20 marzo 2017

Stato dell'arte

Peggio di chi ti racconta balle sperando che tu non te ne accorga, c'è solo chi ti racconta balle pensando che tu non te ne accorga.
Peggio di chi ti tiene ostaggio della propria volontà, c'è solo chi ti tiene ostaggio della propria mancanza di volontà.
Peggio di chi cerca di convincerti ad accettare un cambio di strada rispetto a quella che proponevi tu, c'è solo chi quando dopo lunga riflessione decidi di accettare il cambio di strada ti dice che cambiare strada rispetto a quella che proponevi tu è controproducente.
Peggio di chi ti tartassa di telefonate per trasferirti la necessità del tuo correre in agenzia per discutere faccia a faccia del lavoro, c'è solo chi ti tartassa di telefonate per trasferirti la necessità del tuo correre in agenzia per discutere faccia a faccia del lavoro e quando tu cedi e corri in agenzia non trovi nessuno perché tutti impegnati fuori sede e non per un imprevisto.
Peggio di chi ti ascolta quando spieghi esattamente cosa non dovrebbe succedere più dicendosi ammirato per quanto tu abbia ragione, c'è solo chi ti ascolta quando spieghi esattamente cosa non dovrebbe succedere più dicendosi ammirato per quanto tu abbia ragione e il giorno dopo fa esattamente quello che gli avevi detto non sarebbe più dovuto succedere.
Dove
Cazzo
Sono
Finite
Le
Persone
Serie.

8 marzo 2017

Uno nessuno e noi pendolari

Sono sull'alta velocità, i soliti 300 all'ora, un rumore sordo attraversa il vagone per lungo tanto da scuotere tutti, il treno rallenta e percorre la sola distanza necessaria per non inchiodare, si ferma.
Un solo fatto può generare questa sequenza tipica delle emergenze prive di ipotetici eventi peggiori successivi (altrimenti il treno inchioda di colpo per evitare il resto del danno): un suicidio.
Per diversi minuti tutti si chiedono, si interrogano, nessuno cita "suicidio" ingannati dal rumore metallico che suggerisce le ipotesi più fantasiose tranne l'unica ovvia che dopo pochi minuti viene confermata dall'altoparlante: si riparte tra un'ora causa attesa della polizia per i rilievi successivi all'investimento di una persona.
La conferma non migliora l'ambiente anzi lo peggiora, soprattutto non aumenta la media dei QI presenti a bordo.
Nessuno pensa che no, se passi a 300 all'ora su un traliccio in mezzo secondo sei proiettato sulla collina accanto a certo non senti solo un rumore.
Che no, ad Arluno non pascolano cervi, tantomeno cervi capaci di scavalcare le protezioni dei binari AV.
Che no, gli alberi non cadono dal cielo e se anche cadessero il treno l'avrebbero sollevato come un fuscello per quel fattarello là della velocità + base d'apppggio.
Era proprio una persona e mai come in questo caso il verbo "era" è opportuno, dato che il pezzo più grande dovrebbe in questo momento trovarsi nei dintorni di Rho.
Se fossi stato uno qualsiasi di questi seduti intorno mi sarei divertito a registrarli, un acquario di fauna umana da osservare come campione per spiegare il perché il paese sia ormai così, metteteci quel che vi pare nella colonna che quel "così" intitola, sapendo che le mie prime voci d'elenco spaziano dal "così cinico" a un più adeguato all'occasione "così solo".
Me li segno come appunti da far leggere al figlio che non avrò mai, per spiegargli che in fondo gli è andata anche un po' di culo.

1. L'immancabile immediato capogita: Eh io lo so, ascoltate me non l'altoparlante, in questi casi stiamo qui le ore, ahahah!
2. Quello che se qvesse una connessione sarebbe corso su Spinoza: Ma ci daranno da mangiare? Ahahah!
3. Quella che si informa: io vedo foxcrime, ora arriva la scientifica e noi resteremo fermi come testimoni.
4. Quello che si cuce il braccio da solo dopo essere saltato da una cascata: Si potrà chiedere il rimborso? Ahahah!
5. Quello che domani torna a milano dalla moglie: Chiama e dille che stasera niente! Ahahah!
6. Quella che non vuole rimanere fuori dal gruppo e prova a ruggire come un gattino: Almeno fossimo stati ancora in stazione, avremmo potuto cambiare treno

Aggiorno l'elenco man mano che il clima da gita scolastica celebra forse nel modo migliore il perché quel tizio un'ora fa abbia deciso che la misura fosse colma e cioè dandogli ragione.

