20 febbraio 2013

E se pensate che abbia romanzato è perché non li avete seguiti



Da due giorni sono entrato nella palude del Fatto Quotidiano, ogni tanto mi autuoinfliggo queste punizioni perché necessarie per conoscere ciò che mi circonda, fino a ieri era Il Giornale oggi è il Fatto.
Due giorni dentro qualcosa che ha la consistenza delle sabbie mobili, una volta dentro è quasi impossibile uscirne, un articolo tira l’altro per vedere se è davvero peggiore e peggiore lo è sempre, per ogni articolo centinaia, in alcuni casi migliaia di commenti più paludosi degli articoli che li accolgono.
Grillo lo sto studiando così, perché non mi interessa tanto lui quanto quelli che lui mi porterà in casa, che saranno dannatamente tanti.
A leggerli in giro per la rete viene da piangere non tanto per la loro dimensione, quanto per l’evidente assenza di contromisure che questo mondo non è stato in grado di predisporre.
Un fiume lanciato a folle velocità che tutto travolge, migliaia di persone che fino a ieri a domanda non avrebbero saputo spiegare la differenza tra le due camere, la % intelligente di un totale che proprio non sapeva nemmeno fossero due, e che un minimo di autoconsapevolezza teneva costrette dentro i piccoli mondi del caffé corretto al bar la mattina dove tutt'al più ricevevano l'applauso di chi ne sapeva meno di loro, sempre comunque tanti, si sono viste improvvisamente consegnare il titolo di "tu puoi".

Immergendoti nel loro mondo per osservarli come totale e non come singole unità ti rendi conto che Il trucco per risolvere il problema dell'ignoranza è stato semplice quanto fulminante: radere al suolo tutto come missione unica e definitiva.
Con questo semplice grimaldello, formalmente presentato come elemento per ripulire i difetti ma nella sostanza utilizzato per eliminare i termini di confronto, Grillo gli ha risolto il problema del dover conoscere ciò di cui si parla, perché se una cosa va rasa al suolo non sarà più da maneggiare e se non sarà più da maneggiare non è necessario conoscerla.
Semplicemente non ci sarà più, quindi chi la conosce e chi non la conosce si troveranno improvvisamente sullo stesso identico piano di accesso, lo stesso in cui si troverebbero l'uomo comune e berlusconi in un mondo dal quale qualcuno cancellasse il denaro.
La livella di Totò fatta prospettiva politica, un osso di brontosauro lanciato in un recinto di rotweiler avrebbe generato meno bava e latrati.

Ma non bastava eliminare le differenze di alfabetizzazione che fino a ieri costituivano invalicabile recinto, per attivare gente per la quale, a leggerli, il giorno delle votazioni sarà nella maggior parte dei casi il secondo in cui metteranno piede in un'aula scolastica, serviva qualcosa di più, serviva proprio lusingarli.
Per centrare anche quell'obiettivo ha avuto la seconda geniale pensata: il web.
Se io e un esperto di politica ora siamo sullo stesso piano perché radendo al suolo la politica si ripristina il punto di partenza e di confronto, inserendo il web come struttura (unica) organizzativa porto lui sotto di me perché io sono gggiovane e ne so un sacco di più di quelle cariatidi al governo che manco sanno twittare.
Nella nuova stanza dei bottoni quello qualificato sarò io e questo avverrà senza che io abbia dovuto spostare la mia condizione fino a ieri misera.

Il terzo trucco è stato l'isolamento e la protezione di ogni contaminazione esterna al movimento: se evitiamo come la peste ogni confronto, la percezione di essere superiori resterà intonsa perché mai sperimentata e percependo questo come la vera forza collante, la massa arriva intatta alle urne perché mai dissuasa da verifica effettiva, se possibile aumentata dalla quota che si sommerà lungo il cammino grazie al potere attraente di Mangiafuoco e della promessa del paese dei balocchi, le cui possibilità di accesso sono, com'è noto, direttamente proporzionali alla propria ignoranza e non viceversa, come in ogni mondo meno che fiabesco.
Basterà far percepire loro che il loro non rispondere alle domande non sarà il risultato di assenza di competenza, ma sarà parte stessa dell'azione, dovrà essere percepita come una scelta bellica così che ciascuno senta ciò che ieri era timore tramutato in forza di gruppo; l'unica necessità è che sia scelta di gruppo e senza cedimenti, nessuno deve derogare e nessuno deve cedere alla tentazione di approfondire o accettare una sfida sui temi , così che l'ignoranza di uno sia dissolta dentro il muro opposto dai tutti.
“Non sono io che non ti rispondo, è il movimento che mi ha autorizzato a non farlo. Ti potrei rispondere ma non lo faccio perché le risposte sono tutte sul web e se le vuoi proprio sapere te le vai a cercare" è il grido di battaglia.

