31 dicembre 2013
30 dicembre 2013
29 dicembre quasi 1500
Il posto è, come spesso accade, diverso da quello che appare nelle foto.
Non che non sia isolata campagna, certo, ma diciamo che l'isolata non è riferita all'assenza di strade bensì al fatto che dalla provinciale sulla quale affaccia la mia stanza la domenica non passa un pullman che sia uno.
Chiaro che muoversi diventa piuttosto impegnativo, quanto può essere impegnativo trovare un passaggio per uno come me che l'autostop lo faceva a 12 anni quando in montagna ci si doveva muovere tra paesini mai collegati e cioè nulla e infatti all'andata il problema è risolto dalla padrona del posto che, ma guarda le coincidenze, va proprio nella direzione in cui ho organizzato di andare io e cioè qualsiasi direzione, tanto se sono venuto in un posto a caso è chiaro che avrò come coerenti destinazioni quotidiane solo posti a caso.
Vengo così sbarcato nel paesello principale tra gli sguardi della fauna maschile che come in ogni paesello identifica il forestiero come all'aeroporto ti beccano la schiuma da barba nel bagaglio a mano e cioè sempre e all'istante, sulla piazza principale dove, mi dice, puoi chiedere nei bar come rientrare.
Piove e la piazza principale è la tipica piazza principale dei paeselli principali e cioè una piazza che si chiama Del Popolo con un Bar circolo Arci che come da tradizione si chiama Casa del Popolo fuori dal quale sosta, parlando di grandi questioni annose fino a tortelli pronti in tavola, il Popolo, termine che quando incontrato nel piccolo delle realtà paesane torna ad avere quel sapore positivo ormai irrimediabilmente sottrattogli su scala nazionale.
Tutto intorno solo bar e uomini uomini e bar, inutile dire che nelle Piazza del Popolo di ogni paese la domenica mattina se vedi una donna o si è persa o sta tornando dietro il bancone dopo aver liberato i tavoli fuori, non una panchina utilizzabile perché tutte inzuppate, giro il paese in 5 minuti e mi resta un'intera giornata per fare altro come per esempio rifare il giro del paese e poi di nuovo e poi di nuovo, finché decido di entrare in un posto per fare qualcosa che assomigli a un inizio di pranzo come per esempio vino pane formaggio e salumi ed entro in un posto piccolo ma sincero.
Mi siedo su una poltrona da salotto e il gestore mi porta robe dell'altro mondo, formaggi allo zafferano, prosciutti al prosciutto, olive all'oliva, che successivamente scopro essere frutto della ricerca della moglie ricercatrice alimentare.
Appena rispondo "Torino ma prima Milano ma prima Torino", il solito giochino divertentissimo (non è divertentissimo?) che offro a chi mi chiede da dove arrivo, la replica è un semplice e diretto "Mi racconti l'evoluzione sociale di Milano pre e post leghismo?"
Diosanto sapevo di essere uno con uno sguardo intelligente al quale chiunque chiede qualunque cosa, ma qui siamo oltre, qui mi si scambia per Pansa con un sacco di anni di meno e la cosa mi gratifica al punto che io gli racconto esattamente la storia politica di Milano con declinazione nella sfera sociale delle sue ricadute, separate in quelle progettate e in quelle involontarie con tanto di analisi degli sviluppi dati dalla sovrapposizione delle due tipologie.
Una festa per lui e per me, un altro vino grazie ché qui c'è da passarci la giornata secondo la famosa regola del "Entro 5 minuti da quando entro 5 minuti siamo famiglia" e infatti a casa mi ci riporta lui in macchina, come ringraziare Daniele e il suo essere così deliziosamente disponibile da far arrabbiare la moglie che venuta a prenderlo per andare a pranzo da amici si vede inviata da sola lui li raggiungerà dopo avermi portato a casa tirando fuori apposta l'auto dal garage solo per portare me?
Dicendogli grazie appunto e promettendogli che mi iscriverò a TripAdvisor solo per lasciarli due pagine di attira folle perché una persona così merita che il suo posto diventi bello e apprezzato almeno quanto lo è lui, mentre mi chiede cosa faccia io di mestiere e, scopertolo, tenta di convincermi a fermarmi in paese e prendere in mano tutta la parte spettacoli e promozione.