Quella che vede foxcrime ha appena comunicato al vagone che la "autorità giudiziaria" citata nel messaggio di aggiornamento di poco fa è la Polizia.
7. Beh dai fossi stato a casa sarei dovuto uscire a cena con mia moglie, almeno ho risparmiato! Ahahah!
8. Adesso la chiamiamo noi e le diciamo che è una scusa perché sei tirchio! Ahahah!

Mi metto le cuffie e riprendo a vedere la puntata di Agents of shield che stavo guardando prima del rumore, il Marvel che narra la storia di quella squadra incaricata di presidiare il confine tra "Umani" e "Inumani", si chiamano proprio così, per proteggere i primi dai cattivi appartenenti ai secondi e viceversa.
Brutto vagone il 7, ma sospetto che il 5 e l'8 non offrano altrrnative migliori.

Sono le dieci, è scattata la terza ora di sosta, il capogita superata la fase sociale ha subìto il processo contrario e ora si sente così isolato che sono dieci minuti che si mette le dita nel naso per mangiare ciò che estrae, parliamo di un tizio di una cinquantina d'anni.
Mi ha sempre incuriosito molto questa bizzarria delle persone, insieme al mangiarsi le unghie una delle poche pratiche che si trascinano dall'infanzia che ha il potere di intervenire sulla percezione della realtà al punto da astrarre completamente le persone facendole sentire in una bolla senza altre persone intorno, unico scenario che giustifica il consapevole abbandono della dignità.
Il tizio sta pasteggiando seduto tra i suoi colleghi nei posti tavolino quattro sedili, li ha davanti e li guarda ma non li vede e quindi mangia, scava e mangia.
Disgustoso e affascinante nello stesso momento, disgustoso il cosa, affascinante il come.
Come se fosse su un'isola deserta ma lucidamente presente, perché quando gli rivolgono la parola disponde.

Notizie riportano folla accorsa, autorità accorse, rilievi fatti, manca il magistrato, senza il cui nulla osta non si può muovere foglia.
Il capotreno racconta che è stato mandato lui a cercare il corpo e lui l'ha trovato.
Viaggiavamo a 300 all'ora, abbiamo rallentato per almeno venti secondi e ci siamo fermati dopo almeno altri cinque.
Ginetto calcoli se il capotreno sia cialtrone autoesaltato in misura direttamente o inversamente proporzionale alla distanza che avrebbe percorso a piedi sui binari dell'alta velocità di notte, prima di trovare un tizio che dopo essere passato sotto le ruote di otto vagoni era intero abbastanza da fargli  dire "ehi eccolo! L'ho trovato io".
Il racconto ha comunque fatto presa su un buon terzo di vagone, probabilmente il terzo di paese che vota Grillo, sempre per quel fatto là del vagone come campione del paese, dico.

