8 aprile 2007

oh soldatino di piombo

Leggevo di questo Rossi, che tu pensi ci siano questi qui che te li immagini come il mega direttore dei film di Fantozzi, tanto li immagini potenti e pensavo a quell’altro, Tronchetti Provera, che una sera, la settimana scorsa, mentre io, tu, e chissà quanti altri stavamo qui in giro a litigare su una cazzata qualsiasi, quello ha scritto questo, quell’altra è falsa, a questo cosa rispondo, perché lei non è qui e nello stesso momento Tronchetti Provera aveva una penna in mano, seduto al suo bel tavolo nel suo studiolo, un foglio davanti, lo stesso mio, tuo, che ci si trova davanti con sopra impresso “glie lo dico o non glie lo dico” per una roba che secondo me quando saremo vecchi ci verrà da ridere, quando ricorderemo di quali pippe, mentali e non, siamo stati capaci da giovani, ci sembrava di spostare una montagna soltanto dicendo o non dicendo perché lei non è qui, sentivamo interi destini nelle nostre mani, ci sembrava di essere dio, quando da giovani non ce ne fregava nulla di sbagliare perché semplicemente non sbagliavamo, non era nel nostro orizzonte, sentivamo addosso il peso di un unico destino, il nostro, e ci sembrava di essere dio perché il nostro era l’unico importante sulla terra ed era nostro, lo comandavamo noi, chi c’era di più potente, in quel momento, gli altri erano tutti secondi, ah inebriante, noi siamo stati dio una volta, anche solo una, ma lo siamo stati.

Quando abbiamo deciso di non ucciderci, quando abbiamo deciso di non uccidere, soprattutto quel giorno, siamo stati dio, avevamo un’arma in mano e i pantaloni bagnati, gli occhi chiusi e un destino inferiore che ci chiedeva di decidere, e decidere in fretta, quale sarebbe stato il nostro ruolo in quel destino che ci stava davanti, siamo stati dio, l’abbiamo graziato, il suo, destino, abbiamo lasciato che non diventasse il nostro, di quale gesto più alto di pietà può essere capace, un dio, che risparmiare a qualcuno tutta la merda che da quell’istante in poi siamo stati capaci di vomitare e di raccogliere e di reingoiare perché nessuno la vedesse.

E pensavo che mentre noi qualche giorno fa ci facevamo queste pippe, nelle stesse ore, a qualche muro di distanza dai nostri, Tronchetti Provera appoggiava la sua penna al foglio, scriveva tutto tranne che Rossi, e l’italia cadeva in ginocchio, per un Rossi non scritto, pensa l’ironia, ce ne sono quanti ne vuole, in Italia, anche a scriverei dei nomi a caso la percentuale di possibilità che in mezzo un Rossi ci scappasse era bulgara e lui non lo scrive lo stesso e il paese si incastra appeso alla penna di un tizio che magari ha deciso di fare un dispetto e basta e l’ha fatto, solo che i dispetti quando fatti a quel livello sono ore, giorni, mesi, anni di parole e gente che dice oh cazzo, e voi mi dite che io mi sento dio perché scrivo molto, ma io sono silenzioso, io al massimo sposto una montagna ma non potrò mai firmare per bucarla, io buchi non ne faccio, lo decisi quel giorno nel quale la mia candidatura a dio l’ho rispedita al mittente, no grazie, troppi nemici, mi bastano i miei, soprattutto ora che non ne ho più, sapete quanto vale per me questa cosa?
Quanto per dio le montagne.

E pensavo a questo Rossi, mi dicevo guarda questo qui, quando mette le mani in tasca, se li ha messi puliti oggi, ci trova qualche centinaio di milioni, quando fa bene sul lavoro sono centinaia di milioni, litiga poco ma quando litiga litiga con Berlusconi, la lettera di raccomandazione glie l’ha scritta un presidente della repubblica, e come se non bastasse il secondo più amato dopo Pertini, pensavo guarda questo qui, lasciato a casa da uno degli uomini più indebitati della galassia, lui lasciato a casa dopo esser stato chiamato per risanare i debiti, capace o meno che fosse resta che per questo l’avevano chiamato, da uno così tanto più potente di lui da decidere di fottersene della lettera di raccomandazione di un presedente della repubblica e mi chiedevo ma noi, quando eravamo giovani, quando spostavamo le montagne, come abbiamo fatto a non sentire che erano di polistirolo?

Come la balena là sotto, sali sul palco, vai dietro le quinte, luci che filtrano dalla sala, casse di cavi, corde, segni per terra tu qui tu lì tu là gli altri vadano grazie e pensi a quanti di quei segni ne hanno lasciati altrettanti sulla pelle di gente col culo aperto che non è bastato per avere un proprio segno sul palco, stoffe finto preziose, un mestolo graaaaaande per una pentola immagini graaaaaaande, giacche del soldatino di piombo appese, lui, esiste, ho visto la giacca, era quella del libro che avevo da bambino, dove sei, perché non sei qui soldatino di piombo, sono anni che volevo un autografo, io l’ho sempre saputo che esistevi, dove sei, ti giri, lo cerch…UUAAAAAMMM!!!!! Una gigantissima balena di 4 metri davanti la bocca graaaaaande i denti aguuuuuuzzi e ti guarda e ti guarda e ti guarda.

E ti guarda.
E ti guarda.
E nemmeno ‘sta volta ti mangia.
Sono andato a toccarla, di nuovo, era di nuovo polistirolo.
Io non sono dio, Trochetti Provera è dio, io lo so che è polistirolo, lo so io, lo sa il soldatino di piombo, lo sa la balena, il cavallo a dondolo per fuggire, le assi del palco, le pagine di un blog io, mammet’e tttù.

E non rompiamo il cazzo con la storia di Peter Pan.
Io la balena l’ho vista davvero.
Di polistirolo, ma l’ho vista.
E-non-la-di-men-ti-chi.


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