31 dicembre 2010

Non c'è verso

"Riuscirai finalmente a sfuggire al dolore di cui porti l’impronta fin dall’adolescenza? Pensi realisticamente di poter trionfare sui condizionamenti subiti prima ancora di imparare a parlare? Sarai capace di fare quello che pochi di noi hanno fatto: liberarti dal peso del passato, dall’inerzia dei ricordi, e vivere coraggioso e libero nella verità dell’OGGI? Se nella tua vita ci sarà mai un momento in cui è possibile realizzare almeno in parte questa nobile impresa, Gemelli, sarà nel 2011."

Va anche detto che Brezsny è solo l'ultimo, in ordine di tempo, di una lunga fila.
Ora io non è che mi voglia proprio impuntare, diciamo che per me è parte di un percorso che ritengo abbastanza necessario perché il tutto si riappropri di quel senso generale di cui credo tutti abbiamo bisogno.

Non mi voglio impuntare, dicevo, ma a essere onesti bisogna anche riconoscere che questo fatto che ogni volta che in qualche maniera mi avvicino anche solo sfiorandola all'orbita della vita di mio padre puntualmente spunta qualche sconosciuto che mi dice/suggerisce/scrive/telefona/dissuade dal proseguire oltre, non è propriamente una cosa che a uno come me con il carattere che ho io leva la voglia di andare esattamente dove pare proprio io non debba andare.

E insomma la storiella odierna narra di Broono che va da un noleggiatore di bici interstellari scelto, per esser sicuri, a caso e gli fa "Mi noleggi per un attimo la tua tecnologicissima bicicletta interstellare?" e quell'altro risponde "Ma certo che bello sei un intenditore hai visto che la mia è una bellissima bicicletta tecnologicissima interstellare certo che te la noleggio però costa tantissimo perché è tecnologicissima e interstellare costa mille milioni ti vanno bene?" e Broono gli dice "Sì vanno bene basta che me la dai subito" e allora quello gli dice "Lo vedi che sei uno che se ne intende mica ti ha spaventato il prezzo e dove devi andare di bello?" e Broono gli fa "un attimo da mio padre o quel che ne resta" e quello così senza batter ciglio "Bicicletta tecnologicissima interstellare? Quale bicicletta tecnologicissima interstellare? Io non ho nessuna bicicletta tecnologicissima interstellare! Questa dici? Ah no questa è una penna stilografica mica una bicicletta tecnologicissima interstellare no no no davvero guarda hai visto male questo è un cavatappi no cioè voglio dire sembra una bicicletta tecnologicissima interstellare ma in realtà è una bottiglia di succo di frutta no mi spiace io non ho nessuna bicicletta tecnologicissima interstellare io noleggio vhs ma tra l'altro ho dato via l'ultimo proprio oggi"

Ora dimmi tu se io mi posso fermare.
Buon anno.


18 dicembre 2010

Primi contatti da Base Alfa

Ai commenti sotto non rispondo perché vanno bene così, non c'è dialogo da imbastirci sopra.
Sono felice che chi era chiamato abbia risposto senza che servissero nomi.
Sono piccoli messaggi che accolgo e lascio così, come augurio.
Quelli che volevano esserlo.

E se non rispondo a quelli che volevano essere un augurio, figuriamoci se replico a quelli che volevano essere esattamente l'opposto.
Del resto se le ho chiamate macerie è perché quello sono e se quello sono non è che ci si possa aspettare che appaiano aiole fiorite.
La mia vita adesso è qui.
Chi avrà voglia di essere felice per me ne farà parte, il resto del mondo può continuare a concimare il proprio male finché considererà la cosa un obiettivo di vita meritevole di fatica e impegno.
Se avessi voluto che la cosa avesse continuato a riguardarmi, mi sarei risparmiato gli anni spesi a raggiungere questo passaggio e li avrei spesi a concimare il mio perché fosse adeguato al contrasto (male contro male, poi uno dice perché te ne vai) che mi si offriva come uno scenario possibile.
Ho scelto altro.

E' un mese che siamo qui e le cose da dire sarebbero decine.
Ma ancora sono qui che me le elaboro, per non rischiare di scambiare ciò che mi sembra fin troppo velocemente raggiunto con quello che magari è semplice autoconvincimento.
Mi voglio concedere del tempo, voglio che la sensazione di benessere che da un mese non mi abbandona sia letta nella maniera corretta e non con l'ansia di dirmi contento.
Quello che so è che da quando sono qui, quando parto per lavoro ho una costante voglia di rientrare a casa e quando lo faccio è davvero a casa che sento di essere tornato e questo non mi era mai capitato.
E' un mese che vado avanti e indietro da Milano almeno una volta alla settimana e non è accaduto una, dico una sola volta, che all'arrivo sia stato accolto da un'aria familiare e una, dico una sola volta, che alla partenza abbia avuto voglia di ritardarla un po'.

Ecco, dopo un mese non si scorge all'orizzonte ancora nessuna traccia dell'onda di ritorno e questo per me è inaspettato e nuovo.
Dovrò indagarla, questa cosa, perché voglio che sia vera e non autoconvinzione.
Per il momento l'unica sensazione che ho quando mi sveglio in questa città è di non essermene mai andato e quella che ho quando mi sveglio a Milano è quella che ho quando vado per lavoro in qualsiasi altra città non abbia mai vissuto.

E' come se i trent'anni di Milano fossero improvvisamente finiti dentro una scatola di vetro opaco che non mi permette di vedere nemmeno bene cosa contenga.
Ma la cosa stupefacente è l'assenza totale di bisogno di un vetro più trasparente per vedere meglio.
Ho proprio lo sguardo volto altrove.
Ed è esattamente ciò che speravo sarebbe scattato, ma sul quale non potevo che riporre solo flebilissime speranze e una gran fiducia nel mio intuito.

Non è che non mi ricordi più di Milano.
Semplicemente non mi interessa più spenderci sopra altro tempo.
Ho delle cose da fare qui più importanti.
Per esempio svegliarmi contento.

No vabbé, svegliarmi contento magari no, non esageriamo.
Diciamo dopo il caffé giù da nonna e almeno un'oretta a guardare il Monviso davanti alla finestra dello studio.

3 dicembre 2010

a grandi linee

No è che in questo periodo mi fanno molto ridere anche cose decisamente molto sceme.

Tipo questa:

e relativa tag "se non torno dite ai miei che da qualche parte c'è l'assicurazione vita"

hi hi hi

1 dicembre 2010

Ma il cielo è blu sopra le nuvole e non è poi così lontano

Transizione completata.
Il Grande Regista ha fatto sì che il telefono del lavoro smettesse di squillare per tutto novembre, così che il trasloco divenisse fattibile.
Nell'esatto momento in cui ho ricollegato l'ultimo cavo nella nuova città, il telefono ha ripreso a squillare come e più di prima.
Il Grande Regista sa come far sentire il suo appoggio.

Stamattina ero in riunione con un cliente a Milano, a pranzo con nonna e fidanzata a Torino, al pomeriggio al lavoro in skype con un cliente a Bruxelles.

Chi legge penserà che questo è un post di quelli che non si sa cosa scrivere e si svolta sul "Svegliato presto mangiato pizza" e invece questo post è la chiusura di un cerchio enooooorme, ma disegnato come fosse una monetina che tipo tre anni fa tirai dentro una fontana.
Vuota.
Che ho dovuto poi riempire.

Da lontano la vista è tutta un'altra cosa.
Da Torino Milano è tutta un'altra cosa.
E' inoffensiva.
Cielo bianco contro cielo blu vince cielo blu, senza manco bisogno di combattere.

Stiamo al nono cielo.

14 novembre 2010

Fate ciao ciao colla manina

Con lo stesso spirito con il quale la salutò lei:

"Stai tranquillo amico.
A Milano ci si sta un certo tempo, a scontare gli errori."

E. Cavazzoni - Cirenaica



C’è un post che sono tre anni che attendo di poter scrivere, un post che ho scritto innumerevoli volte nella mia mente, ogni volta diverso a seconda del punto in cui mi trovavo di questi tre anni e di tutto ciò che sono stati.
Questo post.

Quando lo scrissi la prima volta nella mia mente, tre anni fa, questo posto era completamente diverso, un posto nel quale chi veniva sapeva di trovare le riflessioni che raccontavano ogni mio passaggio, motivo per cui la prima volta che lo scrissi nella mia mente la scrittura risentiva di quell’impostazione, difficile da abbandonare, che vedeva nel mio lettore l’interlocutore intimo al quale offrire il senso più profondo delle (mie) cose o comunque quello che a me tale appariva.
Tre anni dopo sono cambiate molte cose, prima tra tutte questo posto, ormai ridotto a semplice lavagna sulla quale appuntarmi superflui e spesso banali pensieri sulla parte superficiale del mondo, anche del mio mondo.
Non il risultato di una progressiva involuzione, ma di una scelta precisa di un istante preciso di tre anni fa, non del tutto consapevole e volontaria ma in quel momento ai miei occhi l’unica che mi permettesse di offrire in dono, a chi me la suggerì, una prova.
Quale che sia il motivo di quella scelta e quali che siano state le conseguenze di una prova vanificata dalla storia, la realtà è che tre anni dopo quella scelta mi ha restituito un posto nel quale non ci sono più i linguaggi, in parte nemmeno più gli interlocutori, che avrebbero permesso a quel post iniziato tre anni fa di concludersi oggi con la medesima forma.