Dieci minuti dopo lo scatto della quarta ora la folla accoglie il sussulto della partenza facendosii trascinare da un istintivo abbozzo di coro di giubilo nonché, immancabile, quel detestabilissimo applauso tipico degli atterraggi dei villeggianti lowcost, che solo un più rumoroso attimo di consapevolezza di quanto inopportuno fosse il sentimento di gioia ha reso null'altro che una promessa di farlo a casa da soli.
Nessuno se l'è sentita di gioire platealmente, nemmeno il capogita che nel frattempo aveva dato prova del suo non poter che avere anche l'altro vizio patologico che viaggia sempre in coppia con l'altro e cioè, cvd, gran pasto di unghie.
Quando dico che la mente umana è un mondo affascinante mi riferisco a quelli come lui, che per quattro ore in mezzo a cento persone si mangiano le unghie della destra perchê quelle della sinistra servono a scavare caccole per cena e tra una portata e l'altra fumano la sigaretta elettronica.
Uno così potrebbe fare una strage stasera appena entra in casa e sarebbe tutto assolutamente nella norma.
Non avrà gioito il ragazzo del bar al vagone tre, che dopo quattro ore ho trovato con occhi spiritati di chi è sopravvissuto a una classe di bambini in gita con la licenza di marmellata, un vagone così devastato che quando per pulirmi da quel che avevo tirato su semplicemente appoggiandomi al bancone ho usato un tovagliolo sporco in quanto unica cosa rimasta chd almeno assomigliasse a un tovagliolo, si è fatto palco di due tizi fatalisti che giocavano a chi aveva più pena per l'atro, io di un barista seduto su scatoloni scassati intento a mangiarsi l'unica cosa rimasta o lui di uno che si puliva dallo sporco del suo bancone con i tovaglioli sporchi che non aveva nemmeno senso togliere.
Ho vinto ovviamente io per quel fatto là che raccontavo l'altro giorno al tizio che mi sta riparando il piccì quando gli spiegai che uno dei più grandi vantaggi del viaggiare per lavoro è che passi così tante ore tra treni e aerei che sei immunizzato dall'incazzatura per gli inconvenienti e anzi, se ti cancellano un volo o stai le ore su un treno diventa un'opportunità di inattesa vacanza.
Occidentali's kharma direbbe qualcuno.
Non avranno gioito i due ferrovieri che ci hanno messo solo quattro ore a decidere di passare con il carrello delle bibite anche in quella che sugli altri treni e in altre epoche verrebbe chiamata Seconda Classe, pensando che se solo fossimo partiti dieci minuti prima  dell'istante in cui sono stati colti dal lampo di genio, avrebbero potuto raccontare ai loro nipotini di quella volta là che rimasero chiusi per quattro ore su un treno col divieto di aprire le porte e l'intuito a dir poco geniale di estenderlo spontaneamente a quelle dei frigo dell'acqua.
Sembra invece felice la gatta ruggente, che ha reagito alla partenza  con uno slancio di socialità di quel tipo che un'ora di sosta in più e sarebbe stato di palese carattere sessuale.
Quattro ore ininterrotte di silenzio e appena ripartiamo si mette a parlare con lo straniero accanto fino a quel momento completamente ignorato e non dell'incidente ma proprio di lui, chi sei cosa fai dove vai, quelle cose che finiscono con Mi scopi?
Quattro ore di bagni a disposizione e non se lo fila di striscio, partiamo e gliela serve sul piatto d'argento.

Siamo partiti da un quarto d'ora, ci eravamo fermati dopo dieci minuti di viaggio, la tratta è una cinquantina di minuti.
Ginetto calcoli se tutti questi che sono già in piedi vestiti di tutto punto con i cappotti indossati aono sfasati in maniera direttamente o inversamente propodzionale al tempo che passeranno in piedi in corridoio chiedendosi chi altro stia boicottando il loro viaggio.
Tipo quelli delle cappelliere all'atterraggio.
Mai notato che appena l'aereo si ferma scattano tutti in piedi si vestono si caricano i bagagli e poi stanno almeno una decina di minuti in piedi incassati uno all'altro finché non arriva il bus?
Li guardi, come guardi il tizio che cena a caccole, la tizia che con quattro ore a disposizione parla col vicino solo quasi arrivata, il barista allucinato, la tizia di foxcrime, il tizio che quattro ore fa non ce l'ha fatta ad andare oltre.


11 febbraio 2017

una mostruosa onda

Se il dubbio che spieghi il perché di questi lunghi silenzi è il mio eventuale essermi fidanzato con la donna più bella dell'intera galassia, also known as quella Valentina Lodovini che ha dato al concetto di Femmina un senso finalmente completo e definitivo, la risposta è -ahimé- no.
Non ancora diciamo, ma mi sto tenendo libero per l'eventuale suo offrirmi la possibilità, opera nella quale mi sono specializzato ulteriormente negli ultimi due anni prima di scoprire che avevo le stesse possibilità di contatto che ho con la Lodovini e allora irrealtà per irrealtà tantovale che sia la Lodovini con la quale oggi posso dire di averne persino di più di possibilità, oltre che di motivi.

Nel frattempo i lunghi silenzi sono dovuti a più fattori, primo tra i quali un lavoro che ormai ha toccato vette che abbatterebbero un cavallo fatte da settimane di cinque aerei in quattro giorni, un paio d'ore di sonno al giorno, applausi a ogni ingresso, successi a ogni uscita, la fila.
Amici e donne si sono ridotti a essere il numero uazzàp al quale invio inutili foto dei cinquanta dicasi cinquanta ricci che ho mangiato l'altra sera a Bari, sentimentali foto dei cartelli pubblicitari negli aeroporti a indicare che sono nella tua terra e tu no perché impegnata a trovare la tua prossima, ancora più inutili racconti dell'ennesimo successo ormai raccontabile solo a chi con me ha vissuto il precedente o si prepara a vivere il successivo, quel diabolico incrocio di destini che sfumano il confine tra colleghi e amici con i quali guadare ogni volta fiumi di arroganza, maleducazione, presunzione e un livello di ignoranza che danni ne sta arrecando oltre il limite del recuperabile o quantomeno del tellorabile o forse sono io che ho semplicemente superato la soglia e oggi sono invalicabile muro, o ponte per chi a differenza mia ad attraversarli nuotando ci prova ancora perché lo ritiene possibile in un paese ormai completamente impazzito.