Sono due giorni che scorro rapìto centinaia di commenti di quel delirante mondo e in due giorni non ho trovato una sola davvero una sola risposta che non fosse l'invito a cercarsi la risposta altrove e ogni volta sento l'irresistibile desiderio di stringere la mano al genio che s'è inventato quest'uovo di colombo capace di prendere migliaia di ignoranti e farli sentire tutti, di colpo, ciascuno di loro, fondamenta di un’unica enorme intelligenza complessiva, senza bisogno di attraversare quell’invalicabile cancello fino a oggi loro precluso che è stata la necessità di provarlo.
C'è chi ti consiglia Gùghel, chi ti dice semplicemente che ti conviene cominciare a tremare, chi ti consiglia Iutùbbe, chi ti dice semplicemente che ti conviene prepararti a rispondere alle domande che ti faranno perché STIAMO ARRIVANDO E SARA' UN PIACERE, chi ti dice di andare sul sito di Grillo se vuoi sapere cosa pensa Grillo, chi ti dice semplicemente che ti conviene prepararti alla vendetta del popolo, chi ti suggerisce di sintonizzarti sui canali finlandesi, chi di leggere i fondi di caffé.
Ce ne fosse uno in grado di mettere insieme una frase in un italiano mediamente decente o che almeno contenga qualcosa, eventualità che permetterebbe di soprassedere sulla disperante incapacità di scrivere in un italiano anche solo accettabile.

Berlusconi era riuscito nell'intento di convincere l'uomo mediocre che consegnando a lui il potere ne avrebbe condiviso la vittoria.
Grillo ha sintetizzato ulteriormente facendo il vero salto di qualità: l'ha convinto che la vittoria non dovrà nemmeno condividerla perché lui non ne vuole alcuna parte, sarà tutta e interamente sua e potrà, anzi dovrà, usarla per spazzare via tutto ciò che fino a ieri lo ha costretto alla nullità sociale.
Lo specchietto è l’auto che andrà a frullati di frutta salvando l’umanità, la spinta è la vendetta di classe e il riscatto sociale finalmente percepiti come scenario realistico.
Qualcuno è riuscito a fare l’alchimia trasformando la vendetta da quell’utopia che è stata fino a oggi, in immagine percepita come concretamente realizzabile e vicina e quel qualcuno è Grillo.

Una folla pronta a cedere al messia ogni guadagno economico, come una qualsiasi setta sudamericana, perché saziati dal maggiore e più importante guadagno che sta garantendo loro: l’emersione da quell’irrilevanza che la loro storia di volontario disinteresse verso tutto ciò che richieda almeno la terza media, ha fino a oggi imposto loro come unico futuro possibile.
Vite nella maggior parte dei casi trascinate dal ritmo dei tornelli, vite passive e fatte di un approfondimento il cui punto massimo quando si faceva bestemmia imponeva pisolino per riprendersi, improvvisamente trasformata in una folla alla quale qualcuno ha consegnato la prospettiva del governo del mondo senza la necessità di modificare quel nulla di cui la loro indagine personale è stata fino a oggi vestita e anzi conservandolo così perché trasformato in virtù, perché sinonimo di incontaminazione, di purezza, elemento che nel grande giorno del giudizio potranno mostrare per ricevere la divisa, tanto agognata, da esecutore della condanna e della vendetta verso i colpevoli di tutto ciò che è stato fino a oggi rubato loro.

Come poteva raccogliere numeri inferiori alle centinaia di migliaia, probabilmente milioni, in un paese come questo?