In questi tre anni le centinaia di post che nei precedenti avevano riempito la mia presenza in rete si sono trasformati in lunghe chiacchierate nella mia vita reale, di coppia con la persona che mi sta accanto, di gruppo con i pochi amici rimasti dopo che il reset virtuale diede il via anche a quello reale altrettanto sbagliato, solitarie e intime con quel me stesso che stava portando avanti quella che per la prima volta aveva davvero le sembianze di una scelta netta e definitiva: avrei ricominciato da tre o, forse è più appropriato, sarei ricominciato da tre.
Non da zero, perché secondo la nota teoria non è necessario partire da zero quando qualcosa di giusto lo si è fatto, lo si è avuto; da tre, il mio tre.
Qualcuno di voi questa scelta me la sentì comunicare tre anni fa, seguita dalla preghiera (più che soddisfatta) di riserbo, e forse tra quel qualcuno ci fu anche chi la interpretò come quel “mi taglio i capelli” con i quali spesso si crede di compiere chissà quale rivoluzione, chissà quale taglio con il passato, un qualcuno che concedendomi il beneficio del sostegno mi risparmiò la realtà di un giudizio disilluso dalla consapevolezza che le persone in grado di lavorare anni a una scelta solo perché la si considera giusta sono realmente troppo poche per pensare di averne davanti una o disilluso nei confronti delle possibilità di soluzione generata da una scelta pari al cambio di guardaroba, di abitudini, di posti frequentati, di amicizie.
Era di più.
Io parlavo di una seconda vita, una seconda occasione nel significato più vero del termine.
Modificare la propria vita significa protrarre la precedente, pur diversa nella forma.
Quello di cui parlavo io, quello che in un istante sentii come l’unica via possibile, era la costruzione di una seconda nascita, possibile solo attraverso la morte della precedente.
Negli ultimi tre anni ho lavorato a questo, alla morte della precedente.
Una morte necessaria, perché tra le realizzazioni giunte insieme a quel barlume di raziocinio che qualcuno chiama maturità o età adulta, una delle più grandi e complicate da maneggiare è stata la presa d’atto del mio non essere in grado di disporre del mio tempo, del mio corpo, del mio spazio.
Qualsiasi nuova via percorsa vestendo quello stesso corpo e quella stessa persona, non avrebbe potuto rivelarsi, prima o poi, che una diversa forma della stessa indisponibilità, riportandomi al punto di partenza in maniera a quel punto definitiva e, poiché lucido, fatale.
La persona che sono stato era una persona che per ogni passo che pensava di voler compiere aveva davanti due e solo due possibilità: farlo senza preoccuparsi dei morti intorno, oppure preoccuparsi dei morti intorno che, in quanto inevitabili, si traducevano nell’unica scelta possibile e cioè nel non fare il passo.
Questo ha fatto sì che per ogni mia scelta ci siano stati morti intorno, che io la facessi o meno per salvarli, e per ogni vita salvata ci sia stato il sacrificio di me stesso, che io lo facessi o meno per salvarmi.

La felicità non mi appartiene, il treno è stato perso parecchi anni fa ed è uno di quelli che non ripassa, a dispetto delle varie teorie di santoni e motivatori vari che ti insegnano che c’è sempre e basta un click o un giro di ballo o una tavoletta di legno rotta con la fronte.
La felicità è il risultato di un lungo e complicatissimo intreccio di passaggi inevitabilmente concatenati, di un processo che se non parte in un determinato momento della propria vita, e stiamo parlando di quando si va in giro a citofonare e fare le pernacchie a chi risponde, non può ripartire più se non sotto forma di surrogati di vario genere, il più delle volte tenuti lontani dall’onesta analisi per non essere costretti a prendere atto del bluff e soprattutto della sua funzione.
Questa è una condizione con la quale ho da tempo fatto i conti e della quale non incolpo nessuno se non il caso.
C’è chi è stato dotato di ogni necessario passaggio del processo di costruzione della felicità e chi no.
Non c’è dramma in questo, non c’è colpa, è semplicemente la propria storia, l’unico bagaglio del quale non c’è modo di privarsi per quanto pesante sia.
Prendere atto di questo non impoverisce la propria speranza, ma la rende addirittura migliore perché permette di non dedicare più alla ricerca della felicità quel tempo infinito che viene sottratto alla seria conoscenza di cosa sia la felicità, impedendoci di riconoscere che quello che ci viene detto essere un traguardo raggiungibile e quindi un elemento esterno a noi che siamo solo l’elemento che verso quel secondo si deve spingere, è in realtà un aspetto di sé stessi che, in quanto tale, non bisogna essere in grado di raggiungere, ma di generare.
Non si raggiunge la felicità; si genera la felicità o non la si genera.
E se la si genera è perché ogni passaggio di quella catena necessaria per fornire gli strumenti è stato fatto nel modo giusto e nel momento giusto, non si possono sostituire o replicare né il primo né, tantomeno, il secondo.
Se non si è avuta la possibilità di fare l’intero percorso di costruzione non della felicità ma degli strumenti per generarla, il suo inseguimento potrà solo portare a un’intera vita dedicata alla posticipazione della presa d’atto del inevitabile fallimento unito, a quel punto sì, alla propria responsabilità.
Ci sarà anche qualcuno, e io ne ho incontrati a decine, che potrà generarne un surrogato, un qualcosa che visto da fuori ma anche da sé stesso ne abbia le sembianze, ma a quel punto scoprirà che tra gli strumenti necessari non c’erano solo quelli per generarla, ma c’erano soprattutto quelli, ben più complicati, necessari per mantenerla e maneggiarla.
E quella sì che è prerogativa di persone rare.
La mia storia di costruzione di quegli strumenti si è interrotta troppo tempo fa e troppo radicalmente, per pensare che possa essere alla mia portata, ne ho preso atto e mi sono sentito incredibilmente più leggero perché finalmente privo dell’ansia di destinare ogni mio singolo giorno alla costruzione di una cosa che non solo non avrei mai potuto generare, ma soprattutto che mai sarei stato in grado di maneggiare.
Ma c’è ancora qualcosa che può portarmi là dove le persone possono compiere passi e quel qualcosa è il passo precedente alla felicità, dai più generalmente bypassato per fretta: la serenità.

Negli ultimi tre anni ho lavorato per separare nettamente la percezione della felicità da quella della serenità, ad una superficiale analisi, quella nella maggior parte dei casi scelta per opportunismo e sopravvivenza, troppo facilmente interscambiabili nei contorni e nelle manifestazioni tangibili.
Le ho separate perché giunto alla conclusione che con la felicità, quando fasulla, non si è in grado di sopravvivere all’interno di una rete di persone serene se non spendendo l’intera vita in simulazioni via via più faticose e rese inevitabili dalle precedenti.
Al contrario con la serenità è possibile accomodarsi all’interno di una rete di persone felici, senza vivere la distanza né il diverso stato come fosse un gap da colmare e il colmarlo l’unico fine del proprio vivere quotidiano.
Ho scelto di uccidere quello che inseguiva e narrava la felicità come fosse la cosa a lui più abituale senza la consapevolezza e l’onestà necessarie per rendersi conto di quanto maldestro apparissi, per rinascere come colui che non vuole più essere felice perché consapevole che non può, ma che vuole e può essere sereno.
Da tre anni lavoro a questo, alla serenità che posso generare per me prima di tutto e per chi mi sta intorno in un secondo momento.
E per generare serenità il presupposto fondamentale è l’eliminazione dell’ansia, dell’ansia di non dirsi sbagliati, fallati, monchi, non risolti.
O dell’ansia del suo opposto, del dirsi eccessivamente sbagliati, perfettamente consapevoli delle proprie falle, padroni persino della propria condizione di non risolutezza.
Entrambi bluff.
Maneggiare la maschera del felice quando non risolto è opera falsa quanto lo è il dirsi capaci di identificare al punto di maneggiare con consapevolezza la propria inadeguatezza.
Mi sono scoperto non risolto, fallato, profondamente segnato dall’assenza degli strumenti necessari per portare in giro e convivere fianco a fianco per l’intera vita con una persona come quella che vesto.
Forse più che scoperto sarebbe più giusto dire ammesso, ché certe cose ciascuno le conosce più che bene anche se non se le dice mai.
Ho ucciso quello che sulla negazione di tutto questo aveva fondato l’intera sua vita fino a oggi.
Quello che mi manca adesso, ciò che sarà la mia nuova, è la strada per imparare a maneggiare una persona per maneggiare la quale servono strumenti che non posso andare a pescare in quel percorso che ha generato la precedente.
Serve rinascere su un percorso diverso che, in quanto nuovo, non è e non può essere già nelle mie disponibilità.
Per fare questo devo rinascere dove una delle mie più grandi falle, l’assenza totale di appoggi e sostegni sui quali contare quando non sai dove girarti, quando non sai cosa è giusto e cosa no, trovi una prima immediata risposta.
Perché ripartire significa sbagliare, forse tanto.
Ma significa sbagliare come via necessaria per selezionare ciò che è giusto.
Un giusto che sarà nuovo tanto quanto nuovo sarà l’eventuale sbaglio e per questo entrambi avranno bisogno di cuscini sui quali cadere, cuscini che non posso più essere io perché per essere i cuscini che attutiscono le conseguenze dei propri sbagli bisogna essere risolti al punto che non se ne commettono più.
Il cane che si morde la coda non mi inganna più, se fossi capace di aiutarmi, non sarei quello che mi genera il bisogno d’aiuto.

Quello che io chiamo il “progetto esistenziale milanese” si chiude qui perché fallito.
Potrei protrarlo all’infinito e renderlo persino credibile, a me stesso prima di tutto, invece si chiude qui.
Potrei essere uno dei tanti milanesi frustrati e irrisolti che scappano ad aprire il famoso chiosco di cocco in Jamaica.
Potrei ribaltare la mia vita professionale, quella privata, quella sociale.
Potrei fare cento di queste cose per provare ancora una volta a rendere migliore quel progetto solo per non riconoscerlo definitivamente fallito.
E invece ho scelto di chiuderlo per rinascere altrove, portandomi dietro quello che di buono ho fatto, per esempio quel professionale per poter spostare il quale da anni lavoro come un dannato rinunciando anche a opportunità di un certo livello solo per poterlo strutturare in modo che potesse essere spostato nel momento in cui avrei deciso ciò che da anni sapevo attendermi al varco.
Un altrove che però non può essere uno zero, perché io da zero oggi non avrei la forza di ripartire.
Torno al punto in cui mi fu scattata l’ultima foto nella quale apparivo sereno, a quel 1978 nel quale il mio percorso venne interrotto per sostituirlo con un nulla di fatto che interruppe la prosecuzione della costruzione dell’uomo che avrei avuto tutte le possibilità, e forse anche il diritto, di essere.
Non per rivivere il passato, ma per non continuare a vivere un presente che della negazione di quel passato ha dovuto fare urgenza che ha cannibalizzato tutto il resto necessario.
Per avere la possibilità di costruire un futuro, pur monco, ma appoggiato su quella parola famiglia che per chi ne dispone finisce sempre col non voler dire quasi nulla, mentre per chi ne è stato privato significa ossigeno.
La mia storia milanese diviene parentesi tra un prima sereno e un dopo possibile, possibile solo se la parentesi si chiude qui, in un’età che può essere ripartenza solo se a seguito dell’uccisione del milanese che oggi conosco come quello che non avrei voluto essere, mi fosse stata data la possibilità di scegliere.
Si chiude la parentesi trentennale milanese e si riprende il discorso dove era stato interrotto, in quella Torino che io stesso mi sono fatto andare di traverso per tanti, troppi anni, per non dirla radice tagliata di netto.
Torno al punto tre.
Tre di famiglia, tre di origini, tre di rete affettiva solida e capace, tre di discendenza paterna la cui esplorazione riempirà i miei prossimi anni finché anche quel percorso non saprà dirsi risolto.
Mio padre è morto.
Per darlo per definitivo devo andare a cercarlo, altrimenti non sarà mai morto davvero e io non avrò mai un futuro.
Mia nonna è viva (e lotta con noi).
Per saperlo devo andare a vivere i suoi ultimi dieci anni di persona, davvero, accanto, non più in semestrali visite domenicali pari a qualsiasi parente lontano del quale non frega nulla a nessuno.
Il mio futuro è possibile solo se me lo insegna mia nonna, tanto quanto a cinque anni mi insegnò le uniche cose che ancora oggi mi tengono in vita, mentre la porto a fare la spesa ora che le gambe non ce la portano più e le mie stanno rintanate nella casa milanese a dirsi sufficienti per il nessun utilizzo che ne faccio.
La mia parentesi milanese si chiude qui e riapre la frase interrotta quel giorno di trent’anni fa a Torino, quando la gente intorno smise di insegnarmi a vivere, convinta che avrei potuto farcela da solo aiutata anche dal mio simulare benissimo una capacità di essere uomo a dieci anni invece di essere quel bambino che aveva bisogno di imparare ad esserlo a quaranta.