Per un involontario svolgersi di calendari mi trovo oggi con una casa a Torino e una a Milano lasciata libera dagli inquilini, nella quale quindi oggi vivo quando torno in città per motivi di lavoro.
L'avere una casa a disposizione invece dell'albergo che negli ultimi 5 anni mi ha fatto da alternativa mi permette di programmare l'arrivo ma non la partenza, che ogni volta slitta in avanti di un giorno, poi due, poi tre, negli ultimi due mesi sono stato più a Milano che a Torino e in entrambi i casi oggi posso dire "a casa mia".
Il lavoro già insostenibile è ulteriormente montato come panna, la casa richiede lavori prima di essere riaffittata e quindi incrocio le due cose per occuparmi, come sempre da solo, di entrambe.
Piaciuta come la racconto?
Funziona?
No dai parliamone, è arrivata l'onda, come non mi conoscessi, anzi già tanto che per anni sia stata sotto controllo.
Vuoi l'entusiasmo, vuoi l'amore, vuoi i progetti di amicizia che hanno atteso anni prima di rivelarsi per quello che erano e cioè null'altro che l'ennesimo incontro con l'unico istinto che l'umano avrà sempre come faro di navigazione e cioè il salvare se stessi masticando e sputando chiunque si metta lungo la strada in posizione meno che a favore, vuoi una città che mi era diventata realmente tossica per tutta una serie di motivi che solo gli anni e il non essere più unica alternativa poteva in qualche maniera ammorbidire e quindi risolvere.
Sia quel che sia il tempo è stato necessario e in qualche modo amico perché ha atteso anni prima di rivelarmi la nuova stazione, oggi torno a Milano e l'aria è di nuovo respirabile, quello che doveva essere eliminato è oggi eliminato, quello che chiedeva tempo per tornare è tornato da solo, quello che mi attendeva al varco con i rasoi affilati ha capito che non era cosa, i pub mi accolgono abbracciandomi, gli amici si sono autoselezionati, se voglio toccare qualcosa che non sia la tastiera di un portatile e magari respiri e sappia di femmina è lì che lo trovo ad attendermi ogni volta che arrivo.
L'onda, ora devo mettere in campo tutte le energie che ho per resistere alla pressione dell'onda, perché dopo gli ultimi sei mesi si è caricata di una massa fatta di tutto ciò che a Torino è sfuggito alla speranza e mi sta guardando dal largo con l'esatta forma di uno tsunami che sta per scaricarmisi addosso e resistere al suo travolgermi sarà la mia prossima missione.
La differenza rispetto a sei anni fa è che oggi alla domanda sulla responsabilità rispondo senza ombra di dubbio: mia.
Motivo per cui comunque andrà è stato un successo, perché la differenza non è più il non essere in grado di sezionare quelle altrui ma la raggiunta consapevolezza di quanto a nulla serva farlo, opera nella quale ho perso almeno venti dei miei attuali quarantaquattro quasi quarantacinque anni e ogni volta a dirlo l'ultimo e se l''ultimo sarà, come è stato, davvero l'ultimo allora game set match.


23 dicembre 2016

dimostri chi sei quando vieni a capirmi

E Buon Natale.

Mi trovo in un punto della curva professionale in cui tutti i clienti che ho, nove volte su dieci, che tradotto significa ogni volta che possono, arrotondano per eccesso i consuntivi che mando.
Scrivere cifre che rendano incontestabile l'onestà e quindi la conseguente umiltà e per volontà altrui si autotrasformano in quello che il mondo pensa meriti sempre a forma di di più, è quella cosa che altri chiamano "Potere contrattuale" non sapendo che il concetto di Potere è tale quando hai bisogno di esercitarlo.
Il vero potere è invece fatto a forma di una cosa che costa fatica, sacrifici, perdite, un incredibile numero di perdite, e sottrazioni: diventare così bravo in ciò che fai che il problema di sentirsi dire No è di chi ha bisogno di te.
Tipo una storia d'amore ma senza l'amore, per darle un contorno comprensibile.