L'unica briciola di ottimismo con cui si esce da due giorni in quel mondo lì è il sospetto che di quel 20% che si stima porterà alle urne, una buona metà, quelli che trovi nei commenti del Fatto sicuramente, sbaglieranno a scrivere la scheda colti dall'ansia della prima volta, non sapranno che il vaffanculo scritto sopra la annulla, scopriranno al seggio che non basta la carta d'identità.
Grideranno al gomblotto perché sono lagggente il potere li temono, ma per martedì saranno di nuovo al bar a trattare di scii kimike e vaffanculo.

update: cristtiddìo

11 febbraio 2013

Non mi fanno più giuocare con loro



Il danno maggiore che Spinoza ha arrecato al panorama web è l'aver convinto qualche migliaio di persone che qualsiasi cosa arrivi a essere pubblicata, non importa dove bastano anche i commenti di un ricettario, sia automaticamente satira.
Basta scorrere i commenti di qualsiasi loro post per rendersi conto che l'unica urgenza di chiunque faccia parte di quella comunità è di vedere la propria battuta pubblicata e se non viene promossa nel post si utilizza il commento per bypassare il problema e vincere i propri 15 pixel di notorietà e il proprio pezzettino di merito ogni volta che altrove si richiami Spinoza, come se il solo essere comparsi dentro quel sito fosse di per sé certificazione di qualità.
La comunità mi boccia la battuta? Io la infilo nei commenti, così quando in giro si dirà "Quelli di Spinoza" io potrò dire che anche di me si sta parlando.
Siamo a livello di La squadra che tifo vince = io me ne intendo di calcio.
Già lo dissi, chiudessero i commenti, utilizzati come fossero il forum dove selezionano le battute ma che a differenza del forum non impongono selezione per vincere un posto nella home (l'area del sito che più di tutte viene letta dai non appartenenti e quindi l'unica ambita dai membri che vivono per essere notati da Vergassola) e che per questa sua fondamentale funzione da ripescaggio vengono utilizzati quasi solo ed esclusivamente dagli stessi appartenenti alla comunità, quando invece la loro funzione avrebbe senso se utilizzati dagli esterni per misurare il gradimento, il sito ne guadagnerebbe complessivamente molto più di quanto guadagni pubblicando l'estratto delle venti migliori battute e, insieme, le restanti duecento imposte nei commenti che mostrano l'effettiva qualità decisamente mediocre della comunità, che non può che rappresentare un campione fedele della società esterna a prescindere dal nome che quel campione si è dato.
Perché è questione di statistica: se in una qualsiasi piazza fermi mille persone e chiedi loro una battuta su un tema dato è matematico che ne usciranno venti di qualità da estrarre, senza che questo sia motivo per intitolare la piazza a Totò e senza che quelle venti spostino di un millimetro il livello qualitativo delle 980 che hai scartato per decenza.
Da quando poi si sono messi a pubblicare le loro sequenze di battute solo in corrispondenza di morti e sciagure, e basta vedere l'archivio per rendersi conto di quanto questa scelta sia tutt'altro che casuale, a quel malinteso lì si è sommata la convinzione che per parlare di satira basta che ci sia una componente di cinismo, non serve altro.
Se muore qualcuno e tu corri a farci sopra una battuta, stai facendo satira e questo sigillo è l'implicita autorizzazione al tuo poterla quindi fare.
Fine, stop, nessun altro esame è più richiesto alla propria pensata per ricevere la qualifica di satira, se compare su Spinoza è satira e dato che per comparire non bisogna superare un esame se non quello per l'abilitazione alla pressione del tasto "Invio", hai come risultato qualche migliaio di esaltati che infestano le altre piazze convinti di essere Crozza e di essere fuori dai successi editoriali solo perché il resto del mondo non coglie il loro valore, che invece su Spinoza riceve spazio e quindi, nella loro percezione, certificato.
Non serve arguzia, non serve sottigliezza, non serve intelligenza, se ridi di un morto o di una tragedia stai automaticamente facendo satira e il risultato è un sito dove si fanno solo più battute alle quali l'unica caratteristica richiesta è che l'argomento sia delicato, se c'è un morto è l'apice e lo sdoganamento della qualsiasi scemenza diventa il premio (autoassegnato), l'unica commissione d'esame è la stessa comunità che naturalmente promuove, meccanismo a cui ogni altro fenomeno web nel tempo ci ha abituati e cioè l'autoreferenzialità come unica verifica, l'unico confronto offerto a chi prova a contestare il livello infimo del 90% delle battute pubblicate (contro un  numero di lampi di genio decisamente inferiore a quello che giustificherebbe la notorietà di quella comunità) è la certificazione dell'incapacità di ridere, di apprezzare la satira, di avere una vita.
Che la battuta sia di qualità perché pubblicata su Spinoza è il punto fermo, intorno al quale gira l'unica variabile che resta e cioè la tua capacità di capirla o di non capirla.
Che si stia contestando una qualità decisamente mediocre e non il legame tra cinismo e satira non viene nemmeno contemplata come eventualità, se dici che le battute fanno schifo sei tu che non capisci la qualità. Fine del confronto, evviva Spinoza e il servizio reso all'ennesimo stravolgimento di senso utile alla solita necessità dell'uomo mediocre: elevare la propria ignoranza a elemento qualitativo di pregio grazie al sempre caro processo della normalizzazione.
Con questo meccanismo che poggia il suo successo sulla necessità di percepirsi migliori di quanto un minimo di autovalutazione (ma bisogna essere onesti, prima che cinici) imporrebbe, più o meno quello che i blog fecero con gli "scrittori" qualche anno fa, oggi vedi ondate di persone in tournee nei commenti dei siti di notizie a mostrare al mondo la loro qualità comica attraverso prove che nemmeno la loro stessa madre in un attimo di affettiva protezione sarebbe in grado di definire intelligenti, prima caratteristica che la satira dovrebbe mostrare per dirsi tale e ottenere il nulla osta per affrontare qualsiasi argomento, compresi i più duri.

