto il cuore industriale di un paese.
Così, firmato su fogli che nessuno legge, nessuno chiede, nessuno vuole conoscere.
Dice ringraziate e tutti ringraziano.
Come Agnelli ai suoi operai.
Prima che morisse.
La Fiat in Italia, dico.