Ci ho messo tre anni, perché Bruno che torna a vivere a Torino non è come Pippo che si trasferisce a Roma.
È di più, è la catastrofe familiare perché è il sigillo del fallimento, la rivelazione del bluff la cui negazione è stata fino a oggi possibile per recita corale di ogni singolo elemento, primo tra tutti io.
E quando il primo attore getta la maschera e impone a tutti il riconoscimento della recita, l’inferno che gli si scatenerà addosso per impedirglielo è una cosa che solo chi mi è stata accanto può dire reale.
Da tre anni faccio argine all’inferno che mi si è scatenato contro quando ancora la notizia nemmeno l’avevo data.
Io stavo solo concedendo l’ultima possibilità di rinascere qui, l’ultima di dirci capaci di costruire un futuro utile a tutti e non solo al regista.
Hanno cercato di uccidermi, ho scelto di farlo da solo.
È probabile che loro soccomberanno sotto le macerie, è un rischio che ho messo in conto e la realtà di questi tre anni dice che è esattamente là che si avviano ad andare.
Ma mi sono anche detto che natura vuole che siano i genitori a dover costruire ed aiutare i figli a vivere e non viceversa.
Sono stato genitore per trent’anni, oggi vado a rinascere figlio per i prossimi trenta.
A voi la notizia apparirà come un post qualsiasi di uno qualsiasi che cambia una città qualsiasi.
Se solo sapeste che state assistendo alla materializzazione dell’utopia del rinascere migliori, se solo vi avessi raccontato passo per passo le battaglie necessarie, se solo vedeste dentro, lascereste oggi stesso ciascuna delle vostre città per partire con me.
Perché io in questi anni tra di voi di felice ne ho visto uno solo e non mi legge più.
Ma non lo biasimo, anch’io al suo posto avrei fatto lo stesso.

Il progetto esistenziale milanese si chiude qui.
La mia ragazza mi dice che no, che si trasferisce altrove.
Non lo so, ho già abbastanza paura della rinascita, per avere anche quella di scoprire che non lo sarà stata.
In questi tre anni ho elaborato e risolto qualsiasi eventualità, qualsiasi possibile dubbio, qualsiasi tentennamento, volevo essere sicuro e oggi lo sono.
Quello che non avevo considerato, e che come sempre avviene quando si pensa di aver valutato ogni aspetto si è puntualmente riversato addosso in un istante di difese abbassate, è l’onda di ritorno.
E stanotte ho pianto molto, perché invaso improvvisamente dalla violenza di quanto sto facendo e perché, di nuovo, non ho la certezza di essere abbastanza forte da sostenere ciò che mi sono imposto senza preoccuparmi prima di misurare bene la portata reale delle mie spalle che da trent’anni sostengono pesi ogni volta diversi ma sempre e spietatamente di massa almeno tripla rispetto alla mia reale capacità di carico.

L’onda di ritorno è sempre stata la mia unica vera nemica in ciascun passo avanti io abbia cercato o fatto in tutti questi anni.
L’onda di ritorno è una cosa che genero io contro me stesso.
Una cosa molto complicata da spiegare, prima di tutto perché io stesso ancora non l’ho compresa a fondo al punto da comprendere il perché la faccia scattare puntuale ogni volta.
Io questo so fare bene, sostenere senza tradire dolore l’onda di ritorno di ogni rescissione (non è un errore, non è recisione ma proprio rescissione) che opero.
Il dubbio che mi occuperà i prossimi anni di indagine è se l’onda di ritorno è la conseguenza di ciò che so fare o le rescissioni sono il modo per garantirmi la possibilità di fare l’unica cosa che so fare.
Quale dei due elementi è fine e quale è conseguenza.
Capire questo mi aiuterà davvero a passare oltre.

Lascio Milano perché il suo rumore di fondo è più di un semplice ricordo di una donna, perché la sua aria difficile da respirare difficile da respirare lo è davvero, ma soprattutto per avere intorno la serenità necessaria per avviare un processo di comprensione utile a risolvermi, a risolvermi davvero.
Perché sono stanco e Milano per me non può fare nulla, né io posso fare nulla per Milano.
Non ci siamo più utili a vicenda e questo è sufficiente per recidere qualsiasi legame.

La parte emotiva di questo post non è stata scritta perché non la capireste.
Vi piacerebbe un sacco il suono che le darei, ma non la capireste.

Torno a Torino, come direbbero i bambini “torno dalla nonna”.
Che poi chissà perché se è un luogo si dice “Torno A” mentre se è una persona “Torno DA”.
Vi sarebbe piaciuto un sacco il suono che le avrei dato, sì.

Ci vediamo là.

9 novembre 2010

Va detto

Tocca riconoscere che il suo non essere presentabile a quella conferenza sulle famiglie, da motivo di critica quale si è provato a proporlo, rischia di essere uno dei pochi motivi d'applauso per il cavaliere.

30 ottobre 2010

Polisgen

Comincio ad avere il sospetto che al Giornale abbiano installato un generatore automatico di commenti.
Un algoritmo che automaticamente individua nell'articolo il nome del contestatore di Berlusconi e genera un flusso di commenti che intorno a quel nome riescano a inserire a rotazione gli elementi master del lessico di difesa del valore del Re.

E' una droga esattamente come i generatori automatici, ci passi le ore a premere il tasto solo per vedere come la volta successiva riesce a dire la stessa cosa in maniera diversa.
Non riesco a staccarmene, a prenderne atto e chiudere.

Così, random, aprite a caso un giorno a caso ed è così a rotazione.
Premi "Commissario Basettoni" e parte la sequenza di "è un comunista al soldo delle lobby sinistrate di quel fini-to di fini".
Premi "Mago Otelma" e parte "farebbe bene a tacere perché la crisi mondiale delle lobby magistrati al soldo di Travaglio le riforme Silvio".
Premi "Baffo della birra Moretti" e parte "si guardi in casa sua se non l'ha venduta al cognato svizzero delle coop rosse in mano alla cricca dei preti che parlano perché Feltri sei tutti noi eleggiamo presidente dello stato diretti"

Oggi premi Marcegaglia

"Marcegaglia farebbe bene a pensare ai fatti suoi. Da quando si è messa sotto la protezione dei poteri forti e delle lobby elvetiche, colluse con il concilio musulmano internazionale ed i giornalisti al soldo dell'internazionale comunista, si sente protetta dai segugi del giornale che ha avuto l'affronto di denunciare alle procure politicizzate. E pensare che sarebbe sufficiente andare a ripescare qualche dossier a luci rosse dal cassetto dove giace momentaneamente dimenticato per farle passare quelle arie da contadinotta ingenua e farla ballare sulla graticola come si sta proditoriamente facendo con il premier"

è un generatore, non può essere umana questa fetta di mondo.

28 ottobre 2010

Ma basta

A questo punto è chiaro che a Repubblica sono finiti prede del loro stesso vortice e che quindi non abbiano più la lucidità necessaria per comprendere la dimensione dello tsunami di simpatia che stanno per riversare addosso al cavaliere cavalcando un affare che loro stessi intitolano "Bunga Bunga".
E se non la finiscono di sparare a tutta pagina pure le foto della ragazza gli consegnano il prossimo governo su un piatto d'argento.
Ma come fanno a non aver ancora capito che per ogni centimetro che faticosamente gli si fa fare indietro, sono proprio loro che lo rispediscono avanti di un chilometro con questi booster?
Chi lo vota lo vuole così!
Vuole immaginarlo fare Bunga Bunga con una ragazza come quella!
Cosa serve perché a Repubblica lo capiscano?

Se proprio devono investire il loro tempo/lavoro per scandagliargli la vita alla ricerca di confini che vorrebbero dire violati ma che invece ogni volta che diventano pubblici spostano l'asticella del legittimo, allora che facciano davvero qualcosa per il paese e sguinzaglino ogni loro cronista minacciandolo di non dargli più lo stipendio finché non torna con la prova del suo farsi pure le canne, cazzo.
Quello sì che sarebbe un servizio al paese.

27 ottobre 2010

Processo brevino

Oggi l'udienza della mia causa contro il cliente che m'ha riso in faccia.

Lavorando io sulla parola e avendo quindi un 5% statistico di clienti che al momento del pagamento se la danno a gambe sicuri del mio non aver nulla a cui attaccarmi se non il cazzo, a campione ogni tanto la minaccia "si va per avvocati" deve tradursi in concretezza, così, per conservare un po' di dignità.
La bizzarria di avere un cliente che mai ha risposto agli avvocati mai s'è presentato in aula mai s'è dimostrato esistente su questa terra, si è tradotto in un giudice che, in assenza di contestazione di parte, ha stabilito che di fatto le mie richieste, più che validate dalla documentazione da me prodotta, vengono date per confermate perché non contestate e quindi accettate.
Così oggi all'ennesimo banco vuoto della controparte, che ha deciso di ridere in faccia all'intero sistema non rispondendo nemmeno alle convocazioni, il giudice ha risposto con la non necessità di sentire testimoni o di approfondire la cosa, che può tranquillamente avviarsi a sentenza.
Sentenza che verrà ascoltata già nella prossima udienza, data la semplicità del caso.