Come avvenne per lo storpiamento dei nomi dei politici come testimonianza di sottile critica, ormai pratica trasversale che da Il Giornale ha preso piede anche tra gli appartenenti alla comunità di Travaglio prima e quella di Grillo poi, come avvenne per le citazioni latine, vera e propria specialità dei commentatori de Il Giornale, oggi diventata pratica usuale di chiunque voglia chiudere i propri commenti con qualcosa che li elevi a intellettuali qualsiasi cosa preceda la citazione latina, come avvenne per il "meditate gente meditate", vero e proprio sigillo sufficiente per certificare che l'accettazione dell'analisi sia convenienza di chi la legge, oggi abbiamo la nuova moda dei commentatori e cioè la battuta in due tempi separati da una virgola.
Chiunque faccia satira di mestiere dovrebbe seriamente valutare una class action verso 'sta gente qui, tutta in blocco, anche solo per fargli capire che le loro battute risulterebbero di bassa qualità persino nel bar dove va a far colazione Borghezio e il fatto che arrivino a esser pubblicate in rete e quindi lette da migliaia di persone è dovuto a un processo tecnico, non a un superato esame qualitativo, esattamente la differenza che passa tra quando ti intervistano per strada per sapere cosa voti e riempire il servizio del tiggì delle 19 che porterà la tua dichiarazione nelle case di migliaia di persone e il tuo NON essere chiamato nel talk show delle 21 per discutere di economia con Giannino (a meno che tu non sia Fabio Volo e allora i due piani si possono sovrapporre senza che la cosa faccia andare di traverso il vino).

E insomma, oggi abbiamo le dimissioni del Papa e abbiamo il Post, nota testata dell'intellighenzia milanese che per consulti potete trovare a orario aperitivo nei migliori bar di corso vercelli, la quale grazie al nuovo sistema di commenti che ha permesso di eliminare un bel po' di rompicoglioni tra cui il sottoscritto, ha finalmente portato la sua comunità a essere finalmente una comunità di veri e propri intellettuali.
Poi facciamo che sia come la volpe e l'uva, la contestazione è intelligente tanto quanto lo spinoziano ti dice che sei tu che non sei abbastanza intelligente per capire le battute e quindi la accolgo.
In fondo i miei dialoghi con il suo inventore nonché peraltro direttore sono lì nero su bianco e che io fossi in fila per l'eliminazione definitiva l'aveva capito pure un bambino.
Sono contento per lui, quindi; che la pubblicazione di una notizia come questa, la cui importanza intellettuale prima che storica prescinde dalle personali posizioni di ciascuno, abbia generato solo la sequenza di commenti che oggi ho trovato all'apertura della pagina, è il meglio che potessi augurare a chi ha fatto della propria idiosincrasia (palese fino a farne motivo di ostentato vanto in quanto generata non dai propri limiti ma da quelli altrui con i quali si cessa quindi di avere il dovere di interagire) per l'apertura ai commenti una linea editoriale.