Intenditore, uno che riconosce così immediatamente il mio immenso valore non poteva che essere il mio primo nuovo amico di paese e se io una nuova persona al giorno amo conoscere, è proprio di quel tipo lì che mi piace trovarla.
Torno a casa e i due bicchieri di vino e formaggi e salumi mi stendono sul letto, un pisolino pomeridiano sono esattamente due anni che non lo faccio e cioè dall'ultima volta che sono stato in vacanza, mi sveglio e mi preparo alla cena che sarà alle 19:30 perché alle 21 qui si chiude e poi ti resta la tv il libro le mail e tutto il sistema di rete sociale su cui si basano i no e i sì con i quali oggi spendiamo più o meno produttivamente il nostro tempo.
Il fatto è che a cena mangio così tanto che alle 21 tornato in camera e sfiorato il letto crollo di nuovo come un bambino satollo di tre biberon di Latte+, una giornata spesa tra Case del Popolo discorsi politici con il mio nuovo amico Daniele pisolini e qualsiasi cosa ingurgitata come non ci fosse un domani e cosa chiedere di più se non dormire dormire dormire ogni singola ora rimanente tra un pasto e l'altro?
Che il sonno sia interrotto alle 3 e mezza del mattino dal blip della mail di una Lei che da secoli non ti scriveva più la quale, preso coraggio e contato fino a dieci, ti manda una mail che si apre con la forma, prosegue con il contenuto e si chiude con "Se ti ricordassi di me ti raggiungerei".
Eccerto che mi ricordassi di te.
Ricordassi che avevamo dovuto lasciare una cosa in sospeso, soprattutto.
Se salti in macchina adesso arrivi giusta giusta per brindarci sopra.
Non dovessi trovarmi a casa chiedi della Casa del Popolo, poi vai e osserva il Popolo, io sono quello nella direzione del quale sono tutti rivolti incantati e plaudenti.
Esco, è mezzogiorno ed è quindi già ora di pranzo e un nuovo paesello attende le mie performance, nuovi Popoli attendono le mie notizie dalla città, nuovi padri attendono di offrirmi in dono le figlie migliori.
E sono qui da un giorno.
Datemi un'altra settimana e divento sindaco, ah.
Non che non sia isolata campagna, certo, ma diciamo che l'isolata non è riferita all'assenza di strade bensì al fatto che dalla provinciale sulla quale affaccia la mia stanza la domenica non passa un pullman che sia uno.
Chiaro che muoversi diventa piuttosto impegnativo, quanto può essere impegnativo trovare un passaggio per uno come me che l'autostop lo faceva a 12 anni quando in montagna ci si doveva muovere tra paesini mai collegati e cioè nulla e infatti all'andata il problema è risolto dalla padrona del posto che, ma guarda le coincidenze, va proprio nella direzione in cui ho organizzato di andare io e cioè qualsiasi direzione, tanto se sono venuto in un posto a caso è chiaro che avrò come coerenti destinazioni quotidiane solo posti a caso.
Vengo così sbarcato nel paesello principale tra gli sguardi della fauna maschile che come in ogni paesello identifica il forestiero come all'aeroporto ti beccano la schiuma da barba nel bagaglio a mano e cioè sempre e all'istante, sulla piazza principale dove, mi dice, puoi chiedere nei bar come rientrare.
Piove e la piazza principale è la tipica piazza principale dei paeselli principali e cioè una piazza che si chiama Del Popolo con un Bar circolo Arci che come da tradizione si chiama Casa del Popolo fuori dal quale sosta, parlando di grandi questioni annose fino a tortelli pronti in tavola, il Popolo, termine che quando incontrato nel piccolo delle realtà paesane torna ad avere quel sapore positivo ormai irrimediabilmente sottrattogli su scala nazionale.