"Ma dai, di già!" dico all'avvocato "e quando l'ha fissata quindi?"
"Il 22 giugno"

Volevo rispondere "di quale anno?" ma il tono soddisfatto dell'avvocato, nonché il mio aver litigato col magistrato nelle due precedenti esperienze d'aula penale con annessa vegogna dell'avvocatessa che si nascose sotto il banco sperando che le mie uscite non sancissero di fatto la vanificazione dei suoi mesi di lavoro, m'ha fatto capire che otto mesi per una sentenza di una causa senza nemmeno la controparte e con l'accettazione verbale delle mie richieste, sentenza che a esperienza mia non dovrebbe superare quindi la pagina di testo, fanno di me uno di quelli che devono dirsi contenti.

E diciamoci contenti, vah.

26 ottobre 2010

Non hai voluto l'aggravante e quindi pedala

Prima che partano pagine e pagine sui toni da abbassare sui ve l'avevo detto sui terroristi che tornano sul morto che ci scappa e la sinistra e Di Pietro e solidarietà da Franceschini, tocca ricordare che per statistica in Italia gli appartenenti a quella parte di mondo che non fa mistero del suo non essere etero, prima o poi contro il pugno di qualche invasato appartenente all'altra parte di mondo ci sbattono la faccia e che questo fatto, da una certa parte politica, è considerato così poco violento da non meritare nemmeno l'introduzione dell'aggravante omofoba.

Ecco, fatte le premesse e verificato che non sta morendo, da questo lato del mondo ci diciamo ragionevolmente soddisfatti del fatto che per una volta quello che le ha prese appartiene con soddisfazione e convinzione a entrambe le suddette parti di mondo.

Quando un gay appartiene e difende un partito che si oppone all'aggravante dell'omofobia in un paese nel quale gli omosessuali le prendono appena si danno la mano, che prima o poi le prenda pure lui è semplicemente un momento di giustizia sociale.

Io non c'ero e se c'ero ero Paolo

Dopo la tesi che vede l'orcodio non essere bestemmia perché mancante di P iniziale, la fabbrica delle follie che solo i berlusconiani posso vedere come punto a favore sforna un'altra mirabolante produzione:
Quando portarono l'intercettazione di Fassino a Berlusconi per fargliela ascoltare, lui si addormentò e la cosa fu quindi portata avanti dal fratello presente.
Capito?
Si annoiava, si addormentò sulla poltrona e il fratello, non sentendosi di svegliarlo per una cosa così, la condusse autonomamente.
Fine, stop, lui c'era ma era meno sveglio del fratello.
Pensa.

Secondo Il Post questo scagionerebbe Berlusconi.
Anche secondo Berlusconi, ovviamente.
No Paolo, l'altro.

21 ottobre 2010

Dice la tv che internet è pericolosa

All'inizio la tv trasforma una notizia in un caso, ancor prima che ci siano elementi per dirlo tale.
Dopo settimane di assenza di elementi, la tv trasforma l'assenza di elementi in un caso, il caso è internet che permette di nascondere gli elementi.
Un giorno la famiglia è in tv e la tv informa la famiglia che un elemento della famiglia ha ucciso l'elemento della famiglia del caso.
Si scopre così che il ritrovamento per caso dell'unico elemento del caso non fu un caso.
Per essersi in tutto questo mossa a caso, la tv diventa caso nel caso e si interroga su se fosse il caso di risolvere il caso in tv.
Per saperlo, la tv invita in tv elementi a caso della famiglia per chiudere il caso tv e stringersi intorno alla vittima del caso, non la madre, non la figlia, la cugina perché figlia dell'assassino, visto che la madre, che poi è la zia, decisamente non era più il caso se non per chiedersi se per caso l'assenza di reazione fosse davvero un caso.
Cugina che caso vuole nel frattempo si sospetti essere la colpevole del caso e il caso si riapre, in tv.
La tv ritorna di corsa alla casa dove andò per caso senza sapere che era proprio la casa del caso, per approfondire il caso con altri parenti a caso, che però rispondono che non è il caso.
Capito che il caso si muove sui binari assoluti del caso, la tv aumenta esponenzialmente le direzioni a caso per esser certa di esseci di nuovo quando per caso uscirà un altro elemento del caso.
Così facendo si arriva a una situazione nella quale basta accendere la tv in un orario a caso e scegliere un canale a caso, per vedere la tv che parla del caso.
Superato palesemente il limite, la tv non può che aprire il nuovo caso che riguarda i casi in tv, motivo per cui oggi se accendi la tv a caso su un canale a caso, ci trovi la tv che parla del caso del caso tv, in ore di parole a caso il cui fine è chiudere il caso tv spiegando come il caso si sia risolto proprio grazie alla tv.
Allora oggi la tv dice che non è il caso di parlare così tanto di questo caso e per dimostrare che ci crede davvero, la tv parla non del caso ma della tv che parla del caso.
E fa trasmissioni che parlano delle trasmissioni che parlano del caso tv che si occupa del caso, nelle quali si chiede se è giusto che la tv parli così tanto del caso.
E la tv, imputata e giuria, casualmente si risponde sì.
Dopodiché passa la parola all'inviato del caso che dalla casa del caso fa un servizio sul numero di inviati del caso mandati alla casa del caso a fare servizi a caso sul numero di inviati che fanno servizi sul caso dei servizi sul caso fatti dalla casa del caso.

E' chiaro che se la tv ha raggiunto la capacità persuasiva necessaria per avere pubblico intorno al caso della tv che crea casi e fare servizi il cui servizio è parlare dei servizi sul servizio, o qualcuno li abbatte tutti schiantando un 737 sul cancello, creando di fatto un nuovo caso, o possono anche andare avanti autoalimentati ad lib.

17 ottobre 2010

Mi ha detto mio cuggino che da bambino una volta è morto

è un fiume inarrestabile.



Ora qualcuno mi aiuti:

"Si fa sentire la sorella della cugina della 15enne accusata con il padre di omicidio e sequestro"

La "sorella della cugina" non è "la cugina"?
La 15enne è stata accusata?
Ma non era stata uccisa?
Han già ventilato l'ipotesi che sia stato l'attentatore di Belpietro?
Come "quale attentatore"?
Quello a pagin...a pag...a pagina...

12 ottobre 2010

Ammissione di pace

E' fantastico il dibattito innescato da La Russa.
Un 10% vuole le bombe, un altro 10 vuole solo gli aerei militari, gli altri vogliono un biglietto di ritorno.
Ora qualcuno dovrebbe chiedere al 10 che non le vuole, se saprebbe indicare in una sola parola la differenza tra un aereo civile e un aereo militare.
Un aiutino: inizia per B e finisce per A.

Ora non vorrei farla facile, ma chi non vuole le bombe sugli aerei militari e nemmeno vuole tornare a casa, non dovrebbe proporre anche di mandar là fucili ma non i caricatori, per dirsi proprio intelligente fino in fondo?

7 ottobre 2010

Non è più nemmeno necessario che respiri

Non potendo utilizzare il caso dello zio omicida come booster per la solita campagna sugli stranieri che ci violentano le donne a meno di non titolare che sia stata uccisa da un "diversamente rumeno", è evidente che la scelta porterà i sondaggisti di corte a suggerire di utilizzarne l'altro booster, quello per riaprire la questione della pena di morte che sta lì in canna già da un po' pronta a essere sparata fuori quando la propaganda richiederà una spinta ulteriore.
Oggi direi che i tempi ci sono e 'sto 4-5% in più sta lì ad aspettare solo il primo che tirerà l'osso.

A naso

Non so, magari mi sbaglio.
Ma ho come l'impressione che se quello che sta succedendo da stamattina al Giornale fosse successo a Repubblica, se ad essere intercettato perquisizione in casa compresa fosse stato, chessò, Giannino, a quest'ora sarebbe venuto giù il cielo e Santoro avrebbe riscritto la scaletta di stasera in mezz'ora.
E io per primo probabilmente avrei scritto di libertà ulteriormente ridotta.
E invece no, è Il Giornale e quindi a parità d'azione in questo caso è la democrazia che si difende.
Più o meno mi pare che l'aria sia questa.
E non è che sia proprio bella bella.
O magari per qualcuno sì, ma è libertà ulteriormente ridotta pure se è libertà di essere fogne, comunque.

Un altro mondo è possibile

Ho conosciuto per lavoro un consulente tecnico del comune di Milano.
Da anni non mi capitava una persona così competente, preparata, capace e soprattutto nemmeno lontanamente aperto a ipotesi di strade alternative a quelle ufficiali per portare a soluzione il problema.
Ah, e pure paziente, affabile, disponibile e capace di rendere chiara a noi non tecnici una materia tutt'altro che semplice.

E niente, sarà che essendo italiani e lui dipendente pubblico la cosa mi è parsa al limite dell'incredibile, ma sta di fatto che sono rimasto così impressionato dalla cosa che ho sentito il bisogno di appuntarmela.

6 ottobre 2010

Mantra

Non devo rispondere alla richiesta di lavoro nella stessa telefonata che mi ha svegliato Non devo rispondere alla richiesta di lavoro nella stessa telefonata che mi ha svegliato Non devo rispondere alla richiesta di lavoro nella stessa telefonata che mi ha svegliato Non devo rispondere alla richiesta di lavoro nella stessa telefonata che mi ha svegliato Non devo rispondere alla richiesta di lavoro nella stessa telefonata che mi ha svegliato Non devo rispondere alla richiesta di lavoro nella stessa telefonata che mi ha svegliato Non devo rispondere alla richiesta di lavoro nella stessa telefonata che mi ha svegliato Non devo rispondere alla richiesta di lavoro nella stessa telefonata che mi ha svegliato Non devo rispondere alla richiesta di lavoro nella stessa telefonata che mi ha svegliato Non devo rispondere alla richiesta di lavoro nella stessa telefonata che mi ha svegliato Non devo rispondere alla richiesta di lavoro nella stessa telefonata che mi ha svegliato Non devo rispondere alla richiesta di lavoro nella stessa telefonata che mi ha svegliato Non devo rispondere alla richiesta di lavoro nella stessa telefonata che mi ha svegliato Non devo rispondere alla richiesta di lavoro nella stessa telefonata che mi ha svegliato Non devo rispondere alla richiesta di lavoro nella stessa telefonata che mi ha svegliato Non devo rispondere alla richiesta di lavoro nella stessa telefonata che mi ha svegliato Non devo rispondere alla richiesta di lavoro nella stessa telefonata che mi ha svegliato Non devo rispondere alla richiesta di lavoro nella stessa telefonata che mi ha svegliato

5 ottobre 2010

Atomica in salsa Spinoza

Un paio di considerazioni andrebbero fatte sul vero punto della questione:
Lo stupore maggiore riguarda il fatto che siano sbarcati nel Lazio.
Come dire che in Sicilia c'è l'alibi dell'imbecillità, nel Lazio no, non può accadere.
Questa più o meno la tesi tra le righe.