Ho provato a partecipare, ma a me il suo democratico Post risponde ormai sempre (tranne in alcune pagine personali come quella di Facci) con questa simpatica comunicazione redazionale:



Ma del resto lo capisco.
A me bocciano commenti violenti volgari e fuori tema come questo:


"Personale pronostico:
la strategia su cui sta basando l'intera campagna è quella del richiamo alle urne per gli indecisi e al voto utile dato a uno dei poli, il suo, per chi alle urne ha già deciso di andarci ma senza ancora la certezza del voto.
Uscirsene con il sorpasso a due settimane dal voto non gli giocherebbe affatto a favore, perché lo scenario dell'avvenuto sorpasso avrebbe effetti dissuasivi su entrambe le categorie di cui sopra.
Quelli che al momento sono predisposti all'astensione, che potrebbero ridiscutere solo per aiutare lui, non percependo più il loro voto come necessario tornerebbero all'intenzione di partenza e cioè lo stare a casa, mentre quelli indecisi tra lui e Grillo ma pronti a spostarsi su di lui per ostacolare il PD, sapendosi non non più necessari per scongiurare lo sbarco dei comunisti, sarebbero tentati dal secondo istinto che li guida e cioè la volontà di fare solo tanto caos, fine che votando Grillo sentirebbero più vicino.
Non credo commetterà questa leggerezza, dice boiate ma di numeri e flussi se ne intende abbastanza.
L'unico scenario che ha convenienza a dipingere come reale fino al minuto prima della chiusura delle urne perché ogni elettore lo senta come un fotofinish è il sorpasso QUASI avvenuto, così che ogni singolo indeciso si senta investito di un ruolo di fondamentale importanza e decida di alzare il sedere dal divano perché la patria sta chiamando lui e proprio lui, che davvero potrebbe fare la differenza.
Se invece hai ragione tu e annuncerà il sorpasso, allora vorrà dire che è proprio bollito e che quindi il sorpasso sarà probabilmente reale, perché le carte più azzardate se le gioca da sempre quando le sa vere."

in risposta a post come questo.

Un troll provocatore, lo capisco, anch'io avrei cancellato quel commento dopo un paio di giorni di ibernazione in moderazione e successivamente mi sarei inibito l'accesso al resto delle pagine perché quando è troppo è troppo e in casa del PD e di Gori i provocatori è giusto non abbiano spazio perché loro sono per il confronto civile con quelli di appartenenza diversa.
Quando dico "loro" intendo loro che vogliono i voti della destra perché, dicono, è convincendo quelli che la pensano diversamente che si vince.
E quindi meglio avere come interlocutori gli spinoziani, il cui livello medio è in effetti coincidente con l'elettore medio berlusconiano, così la qualità complessiva è protetta e il livello intellettuale salvaguardato e la possibilitò di vincerne il voto rafforzata.
Sono io che non sono abbastanza intelligente da capire la qualità di tutto questo e soprattutto da ringraziarli per avermi messo fuori dai confini che loro ne hanno tracciato.

Update: due giorni e hai la conferma: c'è il morto? Puoi metterci su 100 euro: Arrivano le truppe


2 gennaio 2013

chi ben comincia

Le feste ti hanno annoiato ma ora che torni al lavoro non avrai mai tempo per completare un galeone?
Hai mangiato bene ma non sapevi come convincere i parenti a levarsi di torno per correre al torneo di poker on line?
Nei discorsi politici a tavola non sapevi spiegarti?
Per le prossime cene non farti cogliere impreparato, inizia anche tu il 2013 indossando una svastica!


E se sei bianco con gli occhi azzurri, in omaggio solo per te uno sguardo intelligente!