Tutto intorno solo bar e uomini uomini e bar, inutile dire che nelle Piazza del Popolo di ogni paese la domenica mattina se vedi una donna o si è persa o sta tornando dietro il bancone dopo aver liberato i tavoli fuori, non una panchina utilizzabile perché tutte inzuppate, giro il paese in 5 minuti e mi resta un'intera giornata per fare altro come per esempio rifare il giro del paese e poi di nuovo e poi di nuovo, finché decido di entrare in un posto per fare qualcosa che assomigli a un inizio di pranzo come per esempio vino pane formaggio e salumi ed entro in un posto piccolo ma sincero.
Mi siedo su una poltrona da salotto e il gestore mi porta robe dell'altro mondo, formaggi allo zafferano, prosciutti al prosciutto, olive all'oliva, che successivamente scopro essere frutto della ricerca della moglie ricercatrice alimentare.
Appena rispondo "Torino ma prima Milano ma prima Torino", il solito giochino divertentissimo (non è divertentissimo?) che offro a chi mi chiede da dove arrivo, la replica è un semplice e diretto "Mi racconti l'evoluzione sociale di Milano pre e post leghismo?"
Diosanto sapevo di essere uno con uno sguardo intelligente al quale chiunque chiede qualunque cosa, ma qui siamo oltre, qui mi si scambia per Pansa con un sacco di anni di meno e la cosa mi gratifica al punto che io gli racconto esattamente la storia politica di Milano con declinazione nella sfera sociale delle sue ricadute, separate in quelle progettate e in quelle involontarie con tanto di analisi degli sviluppi dati dalla sovrapposizione delle due tipologie.
Una festa per lui e per me, un altro vino grazie ché qui c'è da passarci la giornata secondo la famosa regola del "Entro 5 minuti da quando entro 5 minuti siamo famiglia" e infatti a casa mi ci riporta lui in macchina, come ringraziare Daniele e il suo essere così deliziosamente disponibile da far arrabbiare la moglie che venuta a prenderlo per andare a pranzo da amici si vede inviata da sola lui li raggiungerà dopo avermi portato a casa tirando fuori apposta l'auto dal garage solo per portare me?
Dicendogli grazie appunto e promettendogli che mi iscriverò a TripAdvisor solo per lasciarli due pagine di attira folle perché una persona così merita che il suo posto diventi bello e apprezzato almeno quanto lo è lui, mentre mi chiede cosa faccia io di mestiere e, scopertolo, tenta di convincermi a fermarmi in paese e prendere in mano tutta la parte spettacoli e promozione.
Intenditore, uno che riconosce così immediatamente il mio immenso valore non poteva che essere il mio primo nuovo amico di paese e se io una nuova persona al giorno amo conoscere, è proprio di quel tipo lì che mi piace trovarla.
Torno a casa e i due bicchieri di vino e formaggi e salumi mi stendono sul letto, un pisolino pomeridiano sono esattamente due anni che non lo faccio e cioè dall'ultima volta che sono stato in vacanza, mi sveglio e mi preparo alla cena che sarà alle 19:30 perché alle 21 qui si chiude e poi ti resta la tv il libro le mail e tutto il sistema di rete sociale su cui si basano i no e i sì con i quali oggi spendiamo più o meno produttivamente il nostro tempo.
Il fatto è che a cena mangio così tanto che alle 21 tornato in camera e sfiorato il letto crollo di nuovo come un bambino satollo di tre biberon di Latte+, una giornata spesa tra Case del Popolo discorsi politici con il mio nuovo amico Daniele pisolini e qualsiasi cosa ingurgitata come non ci fosse un domani e cosa chiedere di più se non dormire dormire dormire ogni singola ora rimanente tra un pasto e l'altro?
Che il sonno sia interrotto alle 3 e mezza del mattino dal blip della mail di una Lei che da secoli non ti scriveva più la quale, preso coraggio e contato fino a dieci, ti manda una mail che si apre con la forma, prosegue con il contenuto e si chiude con "Se ti ricordassi di me ti raggiungerei".
Eccerto che mi ricordassi di te.
Ricordassi che avevamo dovuto lasciare una cosa in sospeso, soprattutto.
Se salti in macchina adesso arrivi giusta giusta per brindarci sopra.
