6 ottobre 2013

Lessico famigliare

Siamo giù e scendo a salutare e quelle braccia, mai visto braccia tanto grandi e ansiose di stringermi lunghe quanto i mesi di braccia tanto grandi che erano apertura alare e parti tagliate a misura, piccole attenzioni, stagioni a sovrapporre interruzioni e ripartenze, età così lontane eppure così vicine, pensieri di affetto, parole.
Il rientro di nonna riporta le lancette là dove all'amore è sufficiente un Vado io in farmacia, un No nonna non prendo nulla, un Ma sei influenzato, un Sì ma non prendo nulla lo stesso altrimenti non mi passa, un freddo, un freddo, non chiediamo la luna e nemmeno ce l'aspettiamo qui a Torino Mirafiori, siamo gente di periferia noi figli di mamma Fiat, la meraviglia qui è gente che lavora e si ama a forma di un campanello che suona con due nomi sopra uno cognome dell'altro non serve altro qui a Torino Mirafiori per l'amore, basta un suono e un Scendiamo a comprare l'acqua te la prendiamo noi, amiamo andando in cantina a prendere salsa e prendendoci le raccomandate dei vicini perché non si perdano, l'affitto che aumenta, raccomandate che si potevano perdere ma comunque grazie del pensiero, proprio ora che lo pago da sol...ah già, siamo zerbini sì, ma con le apine sopra dell'inizio di quel viaggio di un lento battello Benvenuti al porto di passaggio per chissà, maggiordomi di castelli incantati a guardare solitari il Monviso farci maggiordoni e farsi cartolina per noi e per nessun altro, siamo amore nelle vene, se lo vedi è perché stai male, se stai bene non lo vedi perché scorre nel chiuso del cuore e lo sai che c'è perché vivi e la vita non chiede altro che stare in una cimetta di basilico col fiore a ornare il bordo dell'ogni sera di chi sapevi ma lo stesso era amore e per questo bastava una cima per farne la più alta della terra.
Un No Nonna non ti porto la roba da lavare e nemmeno quella da stirare, non cominciare nonna, devo ricominciare a stirare la roba pulita e a, a stendere la sporca, un Ma io lavare una maglia o due non mi cambia, un Ma cambia a me non lavarne, un Ho una vita al piano di sopra nonna, una casa, una lavatrice, un futuro, il Monviso la sera e cartoline solo mie da donare, un Appunto guardati intorno le donne non sono tutte uguali, un Per fortuna nonna ma non cominciare, un Ma quando vuoi mangi qui non è perché io faccio felice te è perché tu fai felice me, quando si dice sapere come fottermi con l'amore, lezioni di vita semplice e perfetta, calore, calore, bentorna a casa nonnina, Bentornati a tutti e due nipotone mio, ma non mi freghi mangio anche su dove ho una vita davanti e una cartolina per fondale.
Un Io sono semplice però sono sincera e allora perché, ero anche felice quando l'hanno promossa, un Lo so nonna io ero addirittura commosso, ci abbiamo lavorato anni ed ecco che accade, lei invece era al telefono come sempre perché io non sapevo cosa avevano passato e quindi aspetta il tuo turno dopo il telefono, come sempre del resto, ci vive dentro da anni e noi fuori, torre nella torre, castello nel castello, nel castello, nel castello, di carte, una matrioska al contrario, le ha sempre amate e alla fine lo è diventata, almeno tu non ci pensare nonna, sei tornata e questo conta, lei era andata via tanti anni fa, noi siamo qui tanti anni ancora, cartoline come il Monviso che vedevi tu ieri e io domani.
Incastri di un maglione e uno scialle a scaldarsi, freddo che sembra Berlino a Marzo, stasera brodo con l'uovo, il bollito, siamo in piemonte del resto, dove ho messo il pane, hai guardato nel mobile del pane, non mi ricordo dove ho messo il pane, guardo io nel mobile del pane, è nel mobile del pane, bentornata nonnina, bentornata sì nipotone bello mio ora sono a casa, ora sei a Casa, l'uva fragola, a me piace l'uva fragola, anche a me piace l'uva fragola, non la mangiavo da anni, e guardiamo i Pacchi, chissà se accetterà l'offerta, l'altra sera l'ha rifiutata e poi non aveva nulla, la vita a volte, un Lo so nonnina l'ho vista anch'io, nonna non ci crederai ma sono così impossibilitato a concentrarmi che anch'io mangio guardando i Pacchi e già mi sembra roba complessa, e quelle scatole un'ansia, apri e può esserci il futuro, apri e può esserci il baratro, un gioco di scelte, apro, meglio di no, sì dai apro, il baratro, guardiamo i Pacchi stasera nonna, un Lo so nipotone è giusto che sia così ma passerà, un Certo che passerà ma intanto guardiamo i Pacchi e anche Ballando, ballando sul mondo, un Sai cosa mi dispiace, mi dispiace che aveva una famiglia e ora non l'ha più ed è sola, un Nonna non è sola, ha scelto tanti anni fa, ne ha scelta una fatta da più di quattrocento persone che le vogliono bene come aveva bisogno ed è quella la sua famiglia, non l'abbiamo mandata via, è che noi siamo solo due, siamo tantissimi ma per noi, un Se penso che ogni giorno veniva a prendersi la banana e poi andava, un Nonna non mi far dire cose screanzate come per esempio Inverti, discorsi che volano sul filo che separa l'esistenza intera dalla posizione della Perego nelle foto sui giornali che non la sopporto tiene sempre la gamba dritta, è la sua Clerici stagione autunno/inverno 2013, bentornata nonnina mi mancavi, anche tu mi mancavi, le lancette di nuovo a posto, domani gnocchi, mi porti su il tavolo dalla cantina, festeggiamo Marco che parte, ma gli andrà bene secondo te, sì nonna gli andrà bene in ogni caso e qualsiasi cosa succeda perché è una cosa grande anche se torna perché è grande la partenza, allora domani festeggiamo a che ora scendi, non ci sono domani nonna te l'ho detto ieri che devo partire, ma di nuovo, sì di nuovo nonna sono tre anni che mi vedi partire ogni settimana e ogni volta mi dici di nuovo e che bel suono che ha ogni volta sono anni che non sento più il suono del dispiacere se me ne vado anzi e nessuna apertura alare quando ritorno anzi, se solo avessi 50 anni di meno o io 30 di più ti sposerei perché è tutto lì, davvero tutto lì, dispiacere alla partenza e gioia al ritorno e non il contrario come da anni, e dove vai, a Bologna, e poi, e poi a Lazise, e dov'è, dove non sono mai stato mandato a lavorare in vent'anni nonna, e poi dove vai, a Roma, e poi, e poi a Torino, allora torni, no nel senso che una tappa è Torino e poi riparto, e dove vai, e poi vado a Fermo, e dov'è, dove non sono mai stato a lavorare per vent'anni nonna, non è un roadshow questo è una via crucis nonna, Bologna, Lazise, Roma, Torino, Milano, Fermo, Torino, due anni in dieci giorni tappa per tappa così finalmente li vedo anch'io 'sti chilometri per una carezza che non c'è mai stata giuro mamma vita mia ed è passato più di un anno ma sono certo che li riconoscerò dall'odore dei cadaveri intorno tanti sono stati e mi fermerò a respirarlo ancora per sentire di nuovo quell'aria di casa così sporca e dirmi che sì, meglio così, nonna quando torno ti racconto la favola del Grande Regista Superiore e di quanto amava giocare con la vita.
A volte il futuro, altre il baratro, dipende dal pacco o dal coraggio di accettare l'offerta e sentirsi felici perché è più di quello che si aveva e che si avrà mai più.