9 dicembre 2012

Botte piene a mogli ubriache

Posto che per me quelli che uccidono per amore dovrebbero stare in celle delle quali viene buttata la chiave e posto che lungi da me l'intenzione di generalizzare o, peggio, di suddividere equamente le colpe, trovo che sia appena appena il caso di dare però anche due coordinate due, soprattutto riguardo a quelle uccise nell'auto o a casa di lui dove s'era accettato l'ultimo incontro chiarificatore.
Le statistiche dicono che nella maggior parte dei casi i segnali premonitori, a saperli leggere, ci sarebbero se non tutti almeno in quantità sufficiente da sollevare l'allerta con anticipo sufficiente.
Quello che le statistiche non dicono mai, o quasi, forse per non turbare la memoria della donna uccisa, è quanti di quei segnali non vengono decifrati e quanti invece vengono eccome visti ma sovente interpretati come elementi di una storia passionale, intensa, di carattere.
Sono quelle donne che si fanno scudo per il loro uomo quando amiche, famiglia, affetti, tentano di aprir loro gli occhi rispetto all'insostenibilità di situazioni che violente, psicologicamente e fisicamente, lo sono anche nella loro fase positiva.
Quelle donne che ai limiti imposti loro rispetto alle uscite solitarie rispondono dicendo che è perché lui ci tiene.
Quelle donne che alla violenza rispondono che è duro, sì, ma per eccesso di amore.
Quelle donne che più l'abbraccio si fa forte, più dicono forte il sentimento.
Quelle donne che no, non vi mettete in mezzo, solo io lo so controllare perché solo io lo conosco e so che non è.
Quelle donne che poi muoiono all'ultimo appuntamento, quello accettato contro ogni consiglio, quello accettato per disperazione sì, ma inquinata dall'idea, mai seriamente abbandonata, di essere le uniche in grado di circoscrivere e controllare ciò che chiamano pericolo solo nei dialoghi con gli affetti ma che in quello con loro stesse non hanno ancora iniziato a vedere realmente tale e per questo, spesso per questo, gli si consegnano.
E' se viene qualcuno con me che diventa davvero una belva, se sono solo io è l'uomo che io so tenere.
L'uomo che uccide non è diverso dall'uomo che minaccia di uccidere, è solo collocato in un punto diverso della storia.
Se non ti ha uccisa prima è perché alla richiesta di non avere amicizie rispondevi non avendo amicizie e per questo non c'era bisogno della ritorsione.
Se non ti ha uccisa prima è perché alla richiesta di controllare il cellulare gli porgevi il cellulare e per questo non c'era bisogno di strapparti il braccio per sapere chi ti manda sms.
Se non ha ucciso prima è perché alla richiesta di tagliare i ponti con chiunque lo ritenesse un pericolo rispondevi tagliando i ponti con chiunque lo ritenesse un pericolo e per questo non c'era bisogno di eliminare chiunque lo ritenesse un pericolo.
Se non ha ucciso prima è perché a ogni folle richiesta gli davi folle risposta, tutto si teneva, la belva non era inesistente, era semplicemente inutile e quindi riposta in un cassetto, otteneva le cose su richiesta e dato che l'unica richiesta era ottenere quanto richiesto, non serviva formulare la domanda in modalità diverse, più chiare, del semplice porla in maniera comprensibile.
Tu, semplicemente e spontaneamente, chiamavi amore il tuo dare come lui chiamava amore il suo chiedere.
Eravate un equilibrio che non richiedeva correzioni.
Poi un giorno così di colpo decidi che la misura è colma e scegli di cominciare a non dare più quanto richiedeva, la belva interviene e comincia a spiegarti a colpi di pugni sulla faccia che la domanda era a forma di domanda per amore, ma questo non significava una libertà di interpretazione né di risposta.
E tu oscilli tra il dolore alla faccia e l'idea che in effetti se fino a ieri davi quanto chiedeva oggi non può che arrabbiarsi se smetti e allora ricominci e gli ridai il cellulare, lui ti dice che ti ama e la belva la manda a prendere a pugni in faccia quello dell'sms che avrà l'unica colpa di essersi trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato, quella sera unica nella quale per ribellione sei uscita con le amiche e hai deciso di dimostrare loro che no, non avevi mai perso la la tua libertà e per dimostrarlo dai il tuo numero al barman carino carino, il più facile perché nessun barman fa domande, che poi ti manda la buonanotte a te come ad altre sedici solo che per quella mandata a te probabilmente verrà accoltellato con lo stesso coltello che un'ora prima ha accoltellato te, solo che tu sei morta e nemmeno potrai scusarti con quel barman e con la sua famiglia e i suoi amici e il mondo intero che con la follia della tua storia malata non aveva né voleva aver nulla a che fare.
Perché tu sei morta non perché un fulmine ha colpito un francescano e con un raptus l'ha trasformato in un killer, ma perché eri protagonista di una storia malata che malata lo era anche quando ti piaceva quella passione così carnale da farsi violenta, malata lo era quando ci hai fatto figli che lui chiamava "Non me lo porterai mai via" il maschietto e "Non me la porterai mai via" la femminuccia e poi spegnevate le candeline facevate le foto e le mandavate ai nonni per far vedere loro che famiglia d'amore eravate capaci di essere e il suo carettere era solo un po' forte ma almeno vivevi la passione, meglio che con un postino noiso e magari nemmeno geloso che per questo non ti faceva sentire desiderata quanto ti faceva sentire desiderata, davvero desiderata, chi ti diceva cosa sua, gli eccessi li avresti controllati come li avevi sempre controllati, tu credevi, semplicemente resi non necessari, la realtà diceva.
Non ti ha ucciso un uomo che non ti amava più, non ti ha uccisa un uomo che ti ha amata troppo, non ti ha uccisa un uomo che non ti amava come si ama una donna, ti ha uccisa un uomo che ti amava nell'unico modo in cui ti ha sempre amata, l'unico che conosce, quel modo che fino a ieri ti andava bene così e lui, perché ti ama ancora, ti ha ridato.