Non dovessi trovarmi a casa chiedi della Casa del Popolo, poi vai e osserva il Popolo, io sono quello nella direzione del quale sono tutti rivolti incantati e plaudenti.
Esco, è mezzogiorno ed è quindi già ora di pranzo e un nuovo paesello attende le mie performance, nuovi Popoli attendono le mie notizie dalla città, nuovi padri attendono di offrirmi in dono le figlie migliori.
E sono qui da un giorno.
Datemi un'altra settimana e divento sindaco, ah.
29 dicembre 2013
28 dicembre quasi 1500
Giunto in terra toscana vengo subito prelevato da
indigena Lisa che, nell’attesa che arrivi il fidanSato, mi porta al castello dove
faremo credere al padre che a rubargli l’agnello saranno due bocche e non solo
più una giusto per creare subito un clima di cordiale e prolungata amicizia, il mio primo pensiero è che se non è educato presentarsi a mani vuote
a casa di qualcuno figuriamoci finirgli pure l’agnello, non ho difficoltà a ipotizzare quanto distante dallo stesso pensiero possa esser stato il suo.
Incontro subito il padre e mi lancio a salutarlo, è lo
zio.
Incontro subito dopo il padre e mi lancio a salutarlo, è
un operaio che sta sistemando l’ala degli affreschi del castello.
Una voce dalla porta sembra avere la confidenza di un
padre, ma prima di lanciarmi a salutarlo aspetto di scoprire se sia il parroco
per le benedizioni domiciliari, non entra in casa, non era il parroco.
Mi guardo intorno e dico “Ah quindi è qui che stai quando
scrivi”, poi arriva il fidanSato entra e dice “Ah quindi è qui che stai quando
scrivi”, tutto fa pensare che se esco incontro Vitellozzo.
Partiamo e andiamo verso un posto in cui Lisa mi ha
invitato e cioè il primo della serie di appuntamenti con il cibo messi in
elenco, un posto comodo a 249 chilometri da dove ci troviamo e non meno di 632
da dove dovrò andare a stare nei prossimi cinque giorni, per meritare tale viaggio dev’essere
proprio bella questa taverna dove mi portano a mangiare i tortelli fatti in
casa, era una casa infatti, con un iphone come citofono e il cane di The Mask dopo
che si è rubato la maschera, non serve nemmeno la rumba in sottofondo la canta
direttamente lui mentre balla la taranta per quattro ore consecutive.
In auto Lisa mi informa circa la presenza di persone
particolari alla tavola non per raccontarmi con chi avrò il piacere di
chiacchierare ma per chiedermi di non chiacchierare, mi chiedo perché mai si
debba aver timore del mio aprire bocca in una tavolata di sconosciuti che
invece è il contesto che io preferisco, bah, boh, non capisco, mi dice che uno
è fanatico spirituale e il suo fidanzato è cinese, non bastasse l’accoppiata di
cinese con passione per il premorte, ci aggiunge che sono entrambi vegetariani
e io, dopo aver pensato che la teoria che se ti manca una valvola in genere te
ne manca sempre anche un’altra fosse riconfermata, capisco il perché della
richiesta di trattenermi.
Primo vassoio di tortelli con patate Bruno li finisci tu?
Sì certo.
Secondo vassoio di tortelli con il sugo Bruno li finisci
tu? Sì certo.
Terzo vassoio di tortelli con il sugo Bruno li finisci
tu? Sì certo.
Quarto vassoio di tortelli questi sono per i vegetariani
fatti apposta con l’olietto buono e non vedo perché perderseli se sono speciali
quindi chiedo allo spiritualista se posso, mi dice che posso, ci è mancato tanto così che avessi improvvisa voglia di dire cosa pensi dei vegetariani, degli spirituali e, quindi, dell'accoppiata vegetariani spirituali.
Pizze fritte e prosciutti, vino e vino, e io parlo,
parlo, parlo MA con equilibrismi degni di un funambolo riesco a non polemizzare
nemmeno quando la spiritualità della coppia si fa a forma di racconto delle
serate che organizzano nei locali insieme a una medium e a un pubblico che
viene distribuito in tavolate organizzate per patologargomenti di
competenza e interesse che ciascuno indica su un post-it all’ingresso.