Le righe invece sono il solito campionario sempre più in crescendo, se così si può dire:

"è una invasione a danno degli Italiani! quando cominceranno a mitragliarli???

Non esiste un codice di guerra? L'invasione di un territorio da parte di stranieri è un'azione di guerra. Per primi hanno dichiarato guerra a noi e a tutto l'occidente. Ce lo stanno spiegando in mille modi. Quelli arrivati non sono cristiani o ebrei, quelli sono sottoposti a torture e perseguitati nei paesi islamici. Qui arrivano sempre e comunque i carnefici. Siamo in guerra a questa è l'invasione musulmana che aggredisce le nostre coste ormai indifese.

ipocriti del pdl , basta che si faccia una legge, nessuno straniero si può assumere da oggi in poi, vedete ch molti sceglierebbero altre mete

E' una vergogna e un disonore, per l'Italia e per la marina perché non riusciamo a fare ciò che fa la Libia con mezzi estremamente inferiori ai nostri. Ormai siamo al limite dell'accoglibilità, e se si va avanti così, molto probabilmente saremo cacciati dal nostro Paese, o quanto meno dominati.

E' cominciata l'invasione...tra non poco......gravi rumori...e angosciosi silenzi..... si salvi chi può.

Attenzione:questi signori vogliono nascondere l'infiltrazione di terroristi palestinesiin italia. Massima allerta e controlli fitti e seri.

Se continuo a pensarci, vedo una grande somiglianza con gli attentati di Mumbai in India, speriamo che non sia cosi'.

Clandestini ,e chi lo dice? E se questi mussulmani fossero armati?come e' possibile fare un viaggio cosi' lungo senza essere controllati?

Questa, a mio parere, è una cosa di una gravità estrema: 150 palestinesi dispersi in tutta Italia potrebbero essere 150 possibili terroristi.

Scusate, Latina, Lazio? Davvero incredibile, e la nostra marina? E le nostre forze di sicurezza? Insomma ai pescherecci nostri in altri paesi gli sparano addosso oppure li prendono per ostaggi (o ammazzano) per ricattare, qui da noi invece sbarcano scappano e nessuno si e' accorto di niente. Rimango allibito, poi bandiera palestinese, quindi neanche un vicino...... Poi negli aeroporti ci denigrano con i piu' vergognosi e stupidi controlli di sicurezza, un ordigno nucleare in un peschereccio e' una via migliore, e chi se ne accorge!"

Un estratto del Partito dell'Amore.
Questi a Marzo votano.

2 ottobre 2010

Onesta mente

Giunto al momento di raccogliere il risultato che mi ha richiesto tre anni di lavoro fatica muri su muri abbattuti e rilassarmi un attimo prima di iniziare i prossimi dieci da dedicare a smettere di lavorare prima di aver bisogno di un bastone, mi passa davanti un treno che mi chiede di lavorare il triplo per i prossimi due per ridurre a cinque quelli che pensavo fossero dieci.

No ok, rifaccio.

Agenzie che proteggo dall'attacco di clienti che mi vorrebbero complice per eliminarle, cercano di eliminarmi per conservarsi clienti che non sanno essersi avvicinati a me per eliminare loro.
Alla fine dell'onda loro verranno eliminate tutte, io forse, se il mio silenzio sulla protezione data agli uni unito alla mia non complicità con i clienti, non genererà un incrocio di esplosioni all'uscita delle quali l'onestà e la correttezza non risulteranno inutili per gli uni e per gli altri.
In quel caso verrò espulso dal sistema, ma in quel caso la cosa mi farà anche piacere visto che se l'onestà non servirà più a nessuno io non servirò più a nessuno, perché quella ho da offrire.
Il resto è solo fumo che simulo benissimo ma mi sarei anche un po' stancato e quindi sia fatta la loro volontà.

Ok ok, rifaccio.

Nell'ultimo mese nei pochi momenti nei quali parlo direttamente con i clienti senza il filtro delle agenzie ho collezionato nell'ordine:
Un "Il tuo presidente dovrebbe stare in galera, ma visto che è fuori se vogliamo fare il botto l'anno prossimo devi farcelo portare sul palco"
Un "I vostri uomini sono delle teste di cazzo come non ne vedo da vent'anni".
Un "è evidente che da dove guardo io il mondo i leghisti siano arroganti ignoranti, da dove lo guardate voi forse sono persino amici. Per me sono un mare nel quale gettare la rete e pescarne a decine e poco mi interessa se voi siete leghisti"
Un "Se vogliamo fare questa cosa insieme e vuoi che funzioni io dico cosa e quanto, tu paghi e non ti interessi d'altro, altrimenti arrivederci e grazie"

Ricevendo in risposta nell'ordine:
Un "Lo penso anch'io, aiutami a farlo"
Un "Sei una persona meravigliosa"
Un "Leghisti o no, ci interessa fare affari con voi"
Un "A te le quote della società le regalo"

Dai, rifaccio.

Quando più di un anno fa ho parlato di onestà con i miei, mi hanno indicato la porta, presa e mai più riattraversata.
Quando ho parlato con mio fratello in onestà mi ha buttato fuori di casa.
Quando a febbraio, marzo, aprile, boh, in uno degli incontri settimanali ho parlato con il suo medico e in tutta onestà le ho dato della pericolosa incompetente, mi ha indicato la porta dicendo "la richiamo io a settembre", dimenticando che gli incontri fino a quello erano settimanali, non semestrali.
E' finito settembre.
Lei è sempre lì, mio fratello pure, io no.
Non più.
Mi dicono che stia bene.
Il che conferma il loro essere pericolosi incompetenti.

Va bene, rifaccio.

Stiamo inscatolando il tutto senza avere una casa dove andare.
Ti hanno sfrattato, mi chiedono dispiaciuti.
No, perché, la casa in cui stiamo è mia, possiamo starci quanto vogliamo.
E quindi.

25 settembre 2010

Dicono che in video non è bello

La cosa più divertente nell'attesa del video di Fini, è leggere come i cuccioli si stiano sperticando per spiegare al paese quanto il rispondere in un video preconfezionato e senza esporsi a domande dirette, sia sintomo di palese viltà.

Due a caso:

"FINI se sei un uomo vieni davanti alle telecamere e fatti intervistare ,da giornalisti seri , ma so che non lo farai . non sei uomo tu . MI CENSURI ANCHE OGGI ? GRAZIE "

"Fini che ha sempre avuto il dono dell'oratoria e lo sa bene, oggi parlerà finalmente ma in un video messaggio, immagino con cura confezionato, revisionato da legali e consulenti che lo renderanno perfetto. "

Così.
Questi sono quelli che di fronte a "Adesso parlo io" hanno gridato "E adesso zitti tutti"

22 settembre 2010

Uomini e mezzi

Io non ci credo.
Non credo che chi ha questa idea dell'educazione e dei "principali valori della vita" (pag 4), sia capace di accettare un'eventuale sconfitta elettorare tornando ad avere come unica attività qualche ospitata televisiva.
Mi spiace, non ci credo più.
Non lo so cosa faranno in caso di sconfitta, ma questi topi nella fogna non ci torneranno più se non dopo aver fatto saltare tutti i pozzi.

Chi istituzionalizza ed eleva il bullismo a "pattuglie" (dopo aver senza successo cercato di elevare la generazione precedente dei loro genitori a "Ronda") le addestra chiamandolo "Allenamento per la vita", li organizza in gruppi di quattro imponendogli la competizione per la nomina di un Team Leader, pubblicizza la cosa attraverso un documento chiamato "Briefing" intestato "Regione Lombardia Sicurezza", la rende materia utile a ottenere i crediti formativi il cui programma è:
1. CULTURA MILITARE
2. TOPOGRAFIA ED ORIENTAMENTO
3. DIRITTO COSTITUZIONALE
4. DIFESA NUCLEARE, BATTERIOLOGICA E CHIMICA
5. TRASMISSIONI
6. ARMI E TIRO
7. BLS E PRIMO SOCCORSO
8. MEZZI DELL’ESERCITO
9. SUPERAMENTO OSTACOLI
10. SOPRAVVIVENZA IN AMBIENTI OSTILI

sia un governo capace di accettare qualcosa che anche lontanamente assomigli ad una presa d'atto di eventuale sconfitta.
Questi a casa a giocare con soldatini finti e i soldi del monopoli non ci tornano più.
Questa è gente che la democrazia non l'ha mai tollerata, auspicata, difesa.
Non li mandi a casa con due puntate di un talk show e un'elezione.
Non c'è una sola loro azione che lo faccia pensare.
Questi sono roba da Corea, comunismo tirannico, libro e moschetto.
Per leargli l'osso di bocca dopo sessant'anni che lo inseguivano, dovrai staccargli la mandibola.
Se ci riesci.
Se non lo fanno prima loro come undicesimo punto del programma didattico: annichilimento charlie a mani nude.