Una donna ogni due giorni non significa soltanto che ogni due giorni muore una donna che ha detto basta, significa anche che ogni due giorni che ne sono altre cinquemila che a questi uomini garantiscono una famiglia, degli amici, del buon sesso, un futuro, molto amore, uno scudo e un sacco di giustificazioni e che per svolgere questa funzione, finché svolgono questa funzione, vengono tenute in vita.
Se non si è mai detto ancòra, non ci si trova nelle condizioni di dover dire basta.
Non si muore per colpa di un raptus, ma di quel primo ancòra detto vent'anni prima quando tutti, tranne te, vedevano quanto fosse sbagliato.

Detto questo, chiudeteli in una cella e buttate la chiave.
Muoiano dicendo, inascoltati, "basta" e "per favore".




1 dicembre 2012

Fumo

Guarda il pianeta come fosse un organismo vivente e a quel punto dotato di anticorpi.
Guarda i terremoti come una distensione di vertebre necessaria a riprendere postura, dopo hai elasticità, le alluvioni come sudorazione necessaria a ricalibrare scompensi termici, dopo hai idratazione, gli incendi come una febbre utile a depurare tossine, dopo hai fertilità, vedrai le trombe d'aria essere starunti necessari a espellere impurità, dopo hai respirazione.
Guarda la forma della tromba d'aria, o la sua evoluzione uragano, guardali nelle foto dall'alto, sono imbuti dotati di enorme potere di aspirazione ed espulsione verso l'alto, verso la bocca che si trova sempre al di là delle nuvole.
Pensa fossero nient'altro che procedure d'intervento di cui l'organismo pianeta è dotato, che a soglia di tolleranza superata si attivano automaticamente per riportare al di sotto di quella soglia l'asticella. Pensa a una città che se la vedi dal vivo pare il set di Blade Runner ma di giorno, pensala satura, pensala parte malata di un organismo che ha sensori atti ad individuare locazione e tipologia del problema, pensa a una tromba d'aria che si attiva e come spalancare le finestre in una stanza satura di polvere, si attiva proprio lì e in pochi minuti risucchia e spedisce al di sopra delle nuvole tutta quella polvere.

Poi torna alla dimensione umana e ascolta l'intervista al popolo, la smadonnante quanto ormai onnipresente intervista al popolo che ormai parla alla pari pure con i re, quello che a Blade Runner lavora, ascolta le frustrazioni di mariti di donne sterili, i lutti di padri di bambini deceduti, le separazioni di amici scomparsi.
Ieri il ministro ha provato a spiegare loro che no, che trent'anni di diossina in aria in terra e in acqua non li confermi accendendo e non li interrompi spegnendo, voleva dire che comunque vada si morirà per altri trent'anni e che quella è la migliore, delle ipotesi, ma ha capito che non era il luogo e non era il momento perché loro niente, il popolo vuole risposte alla richiesta di tornare fertili, vuole che i loro bambini possano di nuovo bere e le domande le pongono al presente e se provi a dir loro la verità, a dir loro che i bambini li salvano solo se lasciano la città prima che il posto di lavoro e che comunque nemmeno in quel caso avrebbero la certezza di salvarsi perché molti il tumore se lo incubano per decenni, loro ti fanno volteggiare davanti il dito indice perché tu capisca che a loro non la fai, loro lo sanno che tu te ne freghi della loro salute perché sei un politico e Barbaradurso ogni giorno fornisce loro gli argomenti per trasformare questa opinione in fatto.
Mi ricordano la sera in cui andammo a sentire la riunione di quartiere che affrontava il problema dell'immenso campo rom che in zona era sorto sopra un'area avvelenata dal cianuro di vecchi stabilimenti tutt'ora presente nei serbatoi interrati mai bonificati, una sera nella quale i frati comboniani accorsi a prenderne come da copione le difese chiedevano immediata bonifica del terreno perché i bambini non respirassero più cianuro e per dimostrare fermezza nella lotta persuadevano il quartiere all'appoggio del picchetto organizzato per impedire alla polizia di allontanarli da quell'area fino al giorno in cui il comune avesse ceduto; tecnicamente si chiamano "scudi umani" qualsiasi convenzione li vieta e i preti dovrebbero saperlo, pensai quella sera.
Qualcuno abbia per quegli operai un atto di pietà e dica loro la verità come va detta senza timore del dito indice, dica loro che moriranno in quanto tarantini non in quanto operai e che per questo moriranno finché saranno tarantini che l'Ilva apra o chiuda, che se decidono di restare e sacrificarsi lavorando in una acciaieria che avvia le bonifiche al prezzo di restare aperta, il premio non sarà la fertilità delle loro mogli ma l'idea di aver fatto il necessario per dare una possibilità in più alle mogli dei loro pronipoti, quelli che ne avranno, che ogni passo fatto oggi richiederà tre generazioni per cominciare a mostrare i suoi perché, a questa e alla prossima si presenterà vestito di innegabile inutilità ma lo stesso non si dovrà cedere e perché questo avvenga bisogna dirglielo subito e dirglielo chiaro che moriranno circondati anche da una enorme e incontrollabile sensazione che non sia servito a nulla, perché ci arrivino preparati e non ne restino sopraffatti e quindi pronti ad atti di vendetta e riscatto,  magari persino su quelle mogli la cui fertilità oggi si dicono pronti a difendere con la vita ma vai a sapere in assenza di, una ogni due giorni mica le ammazza la noia, le ammazza la funzione non rispettata e l'assenza di progettualità.