Dice che lo fanno per evitare di creare conflitti.
Eh...sai la tensione vibrante che si taglierà nell'aria in quelle serate, penso io ma sto ben attento a farmi uscire.
Dice che lo fanno per evitare di creare conflitti.
Eh...sai la tensione vibrante che si taglierà nell'aria in quelle serate, penso io ma sto ben attento a farmi uscire.
In un tavolo tutti i reincarnati, in un altro tutti i
premorte, nell’altro ancora quelli col parente nelle pareti che al risveglio ti
ha disegnato sulla carta da parati i numeri per l’ambo.
Bello! dico, esaudendo il desiderio di Lisa di essere tutto tranne uno che dice esattamente quello che pensa nell'esatto istante in cui lo pensa.
Bello! dico, esaudendo il desiderio di Lisa di essere tutto tranne uno che dice esattamente quello che pensa nell'esatto istante in cui lo pensa.
Si parla di gioco d’azzardo e parlo io, si parla di droga
e parlo io, si parla di spiritualità e sto zitto come un pesce al quale hanno
impiantato le corde vocali solo per il piacere di potergliele togliere, si
parla di tutto il resto e parlo io.
Lo spiritualista prende di mira Sara, una quarta
abbondante con una donna intorno che viene dall’intera tavolata indicata come
quella polemica del gruppo, sarà per quello che partita a inizio del
pranzo seduta al lato opposto del mio si ritrova entro due ore seduta accanto a
me a colpi di posti scalati chiacchierando con uno e poi con l’altro e poi con
l’altro e poi con me a ritmo di Chi si somiglia si piglia.
Lei comunica che per il nuovo anno si è data come buon
proposito di non essere più polemica, l’amica si rallegra ma le dice che
basterebbe esserlo solo quando necessario.
Intervengo io precisando che chi fa polemica lo ritiene
SEMPRE necessario, “Non per far polemica” ci aggiunge il padrone di casa, nel
divertimento generale chiedo a Sara perché mai debba privarsi di un piacere
enorme come quello di rompere i coglioni al mondo intero, lei mi chiede come
mai io sappia tutte queste cose che racconto da sei ore consecutive, in
macchina Lisa cerca di sposarmici, io penso alla quarta e valuto, poi penso che
lo spirituale la detesta e quasi decido di sposarla.
Partiamo per andare al mio albergo a tre regioni di
distanza ma il viaggio si rivela più breve del previsto, come passa in fretta
il tempo quando parlo parlo parlo eh?
Piegati in due dal pranzo ci sediamo al piano terra a
bere qualcosa per digerire e il fidanSato lancia l’idea di un brodino, gli
piace pure il brodo a questo qui, è bravissimo questo qui, all’albergo che è
più ristorante che albergo non hanno brodo, sarà più albergo che ristorante ma
non hanno reception, andiamo a mangiare in paese perché il fidanSato ha
trasmesso a tutti la voglia di un brodo caldo per mandare giù il pranzo, ci
sediamo e ordiniamo, io una zuppa Lisa una zuppa il fidanSato un piatto di
tagliolini al pesce con sette tipi di pesce diverso, se non lo sposa lei lo
sposo io.
Finisce che io parlo di tutto e ho ragione su tutto, lui
a un certo punto si lascia scappare un momento di tensione perché reggermi una
giornata intera non è cosa che lasci riposati, io c’ho le antenne, lo colgo al
volo e chiudo la serata con una cosa sulla quale ha avuto ragione lui.
Cazzo la taurina esiste davvero, devo dirlo alla mia
amica che lavorava in Redbull che mi ha fatto fare una figura di merda.
Anzi no non le dico nulla, a pensarci bene rischio di
scoprire che me l’ha apparecchiata proprio perché accadesse.
Facciamo che mi tengo una volta in cui non ho avuto
ragione io come racconto da fare ai nipotini e due persone due contente di
esserci riusciti.