Chi al primo punto di un programma scolastico per ottenere crediti formativi mette "Cultura militare" ha come primo valore la cultura militare.
Punto, senz'altro intorno, il resto è tattica, mimetismo, sughero sulla faccia e accento del dialetto nemico imparato a memoria per non essere riconosciuti prima della missione compiuta.
Cultura militare.
Sostenuta da Regione Lombardia Sicurezza, organizzata e finanziata da Difesa e diffusa da Istruzione.
Votata da padri di famiglia il cui figlio spero si appenda al lampadario per non aver passato l'esame di "Sopravvivenza in ambienti ostili" o dopo esser stato costretto a cantare con una saponetta in bocca dai restanti 3 elementi della pattuglia della quale lui mai sarebbe potuto diventare il Team Leader come da richiesta ministeriale.
Vi devono morire i figli di vergogna, cristo.
Di vergogna per aver avuto paura di dire che loro volevano solo imparare le lingue straniere, a voi che la sera gli dite che questi uomini sono lì grazie a voi, che quello che ieri era il professore oggi è l'addestratore e che devono essere fierezza e onore perché "è tutto personale in congedo e della Riserva che spesso ha preso parte in missioni all’estero, e ha recentemente effettuato periodi di richiamo presso i reparti dell’Esercito Italiano." e che questo è quel salto di qualità che finalmente il paese ha fatto dopo aver licenziato i terroni raccomandati che ci riempivano le scuole della padania.
Vi devono morire i figli appesi al lampadario.
E voi un minuto esatto dopo.

Sono i bambini soldato, questa merda qui.
In Africa prima li violentano e poi li arruolano, in Italia da oggi è il contrario e sul foglio dell'orario si chiamerà "Allenati alla vita".
Ma sempre la stessa merda resta: addestramento di minorenni alla Cultura Militare e all'uso di armi e sopravvivenza in ambienti ostili, per poi fare un salto in oratorio dove, sempre con gli stessi soldi, gli finanziate pure l'impunità di chi se l'incula.

Ho cambiato idea, non vi devono morire i figli.
E' evidente che han già pagato abbastanza, se han passato 16 anni accanto a genitori che alle prossime elezioni saranno capaci di confermare tutto questo che a questo punto non potranno dire di non aver immaginato.
La volta scorsa era l'ICI, la prossima saranno armi e nonnismo istituzionalizzato per forgiare l'uomo che verrà.
La prossima volta non basterà nemmeno più l'ignoranza e l'informazione pilotata.
Dopo due anni così, di operazioni Bianco Natale, legittimazione della violenza sugli omosessuali, finanziamenti di campi di raccolta profughi in paesi senza convenzione sui diritti umani dei quali non vengono diffuse foto né notizie verificate e delle quali nessuno reclama la pubblicazione, affari con i peggio dittatori dell'attuale momento storico e cultura militare per essere promossi, la prossima volta sarà una scelta precisa della quale dovrete assumervi l'intera responsabilità.

Io un paese così umanamente socialmente e politicamente disintegrato, dove il Ministero della Difesa si occupa di cultura e istruzione e viceversa, non lo augurerei nemmeno al mio peggior nemico.
Se voi lo augurate, di più, lo costruite per i vostri figli, allora non meritavate di essere genitori.
Se invece i vostri figli sono d'accordo e anzi esultano all'idea, allora siete i genitori del Team Leader.
Restano gli altri 3.
Non siete maggioranza.
Non lo siete mai stati.
E' per quello che vi è indispensabile l'esercito.
Dite ai vostri figli che anche Matematica rischia di essere una cosa importante per il loro futuro.
Anche perché è abbastanza utile per identificare il concetto di "Ambiente ostile" come da punto, chissà come mai, finale del programma.

11 settembre 2010

11/9 fato e torno

Con gesto sprezzante verso ogni forma di scaramanzia (mi tocco) nonché di ogni segnale che arriva da più parti secondo il quale mai come quest’anno tutto è consigliabile tranne prendere un aereo l’11 settembre, si ripete il rito dell’anno scorso che vede la statistica dei duecento aerei l’anno farne coincidere con molta probabilità uno proprio in questa simpatica data.
Si parte, insomma, con la nuova stagione professionale ricca di mirabolanti novità e pozzettiane prospettive per il futuro, alla volta di quel posto là dove fuori dai cancelli c’è la rivoluzione, dentro il gioco dell’aperitivo.

Il primo viaggio della stagione, per non farmi iniziare troppo sottotono, è un bel dieci giorni secchi senza passare dal via, motivo per cui mi sono preoccupato di lasciarvi i due post qui sotto uno via l’altro contro i due al mese ai quali vi ho abituati, così da non lasciarvi senza ossigeno per troppo tempo.
Dieci giorni nei quali, visto il ritmo attuale, nulla impedisce di pensare che gli scenari al ritorno potrebbero essere almeno venti diversi, tutti (s)paventati nonché provati per la canonica mezza giornata di punto fermo politico sugli obiettivi, al quale questo miracolo italiano che è la attuale maggioranza ci ha abituati nell’ultimo mese e che, pur diametralmente diversi l’uno dall’altro, riescono sempre a essere presentati e dai suoi fedeli cagnolini vissuti come tutti incredibilmente coerenti con il programma di governo che naturalmente è stato rispettato nonché quasi completato.
Quasi mi dispiace allontanarmi proprio ora che è partita la campagna “Compra anche tu uno dell’opposizione se ti fa tornare i numeri, non sarà ribaltone perché lo fai tu mica i comunisti”.
Vai a sapere in dieci giorni quante altre versioni di “sono gli italiani che ce lo chiedono” riusciranno a tirare ancora fuori tra gli applausi degli italiani che glie l’hanno chiesto.
Potrei tornare e trovare una maggioranza ribaltata, Diliberto al governo e Berlusconi in galera, Bossi alleato di Vendola, Bonaiuti a fare posacenere di vimini tra una visita e l’altra dei due vestiti di uguale, Calderoli dal notaio per fondare insieme ad Emanuele Filiberto il nuovo partito monarchico svizzero/padano in virtù delle comuni radici cristiane che per questa settimana provano l’origine comune dei due popoli (che ce lo chiedono).

Qualsiasi cosa troverò al ritorno, sarà come sempre mia urgenza quella di correre a leggere come i sofisticati lettori di Feltri spiegheranno al paese il loro averlo previsto, compreso, sostenuto e naturalmente votato un paio d’anni fa esattamente come sta avvenendo.
Certo, superare le ultime due settimane nelle quali gli stessi commentatori si sono trovati a dover scrivere commenti osannanti che spiegavano, nell’ordine: che andare alle urne era la prova che “Silvio” è il loro leone che nessuno gli mette i piedi in testa “Vogliamo le elezioni così spazziamo via il traditore!”, che non andarci più indispettendo la Lega le volesse era la prova che “Silvio” è il loro leone e nessuno gli mette i piedi in testa “Vogliamo le elezioni così spazziamo via il traditore!”, che andarci di nuovo nonostante la Lega non le volesse più era la prova che “Silvio” era un eroe che teneva lui il timone “Vogliamo le elezioni così spazziamo via il traditore!”, che non andarci più nonostante la Lega adesso le rivolesse era la prova che “Silvio” è il loro leone che decide lui e zitti gli altri “Vogliamo le elezioni così spazziamo via il traditore!”, che ora non andarci più e nemmeno la Lega le vuole più è la prova che “Silvio” è il loro leone che vista la crisi (giuro, davvero, sto citando) ha deciso che spendere i soldi del paese che ama in costose elezioni sarebbe stato sbagliato e ha quindi deciso di risparmiarli per spenderli per alzare i salari e risolvere la disoccupazione, dicevo superare ‘ste due settimane non sarà facile, ma sono sicuro che sapranno stupirmi e riaccogliermi come fino a oggi hanno saputo fare, spiegandomi che il nuovo scenario che troverò, qualsiasi sia, al rientro era esattamente nel programma di governo che “Silvio” gli ha chiesto di sostenere per difendere il paese dai comunisti “Vogliamo le elezioni così spazziamo via il traditore!”.

Insomma, se il destino è una roba che sta nel programma di due anni fa e lo stesso può essere detto diverso cento volte nei due anni senza che nessuna mente illuminata (che glielo chiede) noti la differenza non dico sempre facciamo anche solo un paio di volte, non vedo perché non dovrei riuscirci anch’io dicendo che va bene così, che l’11 settembre io sarò a Malpensa (quello che ce l’han chiesto gli italiani) pronto a sfidare qualsiasi invasato che voglia spiegare al mondo che la sua idea di dio è migliore di quella di quell’altro che la sua idea di dio dice che si deve andare alla guerra.
Ora una cosa va anche detta: che io non abbia mai considerato i fondamentalisti un’esclusiva islamica è cosa nota e se non lo è lo scoprite ora.
Detto questo, è evidente che essere riuscito a superare indenne dieci anni di trenta aeroporti all’anno è una roba che mica tutti ci riescono e sarebbe quantomeno inopportuno, diciamo che mi farebbe decisamente rodere il culo, essere io stesso la conferma delle mie idee e che la volta che salto in aria l’11 settembre per colpa di un fondamentalista religioso del cazzo, quel fondamentalista fosse cristiano.
Ma se questo serve per aprirvi gli occhi e farvi capire una volta per tutte che dove c’è un dio c’è un fondamentalista e dove c’è un fondamentalista c’è un cazzone che lo arma al grido di “Dio è grande” e gli dice parti, se insomma è il paese che me lo chiede per portare a casa questa sconvolgente verità, allora ok, mi presto io, ci mancherebbe, basta che poi la finiate di dire che la Lega è l’unica che vi difende perché caccia i musulmani dimenticandovi puntualmente che la Lega è fondamentalmente cristiana esattamente come quello per colpa del quale io per voi mi sacrificherò e salterò in aria.
Ok?
Rimaniamo d’accordo così?

Infine, una nota personale sempre per gli amanti del destino:
La settimana scorsa sono successe alcune cose.
Si sono finalizzate, diciamo, per usare un termine che ai ccciovani milanesi piace un sacco.
Insomma, ora no ma presto ne parlerò, nel frattempo tornato a Milano ho letto come sempre l’oroscopo di Breszny.
A me sono venuti i brividi, a voi non verranno perché in questi ultimi tre anni vi ho parlato solo di Berlusconi e quindi non potete avere la stessa fortuna.
Facciamo che vi fidate.

“Gemelli 21 maggio – 20 giugno
Probabilmente ricevi e mandi email che finiscono con la frase: “Spedito dal mio iPhone”. Ricorda questo dettaglio mentre ti racconto il mio sogno di ieri notte. Tutti i miei amici Gemelli mi mandavano email toccanti del tipo: “Devo tornare al punto di partenza”, “C’è qualcosa di veramente importante che devo fare, ma non ricordo cos’è” o “Sento una voce che mi chiama ma non so di chi è né da dove viene”. Tutti i messaggi finivano con “Spedito dalla mia iAnima”. Penso che il mio sogno sia in perfetta sintonia con i tuoi presagi astrali. È ora di tornare a casa, in tutti i sensi.”