Mentre voli così alto la camera che hai in testa e che segue i tuoi pensieri seguendo quella reale o viceversa, come sempre più spesso ti capita, stacca su Renzi e improvviso percepisci tutto molto più piccolo, capisci perché un ministro che ti dice la verità non lo vedi ringraziato ma aggredito, pensi alle procedure che vedi cicliche e senti avanzare in te una idea di rottura della quale fino a quel momento non avevi percepito la nascita, chiamala rottamazione dei tuoi paletti, vedi le primarie dalle quali onestamente ti sei astenuto e le prossime politiche alle quali coerentemente ti presenterai e pensi che se quel circo che ama chiamarsi PD riesce a respingere l'attacco più potente che (sua) storia recente ricordi, imponente al punto da far(gli) probabilmente rimpiangere i tempi in cui l'insidia più ostica ebbe le forme di D'Alema e del suo tombale quanto riassuntivo "Il PD è un'amalgama mail riuscita", se in sostanza il PD e il suo segretario riescono davvero a respingere l'attacco di Renzi nonostante la Pearl Arbour ormai avvenuta, allora significa che contro ogni mia convinzione quel partito è davvero strutturato e quel segretario è davvero ben più solido di quanto le metafore su zebre e uccelli facciano percepire e per questo alle politiche sarei addirittura tentato dal farglielo sapere votandolo nonostante abbia sempre dichiarato che nemmeno sotto torura avrei mai votato il PD.
Ma Renzi no, anche le torture hanno un limite sopra il quale si cede.

E se si immagina che ogni volta che pronuncio la parola PD la mia camera mentale stacca su Fioroni e la Turco e lo stesso non sono più in grado di garantire che riuscirò a resistere, è facile capire quale sia la mia idea di Renzi come passato, come presente, e soprattutto come funestissimo futuro di un paese basato sulla metamorfosi che prende l'aifòn, già discriminante quando obiettivo, e lo trasforma in presupposto per dirsi popolo.
Ci credo che la sua ricetta è dare più soldi alla classe media, il suo orizzonte parte da lì, sotto non c'è altro e vaglielo a spiegare nei pochi caratteri di un tweet, unica forma di comunicazione istituzionale che il futuro ci riserverà, che la definizione "media" presuppone una più alta ma anche una più bassa numericamente tra l'altro sempre più consistente soprattutto, paradossi solo italiani, nel suo elettorato.
Non avrei mai immaginato che un giorno avrei davvero pensato di qualcuno "meglio la Turco", ma Renzi sta portando i miei confini di avversione a frontiere inesplorate persino per me.

Renzi e Grillo avrebbero avuto bisogno di almeno due generazioni di distacco tra loro per essere non dico disinnescati ma quantomeno arginati in maniera agevole, figurati come è messo un paese capace di generarli entrambi nella stessa stagione e di offrire a entrambi contemporanee probabilità di egemonia culturale senza doverne togliere porzioni a uno o all'altro perché quella contemporaneità possa farsi possibile.
Starò diventando conservatore, vai a sapere, sarà la crisi dei quaranta, che cazzo ne so, ma in questo momento il Bersani della pompa di benzina mi sembra un'immagine così rassicurante che non riesco a respingerla nemmeno quando la mia camera mentale me lo inquadra con dietro Rutelli che fa le corna come Paolini.