25 dicembre 2013
Se avessi un titolo sarebbe Re
Dice il medico che mi si stanno ritirando le ossa del cranio, che non ci si può far nulla perché è genetico e mentre me lo dice penso a quelle tribù che come trofeo espongono la testa ridotta dei loro nemici. No, non è vero, in realtà penso ai neonati e alla fontanella, la prova definitiva del nostro essere una costruzione lenta e miracolosa di qualcosa che nasce fragile come il cristallo, cresce duro come l’ebano, torna cristallo, torna puro, torna fragile. Penso che la vita è tutta questione di prospettive e tu puoi dire che mi si stanno restringendo le ossa io ti rispondo che no, è il cervello che si è espanso per far posto a tutto questo vivere, stupido.
Per le lastre mi tolgo l’orecchino e lo metto in tasca, torno a casa, metto la mano in tasca, lo passo tra le dita e senza pensarci come non fosse con me da quell’estate in montagna nell’età delle medie apro il cestino e lo butto.
Non si cresce con epiche imprese e imperiali battaglie, si cresce con gesti lievi e ininfluenti rispetto al lungo corso della vita che aspettavano solo il momento, quando non avevi più 13 anni, quando ci sono cose che stanno lì perché ormai stanno lì, ma se le togli poi non hai motivo di rimetterle e da quel momento in poi sei nuovo, sei diverso, hai un pezzo in meno che ieri avevi e da oggi no e basta che ci sia anche uno solo sul pianeta che si riferisse a te dicendo “Quello con l’orecchino” e tu da quel giorno sarai un altro per sempre e sarà bastato un gesto stupido per diventare irriconoscibile, anche solo per una persona sul pianeta e quindi in linea di princpio per tutti, finalmente palla al centro.
Che bel natale.
Stupido quanto buttare un orecchino prima ancora di aver provato almeno a pensare a chi te l’aveva regalato, come non contasse, magari era un diamante, e mentre lo scrivi ti ricordi chi te lo regalò e madonna ora la vedi la dimensione di ciò che hai buttato ma soprattutto la dimensione del tuo averlo completamente rimosso e ti confermi che è dai gesti stupidi che esci nuovo, diverso, non ci hai pensato.
Il male si nasconde dietro angoli insospettabili e le volte che l’hai respinto non si contano, io-vinco-ilmale, per esclusione sono il bene, il bene di quel Ti voglio bene natalizio, di quel mio vincere sempre la gara all’ultima parola, a un certo punto chiunque dice Ok hai vinto tu e lo dice nella mente perché non esca l’azzardo di un’altra ultima parola che sta a me come il miele sta agli orsi.
Bella che eri dentro quel costume da babbo natale, bella che eri in quella foto senza un uomo accanto se non il pensiero di me quando l’avrei aperta.
E tu che bella che sei, in quel tuo non riuscire a dirmi Vieni qui perché sai verrei lì prima ancora che tu finissi la frase.
E tu che bella che sei, quando sorridi solo se sfidata a farlo e solo perché non si pensi che qualcuno possa dirti cosa non puoi fare, per esempio sorridere.
Quest’anno ho fatto regali un po’ particolari, ho fatto la cosa che mi riesce meglio, ho reso buone le persone loro malgrado, oppure diciamo che ho attivato il loro essere buone solo se sfidate.
Nonna mi ha regalato un bagnoschiuma al nonmiricordocosa, nonna quando mi fa regali o sono biancheria intima o sono prodotti per il corpo, per nonna le occasioni sono occasioni per presentarsi al mondo nel migliore dei modi, quella generazione che il vestito bello era uno e si tirava fuori la domenica al corso per provare a sposarsi, a natale ci devi arrivare non immaginando che, a santo stefano potresti averla davanti e sii elegante, sii vellutato, nonna non regala bagnoschiuma, nonna regala dignità, onore, rispetto.
Ho trovato posto per capodanno.