Lazise.
In vent'anni non ho mai nemmeno saputo esistesse quella fetta di mondo.
Bentornata nonnina e guardiamo i Pacchi, ché se ci penso ancora un po' inverto la rotazione della terra.

Parole per parola e musica: Grande Regista Superiore feat. Bozza Bruno.
Applausi: anche.



4 ottobre 2013

Pensavi fosse amore, invece era Sai Baba.

Dopo qualche giorno di riposo il Grande Regista Superiore decide di ritornare a farmi sorridere e ieri sera si chiacchierava di quel mondo lì per me così nuovo e, per chi come me si appassiona ai meccanismi aggreganti e ai cicli sociali che fanno del bisogno di sentirsi unici la leva per l'omologazione più estesa possibile, così magnetico anche al netto di ciò che mi ha portato a scoprirlo.
Per spiegarlo a chi di fronte a me era riuscita ad arrivare fino a oggi altrettanto ignara di cotanto universo parallelo e relative vere e proprie devianze dissimula-psicosi, come la sera con il cugino mi invento l'immagine più esplicativa che mi venga in mente per dare la dimensione e la forma che più velocemente veicoli la comprensione esatta di ciò di cui si tratta, non prima di aver raccontato quanto sia bello giocare con il Grande Regista Superiore come quella sera che l'immagine che inventai la mattina dopo tra 200 milioni di utenti la fece disegnare LE-TTE-RA-LE proprio a quello a cui l'avevo attribuita.

E poi mi sveglio e quell'immagine inventata ieri sera la trovo LE-TTE-RA-LME-NTE (de)scritta di nuovo proprio la mattina dopo e proprio in quel mo(n)do e dopo che tra 200 milioni di utenti la volta prima il GRS scelse Yoda per farla pronunciare, stamattina a chi l'ha fatta pronunciare per divertirsi fino in fondo ma proprio in fondo e aiutare la persona con la quale parlavo a capire cosa intendevo quando parlavo di Grande Regista Superiore?
Tra centonovantanovemilanovecentonovantanovemilioni di utenti perché Yoda già l'aveva usato?
A te.
E meno male che anche questa volta può confermare chi c'era, perché due su due in due settimane siamo al confine col ...ehm... mistico.