Vado.

10 settembre 2010

è che le dispenso in giro #2

Per esempio se, sempre assetati come siete, non resistete dal sentire la fondamentale mia anche sulle contestazioni alla festa del PD, non dovreste far altro che andare qui.

Se invece lui vi sta sulle palle e non volete andarci ma lo stesso non dormite se non conoscete la mia anche su questo argomento, allora come sotto agevolo.

Non prima però di aggiungerci un update.
Sono due giorni che i vertici/media della maggioranza hanno fatto scattare la solita opera di mistificazione.
Il fumogeno è diventato la bomba carta.
La tecnica è sempre la stessa, quella di Fede che storpia i nomi, far finta di sbagliarsi fino a far passare la cosa.
"hanno tirato la bomba carta...cioè sì scusa il fumogeno"
Non "Il fuLogeno"..."il fuTogeno"...."il fuCogeno"...ché uno può sbagliarsi, no... "la Bomba carta cioè scusa il fumogeno" e il fumogeno diviene bomba carta per quella metà popolazione che non conosce la differenza o non la considera importante.
E così a ruota da un paio di giorni c'è chi riassume con "terrorismo", agganciandoci la novità intelligentissima che vede la colpevole del gesto essere figlia di un PM, come fosse quell'aggravante che non è ma che così viene presentata da chi sta piegando la realtà fino a renderla utilizzabile, fino a scoprire questo inaspettato dettaglio che la rende utile persino a battaglie parallele che con questa non c'entrano un cazzo ma che possono esservi agganciate causa botta di culo genitoriale.
Ed essendo una bomba carta e quindi attentato e quindi terrorismo, Bonanni di conseguenza oggi può parlare di arresto senza che nessuno gliene tiri un altro, sapendo che essendo anche figlia di un PM non passerà un giorno prima che qualcuno dica che se non è stata arrestata non è perché non è un reato tirare fumogeni (altrimenti fuori dagli stadi dovrebbero esserci treni con le grate alle finestre pronti a partire a fine partita) ma perché è figlia di un PM, quindi protetta, quindi i PM sono politicizzati, quindi è una casta e per di più filoterrorista.
Ualà, tecnica per l'ennesima volta a segno, mistificazione compiuta, realtà per l'ennesima volta piegata a uso e consumo.


Fine update, agevolo di nuovo saggezza:

Sono giorni che si parla delle contestazioni come fossero delle violenze volte a zittire Dell’Utri, poi Schifani, poi Bonanni.
Ce ne fosse uno che considera i tre sopracitati come semplici elementi esterni di un gioco che nemmeno li riguarda.
No, macché, troppo ghiotto il piatto per non dare per vero il primo strato della foto e utilizzarlo per il vero punto d’incontro trasversale che è riuscito a unire l’intero arco parlamentare: la libertà di parola.
E che bello, ma che bel suono, e parliamone un po’, massì, c’è spazio e mancano gli argomenti, difendiamo la libertà di espressione che se non è anche di Dell’Utri non è di nessuno e darei la vita e bla bla bla.

Sai che c’è?
C’è che viene da chiedersi se la capacità di analisi sia forse la vera emergenza nazionale, prima ancora del processo breve e, settimana prossima, della par condicio.
Non che la tua sia sbagliata, eh, intendiamoci.
E’ che è vera ma riferita a uno scenario che forse non è quello, o comunque non è così certo che sia l’unica lettura possibile degli stessi eventi.

Te ne propongo un’altra, la stessa scena ma da un’altra prospettiva:
Chi davanti al palco ha impedito a Schifani di parlare, non fischiava Schifani, fischiava Fassino.
Chi ha contestato violentemente Bonanni, non contestava Bonanni, ma Letta.
Stessa prospettiva: Fassino non difendeva Schifani richiamando gli squadristi, ma sé stesso.
Letta in piedi col dito alzato non difendeva Bonanni (né tantomeno la libertà d’espressione) ma metteva in piedi la scenetta provata davanti allo specchio per tutto il giorno (il gomito, dai, ma l’hai vista com’era fasulla la tensione?) per la quale Bonanni era necessario al fine di dire “Ma quanto siamo democratici noi, eh?”.
E arrivo al punto.

Il Piddì, alla lunga e pare interminabile sequenza di incredibili cazzate comunicative che è fino a oggi e dal primo giorno di fondazione riuscita a inanellare inarrestabile, ha oggi aggiunto questa che forse è la più sofisticata e, per questo, la più madornale (essendo il piddì tutt’altro che un tavolo di sofisticati comunicatori):
utilizzare il proprio spazio/palco non per parlare, ma per FAR parlare.

Ora tu dirai “e che c’è di male?”.
Niente, se fossi un partito che ha già detto tutto ciò che doveva dire ai suoi elettori fino a sviscerare e risolvere ogni singola area scoperta di messaggi e posizioni e progetti, al punto da potersi permettere il lusso di concedere il suo spazio/tempo addirittura agli avversari.
Niente, se fossi la Lega, in sostanza.
E invece sei il Piddì, un partito delle cui idee ancora si ricerca non dico l’origine ma almeno la forma, così da risalire autonomamente se proprio se ne ha voglia all’origine.
Un partito la cui linea è chiara quanto il genoma letto da me.
Un partito i cui stessi elettori faticano a descrivere forma, progetti, prospettive.
Un partito che utilizza ogni piccola finestra mediatica che la mastodontica macchina avversaria le concede in briciole di brevi secondi intervallati da settimane di vuoto, per lamentare l’assenza di spazi per “comunicare le nostre proposte e non sapete com’è dura fare opposizione quando non hai spazi per far conoscere le mosse che fai ma che nessuno vede” e giù lacrime e tu dici “Beh, questa era un’occasione, potevi approfittare e infilarci dentro una proposta, invece che la comunicazione dell’assenza di occasioni per comunicare una proposta”.

Ecco tu sei questo partito, no?
Ecco una volta all’anno gli spazi te li costruisci da solo, le telecamere sono le tue, lo spazio è il tuo, la gente che non vedeva l’ora di sentirle queste proposte è la tua che è lì per dirti “Hai ragggione cazzo, creiamoceli da soli gli spazi per parlarci, ora siamo qui, dicci tutto, non te lo possono togliere il microfono ora e vediamo se riescono a impedirti di dirci le tue proposte! Basta dieci secondi tra una dichiarazione filogovernativa di Schifani e una di Bonanni! Ora siano tre ore tutte di proposte, così ci convinci e votiamo!”
Ecco, tu a quel punto rispondi:
“E ora passiamo la parola a Schifani e poi a Bonanni, perché siamo democratici”

Tu sei proprio così sicuro sicuro di vedere la cosa dalla prospettiva giusta, quando dici che quelli che si sono fatti due ore di fila in macchina per finalmente sentire le tue proposte senza i tagli/panino della macchina da guerra RaiSet, roba della quale ti lamentavi tu eh, e si ritrovano a dover ascoltare per due ore Schifani perché tu ti possa dire un sacco democratico, se ti tirano giù il palco di fischi e sedie si sono comportati male malino?

Non so, io credo che a furia di inseguire la bandiera della difesa delle libertà (ehm) si sia finito col perdere completamente la bussola.
Un partito che passa il suo tempo a piangere perché i suoi elettori non lo votano perché gli viene impedito di far arrivare loro le proposte che eccome ci sono oh quante ne abbiamo madonna che carrettata di progetti se solo ce li facessero comunicare e poi quando ha una settima di orecchie spalancate decide che la priorità è la difesa della Libertà che va dimostrata sparando in quelle orecchie non quei progetti e sentiamoli, ma la voce di Schifani… beh, fanculo al bon ton e se ne venga giù la tenda con sotto te, le tue lacrime da calimero per 355 giorni l’anno quando Schifani non ti fa parlare e la tua difesa del diritto di Schifani di parlare anche negli unici 5 che erano tuoi e la gente tali se li aspettava.

La Lega potrebbe permettersi una boiata del genere.
Perché non c’è una sola virgola delle sue idee che non sia stampata dentro ogni suo elettore fino al punto che anche se stai zitto o se fai parlare il tuo peggior nemico, non hai comunque perso una virgola o un solo voto e a quel punto sì che puoi persino guadagnarne se li fai parlare davanti ai tuoi, perché i tuoi li consolidi se gli dai in pasto un “comunista”.
La Lega, non il Piddì.
Hai mai visto fare una roba del genere?
Macché, quelli anche potendolo fare non si staccano un secondo dai loro microfoni e se raccolgono qualche migliaio di loro sostenitori quella piazza la usano per incollarseli ancora di più addosso, per accenderli ancora di più, per eccitarli all’inverosimile e gli altri si fottano, vadano a parlare a casa loro.

E tu sei il Piddì.
E fai il democratico.
E piangi l’assenza di microfoni e quando li hai li regali e se i tuoi s’incazzano gli punti pure il dito contro perché loro eh eh eh non sono mica democratici come te.

E il giorno in cui viene stracciata ogni operaia speranza contrattuale per sostituirla con il testamento nazionale e tombale dei diritti e la distruzione dei sindacati viene certificata nero su bianco, il giorno in cui il sindacalista più governativo che esista rilascia una dichiarazione profedermeccanica che sigilla il suo essere di confindustria temporaneamente spostato a quinta colonna in fabbrica, quello stesso giorno, non un altro, quello stesso, nella città di quella FIAT che sta facendo carne da macello di quegli operai che hai davanti, quella città, non un’altra, quel giorno, non un altro, il giorno dell’apertura dei cancelli che per ciascuno di loro è il primo della serie finale che durerà lo spazio della cassa integrazione e poi il futuro aspettano che glielo dica tu che dici di averlo in mente ma nessuno ti da spazio per raccontarglielo e loro corrono lì perché nessuno ora potrà toglierti il microfono, loro vengono lì a sentire come li aiuterai a non essere maciullati insieme ai loro diritti chi gli fai trovare sul palco?
Bonanni.
Lui, non uno degli altri.
Perché così sei democratico.
E vaffanculo, tu una sedia allora te la meriti.