Dei quattro amici che ho collezionato in sei anni di vita a Torino che al netto dei viaggi di lavoro si riducono a un paio di settimane forse tre se includiamo un paio di ponti:
Una mi evita perché dice che parlare con me fa sentire sbagliati non su una cosa o su un'altra ma così, in assoluto; diventare l'inferno di qualcuno è così dannatamente veloce che un giorno semplicemente accade e tu non puoi farci che un gigantesco mastodontico nulla.
L'altra mi tiene lontano perché sono single e lei ci tiene alla sua coppia, mi riaprirà la porta della loro meravigliosa casa solo quando e se avrò qualcuna accanto; ho provato a chiederle se si rendesse conto dell'assurdo, mi ha guardato con quel meraviglioso sguardo un metro più avanti di me che aveva quando dieci anni fa ci amavamo e fine lì.
Uno sta aspettando che lo chiami per quella cena che due anni fa gli ho promesso per settimana prossima.
Uno non mi parla più perché non sa cosa sia peggio tra quello che gli direi io e quello che gli direbbe la sua fidanzata se lo facesse.
Una  mi regala ogni anno la palla di natale più bella tra quelle che ogni anno fanno il loro ingresso in casa e ieri ci siamo visti per la tradizionale cena di consegna, è tornata a casa in lacrime perché ha provato a darmi meno che ragione.
Proposito per il nuovo anno: rivedere il mio approccio a quel coso là che mi dicono chiamarsi mondo esterno.

Mio fratello è l'uomo migliore del mondo e tutti dovrebbero conoscerlo.

Vivo la mia vita come se la vedessi da lontano, spersonalizzata, è di un altro, motivo per cui non mi sento in diritto di intervenire per spostarla in una direzione che mi, anzi gli, faccia anche solo ipotizzare di prendere un giorno quella mano mentre ci vestiamo da qualcosa che vola, camminiamo sull'acqua, mangiamo per strada e giochiamo a star bene.

Il mio vicino di casa con il quale ho l'intimità da ascensore, l'altro giorno mi ha detto che aspetta il terzo figlio e che io sono l'unico al quale ha avuto voglia di dirlo. 
L'ho ammirato per sette piani e invidiato per due, arrivati al nono io ho infilato la chiave lui ha suonato il campanello e i nostri mondi si sono svolti in quei due gesti di due attori chiamati a mettere in scena Sliding Doors su un pianerottolo come palco e per pubblico il nostro passato.

Ho la fortissima tentazione di passare il capodanno guardando Carlo Conti su Rai1 insieme all'affollatissimo gruppo di persone che mi stanno nel cuore in maniera inversamente proporzionale alla distanza che li separa da me nel mondo reale.

Mi ha chiesto perché tu.
Perché il tuo non sapere di avere in mano la spiegazione di tutti i miei è il difetto peggiore che hai, il che rende tutti i restanti un pregio.
Non chiederesti né spiegheresti, sei esatta senza bisogno di dimostrarlo.
Non è impossibile che esista qualcuna più bella di così, è impossibile che sia caduta sulla terra più vicina di così, eventualità che rende la distanza sempre e comunque vicina e il fatto che le due volte l'anno che certamente ti vedevo siano passate a forse una se il caso lo vorrà, un trascurabile dettaglio che nessun effetto ha sul mio essere qui a pensare che se quel giorno [non] è domani non chiederò perché.
Lo so il perché e so anche di saperlo.



11 dicembre 2016

Connessioni

Nonna non ha perso uno dei fratelli, ha perso quello che amava così tanto da essere l'equivalente di un unico fratello.
Da giorni osservo il suo silenzioso rapporto con questa perdita, un silenzio esteriore e per questo di nessuna utilità per capire, misurare, cercare in qualche modo di imparare come si faccia a restare in piedi di fronte a quella che se la ipotizzo su di me mi appare l'unica sfida che il mio cuore non saprebbe vincere.
Ma anche su questo mi sta insegnando la dignità del dolore, la necessità di non coinvolgere il mondo esterno in un'elaborazione che mai come in questo caso di esterno non potrebbe avere comunque nulla e si farebbe solo commiserazione, come la esterni la fine di quasi novant'anni di confidenze, parole, sostegni, dediche, cura, segreti, se non con il suo equivalente più rappresentativo e cioè il totale silenzio, un silenzio che non è assenza di racconto di come stai abitando quella fine ma il suo racconto più perfetto.
Stasera mi sono concesso una sola piccola finestra a forma di domanda che della curiosità della quale non poteva che vestirsi non portava nessun contenuto, avrei potuto evitare l'intonazione interrogante per farle capire che non chiedevo risposta ma solo dirle che il mio silenzio è rispetto, non disinteresse.
Le chiedo come va il rapporto con il pensiero di lui, se ce la sta facendo, abbassa gli occhi e ammette la fatica, non serve andare oltre, quello che dovevo dire a lei l'ho detto, quello che doveva dire al mondo esterno l'ha risposto, ogni aggiunta sarebbe morbosità e violazione.