Cioè no non è corretto, diciamo che Lisa mi ha trovato posto per capodanno e allora saranno cinque giorni di isolata campagna toscana a spendere la mattina ad attendere il pranzo e il pomeriggio ad attendere la cena come unica attività cerebrale in attesa del mio cenone di capodanno davvero da solo perché sarò lì dove vorrò essere e cioè in un punto nel quale voglio o sentire o qualcosa di sconosciuto o non sentire niente ed essendo da solo potrò cliccare Niente e ogni altro momento libero da queste attività dedicato a fissare una quercia e pensare a quel fatto là delle ossa che si ritirano e pensare che allora un giorno non le avrai più e quanto sarà bello quel giorno, quando tutti ti vedranno dritto lo stesso e non capiranno che accade perché a me è sempre stato il cuore a tenermi alta la testa.
Bisognerebbe praticare più spesso l'arte del guardarsi da fuori, del non fare passo che non attraversi prima il cancello del provare a darsi torto motivandolo, argomentandolo, e se ci si riesce allora vuol dire che si ha torto perché altrimenti gli argomenti non li troveresti al solo evocarli.
Bisognerebbe praticare più spesso l'arte del guardarsi da fuori, del non fare passo che non attraversi prima il cancello del provare a darsi torto motivandolo, argomentandolo, e se ci si riesce allora vuol dire che si ha torto perché altrimenti gli argomenti non li troveresti al solo evocarli.
Alla fine dipingere, brindare, prendere un tram, sono solo un modo come un altro per riempire il tempo che separa il qui dal momento in cui per farci forza ci dovremo guardare indietro sperando di trovare qualcuno del quale andar fieri.
Se un giorno mi sposerò come testimone vorrei il mondo intero e al posto di ogni chicco di riso una volta in cui mi sono sentito speciale per lei e per questo, solo per questo, all'altezza di ciò che saremo.
23 dicembre 2013
Caro Babbo Natale
Poi fai tu, comprendo il poco preavviso, ma comunque se ti avanzasse tempo:
1. smettere di usare le maiuscole anche per dare un nome alle cartelle dei files.
2. imparare a gestire in qualche modo, diciamo proprio controllare, quella trappola che è il diventare rosso come prima reazione anche solo al pensiero, ché a quel punto è come averlo urlato perché le conseguenze sono le stesse.
3. continuare comunque in ogni caso ad avere quasi esclusivamente clienti donna che fanno finta di non essersene accorte ma sorridono.
4. riuscire a stare in viaggio meno a lungo della scadenza dei cibi che compro
5. smettere di guardare le tette dei manichini femminili al mercato quelli senza braccia gambe e testa trovando che non manchi loro nulla per essere una fidanzata perfetta.
6. volare come Ironman o, in alternativa, avere la sua segretaria.
7. continuare ad essere uno dei dieci in italia non presenti in fèisbuc nonostante si traduca in molte occasioni perse dato che c'è un'intera fetta di mondo per la quale non esistono più vie alternative per fare di un incontro casuale un secondo momento meno casuale "Hai fèisbuc? No" fine.
8. lo stesso tipo, numero e frequenza dell'ultimo anno di telefonate e incontri con mio fratello.
9. lo stesso mio fratello dell'ultimo anno così, va benissimo così, se ne hai altre versioni stai fermissimo ché abbiamo fatto una fatica che non immagini ad arrivare qui e se a lui va bene a me va bene.
10. imparare a contare fino a cento prima di fare lo spiritosissimo sempre.
11. continuare a considerarmi molto intelligente ma nello stesso momento non smettere mai di vivere come uno che si fa venire in mente un capodanno in un posto bellissimo il 21 dicembre pensando anche che aspettasero me per riempire le stanze di tutta italia se non quelle degli autogrill che però posti bellissimi non sono anche solo per il cagnetto a batterie che urla appena entri e finché non esci.
12. Che il nuovo figlio di mio fratello e quindi l'erede maschio della dinastia nasca davvero domani notte come previsto solo per rendere realtà il mio sogno di quel marxista del nonno condannato a un futuro di gente che per congratularsi gli dice "Ma dai, come Gesù!"
13. non smettere mai di pensare che il grillino sia la personificazione del comma22 e quindi qualcuno a cui spiegare cose che non potrebbe mai capire, come per esempio il comma22. ad lib.
14. berlusconi libero e solo perché peggio di lui libero considero solo il fiume di disturbati che riempirebbero la rete di bottiglie stappate se dovessero arrestarlo.