Vuoi un consiglio da uno che c'ha due antenne che tu te le sogni?
(...ehi...guarda che ti ho letto nel pensiero, io posso giocare tu no)
Se hai freddo, per scaldarti balla per lei balla balla tutta la notte sei bello non ti fermare ma balla fino a che non finiranno le stelle.
Appena ha finito con Yoda vedrai che torna, tu non ti muovere o al limite balla, ché prima o poi l'energia essena dell'aura ruoterà elevandosi e riservirai tu e le tue poesie ed è il caso che tu per quel momento egizio di corrispondenze cosmiche sia pronto e tonico, ché se n'è andata per molto meno e sempre di notte ma anche no son serviti i cannoni, ma tu comunque pensa che sì abbine paura ed esegui le richieste.
Brrr....che freddo, eh?
Chissà cos'è.
Io lo so, tu no.
Tu balla, stargate in mano per l'arrivo di spazio-porto ché pare impossibile poter credere che una cosa così unica e mai vista sia stata descritta e pensata così bene in una volta e invece è tanto possibile quanto facile:



(si ringrazia il Cugino per la colonna sonora)

3 ottobre 2013

Nudo


A guardare il cielo e chiedersi come possa stare a guardare il male scrollarsi polvere e verità dalle spalle e come una porta girevole semplicemente proseguire in un tempo misurabile nei minuti necessari per cambiare un lenzuolo di scarsa fattura senza nemmeno impigliarsi in qualche strappo, anche solo per concedersi qualche secondo per guardarlo meglio, prima di dirlo breccia per l’aria e raccontarne il profumo.
In mano l’arma definitiva che raderebbe al suolo tutto, rendendo ogni singolo minuto da quello in poi insufficiente a rimettere in piedi la persona che ami di più azzerata dalla verità di scoprirsi usata come gli altri e credendosi speciale quindi più degli altri, più del cielo stesso dal quale in voice over con testi scritti da noi stessi ci facciamo autorizzare il male secondo necessità facendoglielo pronunciare virtù.
Pronto a nessuno scrupolo contro nessuno scrupolo, fermato da chi mi disse Sarebbe giusto ma sarebbe vendetta e sarebbe stato giusto ma sarebbe stata vendetta e allora feriti e fragili rimettiamo la sicura e invidiamo chi è capace di vendetta, chi con un numero di telefono composto avrebbe già fatto ciò che era giusto, perché era giusto, in un mondo giusto, se fai del male volontariamente un prezzo c'è nel mondo giusto, così che resti una libertà a disposizione ma una scelta da fare quando pronti al prezzo conseguente, se non c'è prezzo lo scegliamo tutti ed è inferno e in un mondo giusto o il male è libertà di tutti o non lo è di nessuno, altrimenti non è più un mondo giusto.
Sarebbe stato giusto, ma nulla è giusto in un mondo che rende possibile il male senza prezzo e anche questo non lo diviene più, perché giusto sarebbe la verità e la verità toglie l’aria a chi la incontra e lo sa bene chi respira con difficoltà.
Non ci riesco, dormo dicendomi capace e sperando di svegliarmi capace ma non riesco a farle tutto il male che farebbe e al risveglio torno io, anzi resto io e me lo tengo tutto addosso e ingoio l’ingiusto come unica possibilità a me offerta pregando mi soffochi sempre meno e lascio che anche lei resti a uso e consumo, come noi, come il cielo, come tutto, tranne chi anni fa.
No niente, ho messo la sicura, ma oggi ho davanti cosa vide e da cosa si allontanò per salvare sé stessa e il suo pezzo di cielo e ho capito.
Quanto male farei se mi salvassi.
Ma le voglio bene più di quanto gliene voglia tu e per questo vi proteggo entrambe, soffocando io finché l’aria si farà fresca per stagione e non per artificiosa forzatura.
Dal male non si fugge ribattezzandolo ma lasciando che ti attraversi e che entrato dal cuore esca dalle spalle con tutto il tempo che richiede.
Io mi lascio attraversare di nuovo piegandomi da solo, ho già conosciuto il male anche se mai così grande e ne ho incontrati di enormi ma questa dimensione è la prima volta e non si è mai pronti ma ci si prova, e so come devo farmi attraversare perché esca, non devo ribellarmi trascinando giù con me nessuno perché il male liberato non sia sostituito da quello fatto, devo spogliarmi da solo e dirmi nudo, completamente nudo di fronte al male, nudo come solo di fronte al male si può arrivare a essere nudi.
Almeno il cielo tutto, dal mare ai monti più alti, mi ringrazi e una notte venga da me a chiedermi perdono.
Almeno il cielo sia giusto, se non può esserlo la terra.
Chi ha amato non teme di umiliarsi.
Chi ha amato oggi è triste, o non ha amato.


2 ottobre 2013

Plat du jour

Ci sono due cose che non faccio da tanto di quel tempo che me ne servirà altrettanto per ritornare all'abilità di quand'era pane quotidiano.
Una è stirare.