L'età le sta facendo perdere la memoria e a nulla serve dirle ogni volta che non è questione di età dato che io ne ho meno di lei, non serve perché dimentica l'avermelo detto la sera prima e anche quella prima ancora e insieme alle sue parole dimentica le mie risposte che per questo possono permettersi il lusso di essere sempre uguali.
Lo chiamo lusso perché tale è, essendo l'unico essere vivente che non mi fa pagare il giorno dopo cose dette il giorno prima o il mese prima o l'anno prima, sono qui con lei ormai da sei anni ed è come se fossi qui da un giorno, sempre lo stesso bellissimo primo giorno in cui mi trovò dietro la porta di una casa che non sapeva essere diventata mia con in mano una valigia che conteneva il necessario per il per sempre e nemmeno il sospetto del peso e della violenza che mi porto in dote e scarico addosso a chiunque si avvicini a meno di due metri dalle mie vene, la gioia di oggi è la stessa di quel giorno, il dolore lo dimentica ogni giorno o per amore si comporta come se, il risultato è uguale e io sono a casa, luogo che persone più fortunate e pratiche della questione mi dicono avere questa forma qui.
Potessi alleviarle la paura che la perdita della memoria le sta imponendo farei l'unica cosa che manca per farla riposare ma non si può, perdere la memoria la sta spaventando forse più del perdere un fratello perché si rende conto che significa perdere anche i vivi, chi non ne sarebbe terrorizzato.
Guardiamo in tv Ligabue, le piace la musica, la commenta, mi racconta dettagli della vita ricavati dalle riviste con l'affetto che si riserva alle notizie dei parenti, è il rapporto che gli anziani hanno con la tv e che finirà con loro, vorrebbe raccontarmi di quell'altra canzone che ha sentito dalla parrucchiera e che le è sempre piaciuta ma non ricorda né la canzone né di chi sia, torna la paura, si riabbassa lo sguardo, la fatica, le propongo di giocare ad arrivarci per tentativi così da insegnarle indirettamente, la finalità le risulterebbe certificante e quindi la respingerebbe, un modo per non cadere sotto il peso della sconfitta dell'inutile ricerca del ricordo confezionato, lo si può evocare anche un pezzo alla volta, se impara il meccanismo per un po' siamo a posto, accetta e allora le dico che bisogna partire dal macro: è maschio o femmina?
Con il mezzo sorriso del pudore di chi non offenderebbe nemmeno il suo nemico ma che nello stesso momento non riesce a trattenere la voglia di sfotterlo un po', mi risponde "metà uno e metà l'altra".
"Tiziano Ferro!"
Capisce quanto merito vada al suo aver risposto come una che aveva preso seriamente il gioco e sorpresa dall'efficacia scoppia a ridere come non la sentivo ridere da tempo e come cinque minuti prima non avrei detto possibile.
Ci aiutiamo così, capendoci al volo con non più di due parole una delle quali è sempre scelta a caso tra Fortuna e Amore.

Mi sono comprato un bellissimo quanto inutile camino da tavolo.
L'altra sera mio fratello è venuto a trovarmi e notato lo strano oggetto mi chiede cosa sia.
Gli dico che è un bellissimo quanto inutile camino da tavolo che ha il pregio di fare una fiamma bellissima e il difetto di spargere nell'aria odore di combustibile, per cui gli avrei risparmiato la condanna.
Mi chiede di accenderlo lo stesso, lo incuriosiva, lo guarda per un po' e stabilisce che è bellissimo.
E' stato con me mezz'ora, ci siamo bevuti una birra davanti al mio nuovo camino in silenzio come si fa davanti ai bellissimi camini, un bellissimo quanto inutile camino da tavolo che ha il pregio di spargere nell'aria parole contate in numero mai superiore a due scelte a caso tra Fortuna e Amore incartate in un unico foglio d'oro fatto di metà uno e metà l'altra.