15. un po' più di salute a mia madre.
16. la scomparsa per magia del gioco d'azzardo dall'italia o, in alternativa, anche solo dalla vita dei miei amici che ci sono caduti e ancora non l'hanno capito.
17. continuare a poter dire Sì quando voglio dire Sì e No quando voglio dire No.
18. dire meno No.
19. smetterla di essere soddisfatto anche solo del fatto che qualcuno accetta i miei inviti a uscire così da avere poi anche voglia di uscire.
20. che i figli di mio zio scomparso continuino così tanto a essere persone delle quali andrebbe davvero orgoglioso.
21. Che lei faccia finta di aver letto solo l'ultima riga della mia incredibile mail, l'unica che avrei scritto se il contare fino a cento l'avessi ricevuto per un qualsiasi natale precedente, e, quindi, 22:
1. smettere di usare le maiuscole anche per dare un nome alle cartelle dei files.
2. imparare a gestire in qualche modo, diciamo proprio controllare, quella trappola che è il diventare rosso come prima reazione anche solo al pensiero, ché a quel punto è come averlo urlato perché le conseguenze sono le stesse.
3. continuare comunque in ogni caso ad avere quasi esclusivamente clienti donna che fanno finta di non essersene accorte ma sorridono.
4. riuscire a stare in viaggio meno a lungo della scadenza dei cibi che compro
5. smettere di guardare le tette dei manichini femminili al mercato quelli senza braccia gambe e testa trovando che non manchi loro nulla per essere una fidanzata perfetta.
6. volare come Ironman o, in alternativa, avere la sua segretaria.
7. continuare ad essere uno dei dieci in italia non presenti in fèisbuc nonostante si traduca in molte occasioni perse dato che c'è un'intera fetta di mondo per la quale non esistono più vie alternative per fare di un incontro casuale un secondo momento meno casuale "Hai fèisbuc? No" fine.
8. lo stesso tipo, numero e frequenza dell'ultimo anno di telefonate e incontri con mio fratello.
9. lo stesso mio fratello dell'ultimo anno così, va benissimo così, se ne hai altre versioni stai fermissimo ché abbiamo fatto una fatica che non immagini ad arrivare qui e se a lui va bene a me va bene.
10. imparare a contare fino a cento prima di fare lo spiritosissimo sempre.
11. continuare a considerarmi molto intelligente ma nello stesso momento non smettere mai di vivere come uno che si fa venire in mente un capodanno in un posto bellissimo il 21 dicembre pensando anche che aspettasero me per riempire le stanze di tutta italia se non quelle degli autogrill che però posti bellissimi non sono anche solo per il cagnetto a batterie che urla appena entri e finché non esci.
12. Che il nuovo figlio di mio fratello e quindi l'erede maschio della dinastia nasca davvero domani notte come previsto solo per rendere realtà il mio sogno di quel marxista del nonno condannato a un futuro di gente che per congratularsi gli dice "Ma dai, come Gesù!"
13. non smettere mai di pensare che il grillino sia la personificazione del comma22 e quindi qualcuno a cui spiegare cose che non potrebbe mai capire, come per esempio il comma22. ad lib.
14. berlusconi libero e solo perché peggio di lui libero considero solo il fiume di disturbati che riempirebbero la rete di bottiglie stappate se dovessero arrestarlo.
15. un po' più di salute a mia madre.
16. la scomparsa per magia del gioco d'azzardo dall'italia o, in alternativa, anche solo dalla vita dei miei amici che ci sono caduti e ancora non l'hanno capito.
17. continuare a poter dire Sì quando voglio dire Sì e No quando voglio dire No.
18. dire meno No.
19. smetterla di essere soddisfatto anche solo del fatto che qualcuno accetta i miei inviti a uscire così da avere poi anche voglia di uscire.
20. che i figli di mio zio scomparso continuino così tanto a essere persone delle quali andrebbe davvero orgoglioso.
21. Che lei faccia finta di aver letto solo l'ultima riga della mia incredibile mail, l'unica che avrei scritto se il contare fino a cento l'avessi ricevuto per un qualsiasi natale precedente, e, quindi, 22:
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