Bonanni e Schifani, in tutto quello che è successo in quella piazza in questi giorni, non c’entrano assolutamente nulla.
Sono semplicemente la forma del perché il Piddì era roba morta ancor prima di nascere.
I fischi, le sedie, i fumogeni, non erano per loro.
Erano per chi agli operai ha fatto trovare Bonanni e Schifani e s’è pure incazzato quando questi hanno detto “ok, confine superato, al mio segnale scatenate l’inferno”.

Scusa la lunghezza, però basta, con ’sta storia della libertà di parola, come fosse il problema.
Libertà sì, ma allora sia reale.
E certe parole non si possono sussurrare, né certe sedie possono essere tirate in faccia, contrattualmente e moralmente, solo a chi le ha costruite, salvo poi insultarli se le rispediscono indietro.

è che le dispenso in giro

e insomma niente, non avendo voglia di riscrivermi riporto la mia (fondamentale) su 'sta cosa della ragazzina scomparsa.
So che non stavate più nella pelle e mi sembra brutto non fornirvela.

Per le decinaia e decinaia di amanti del "ma dove sei finito, perché non scrivi più niente accidenti?", specifico che il pippone qui sotto nasce da questa riflessione.

E quindi, oh voi assetati, agevolo saggezza:

è anche vero che non era passato manco un giorno dalla scomparsa, che già era sparato su tutti gli schermi come il caso nazionale.
Come dire che anche i media hanno bisogno di essere “cugini” del caso e che per questo non possono che trovare decine di cugini pronti a contribuire al tutto.

Allora forse, come spesso ultimamente accade, sarebbe anche il caso di riprendere un po’ le redini delle cose e dare loro le dimensioni che hanno e non quelle che gli si assegna.
Da quando esiste l’istituzione famiglia esiste il desiderio adolescente di fuggirne.
A volte concretizzato, altre tentato, altre abbandonato.
Preoccupazione dei genitori a parte, l’idea della fuga e in certi fortunati casi anche la sua breve concretizzazione, sono nella vita di alcuni anche dei momenti di svolta e di crescita, non raramente persino di riavvicinamento a quelle figure genitoriali dalle quali si fuggiva per poi scoprire quanto nel buio della notte e delle città fosse fondamentale la loro vicinanza e protezione, che a quel punto si corre indietro ad apprezzare.
Ecco, ’sta ragazzina è stata data, nemmeno troppo tra le righe, per morta esattamente un istante dopo l’allarme scomparsa.
Questo perché ai media interessa il morto, non il normale adolescente che sperimenta la vita in tutti i suoi normalissimi inciampi.
E quando ai media interessa il morto, la preoccupazione di una madre, la cui emotività mette legittimamente l’eventualità catastrofica al primo posto, genera un formidabile mix di elementi sui quali ballare come poche altre situazioni/tipo permettono, omettendo completamente qualsiasi altra ipotesi, fin’anche quelle che logica (ma soprattutto statistica) vedrebbe in prima posizione se non altro per qualche iniziale giorno.
Invece oggi accade il contrario: la prima tesi sparata h24 è che sia morta, dopodiché si lavora a valutare elementi che smentiscano l’ipotesi altrimenti valida e se cominciano a uscire, ma chi l’avrebbe mai detto, elementi per valutare anche l’ipotesi fuga, si comincia a dire “un po’ morta…forse morta…potrebbe essere un po’ viva…è probabile sia viva…forse è un po’ scappata…pare ci siano prove della premeditazione…si ci sono ma forse non sono sue…si forse sue…accipicchia sono sue…però al momento potrebbe comunque essere morta, eh”.

Io non lo so se è scappata, potrebbere essere morta, potrebbe essere viva e felice (chi non scapperebbe da una madre che ti inchioda alla sedia delle interminabili riunioni dei TdG?) potrebbe essere tutto.
Quello che so è che questa società la vuole morta e se ricerca viene fatta è sulle prove che lo confermino, non sul contrario.
Anche perché le prove del contrario, oltre che essere una nuova al giorno, sono anche nella storia stessa degli adolescenti, soprattutto quelli in famiglie difficili.
E mi si perdoni il cinismo, ma una madre che quando la figlia scompare invoca il presidente della Repubblica per dirgli che non sta facendo abbastanza, beh, quella è una famiglia difficile.
Il problema è che nel paese dei media che vogliono il morto, Napolitano le risponde pure come se fosse cosa sua e allora tutto questo diventa persino normale, normale quanto la conseguente comparsa di fiumi di cugini che a quel punto sono l’espressione più ovvia di una roba che di normale non ha più nulla dal secondo successivo all’orario in cui sarebbe dovuta rientrare per cena e invece, come milioni di adolescenti nel mondo, non l’ha fatto.

Un segnale sarebbe già arrivato, si dice.
Vero.
Se ad una ragazzina in cerca di una normalissima accelerazione di vita non fosse stata offerta in un istante la possibilità di essere qualcuno.
Perché il bello è questo: si sta dicendo che se fosse viva dovrebbe se non altro tranquillizzare la madre.
Si sta in sostanza chiedendo all’unica con il diritto di non esserlo e che ha dimostrato di non poterlo essere, di vestire i panni dell’unica con un minimo di raziocinio, mentre tutto intorno a lei il mondo, compresi quelli che glielo chiedono, l’ha perso completamente.

Manco Libero riesce a stargli più dietro

Vedi cosa succede quando una maggioranza rilascia dichiarazioni a ritmo di una ogni ora per ciascun suo esponente e una l'opposto dell'altra nell'epoca della sovrabbondanza di media su piattaforme che viaggiano su tempistiche diverse?

Succede che se due di quelle dichiarazioni cascano in quella finestra temporale che avviene una volta al giorno nella quale uno si può aggiornare e l'altro no, ti ritrovi il giorno dopo a leggere:
Sui giornali che la Lega lancia due missili: salire al colle col coniglio dal cilindo dello scioglimento di una sola delle due camere e astenersi dalla fiducia al governo per contare gli effettivi voti di Berlusconi.
Sugli altri media che la Lega sosterrà il governo perché il leader è Berlusconi.

E questi sono quelli che il TSO lo vorrebbero per le donne in gravidanza.

9 settembre 2010

Ridateci Cossiga

Torno e trovo in mail una cascata di commenti ad un video vecchio di due anni.
Cosa sarà mai successo per spiegare quest'impennata?
Avran mica ridetto che Mangano è stato un eroe?
La smettete di fraintendere sempre tutto?

6 settembre 2010

Berlusconi è uomo di spirito, dice.

Bersani, quindi il PD, a caldo:
"Fini ha detto un paio di cose che ci interessano, per esempio la legge elettorale"

Non "per esempio il patto capitale-lavoro".
Non "per esempio il welfare in via di scardinamento".
Non "per esempio la povertà sociale"
Non "per esempio gli investimenti in ricerca"
Non "per esempio il patto generazionale"

No.
La legge elettorare.
Mavaffanculo, vah.

Manco il welfare ha lasciato alla sinistra.
Il welfare cazzo, dovevano esserci le barricate da due anni e Bersani manco lo cita.

Fini oggi non ha cancellato Berlusconi, ha cancellato il PD.
L'ha reso superfluo.
E quello se ne esce con l'interesse per la legge elettorale.
Come se fosse quella, il suo problema.
Se c'è qualcosa dietro cui nascondere la verità sulla serie di sconfitte elettorali quel qualcosa è esattamente la legge attuale e quello la vuole pure cambiare.

Comunque, a chi ancora si ostina a dire che Fini si è spostato a sinistra, sarà sufficiente ricordare che quando ha detto che sarebbe demagogia dire che si possono abbassare le tasse a tutti, non ha chiuso il concetto con "quindi si tassino le rendite".
Finalmente un politico che fa un discorso politico come non se ne sentivano da anni e hip hip hurrà a chi ha dimostrato cosa il cavaliere non sarà mai in grado di fare e non per un'ora e mezza ma nemmeno per cinque minuti.
Ma sempre di destra resta.
Famiglia e Patria.
E' mancato Dio (no! quando? e come è successo??? ahahahahah!) ma ci penserà domani L'Avvenire.

La Lega ha capito e ha già accesso i motori, "gli Interni sono pronti anche domani".
Se Berlusconi non è scemo, e non lo è, il governo cade immediatamente.
E poi sono cazzi davvero.

2 settembre 2010

Finisce l'estate

Finisce l'estate del Presidente che attraverso lo spot del ministro del turismo chiedeva agli italiani di dedicare le vacanze ai beni culturali della amata patria, anche quest'anno come sempre piena di turisti grazie al suo intervento su Alitalia che se lasciata ai francesi sarebbe stata usata per dirottarli in Francia.
Finisce l'estate del ministro del turismo e di quello dei beni culturali, entrambi andati a passarla in Francia.

Finisce l'estate del Presidente che regala Ibra ai suoi tifosi, che così interromperanno le loro contestazioni politiche e potranno tornare a votarlo di nuovo come il più grande statista del secolo.

Finisce l'estate e ci si avvia verso l'autunno, quell'autunno di campagna elettorale coltello tra i denti, il cui inizio sarà indicabile con precisione estrema in un solo preciso giorno:
quello in cui il grande Corradino Mineo verrà spedito a esercitare la sua libertà di stampa e di critica, ma soprattutto la sua ironia, in un qualsiasi giornalino di quartiere.
Di un quartiere di Bogotà.

video

20 agosto 2010

il tg dice che il 6 non arriva

Oh, eccola.

Lo dicevo io che le erano state solo concesse un paio di settimane in più.
Secondo statistica mancano ancora un paio di giorni a domenica e quindi almeno un'altra.
Week end nel quale se leggerete la parola "Emergenza" sarà riferita al traffico, ovviamente.
Quindi al massimo sarà una vittima della strada.
Una delle millemila all'anno.

Il problema è:
Se l'ex la metterà sotto con l'auto, andrà a far parte delle vittime dell'amore maschile o della strada?
Bah.
Vabbè, se non lo capirò con la prossima ne avrò altre tre la settimana dopo per chiedermelo e tre quella dopo ancora e via così.
Da secoli, circa.

E adesso sia un autunno di processo breve e par condicio.
Il popolo ce lo chiede queste emergenze.

La par condicio per non vedere queste notizie in tv e il processo breve per esser fuori dopo sei mesi a puntare la prossima.
Che in un modo o nell'altro un po' zoccola che se le cerca lo è sempre.
Anche questo da secoli.

19 agosto 2010

Le chiacchiere se le porta lu uènto

A differenza di quanto promesso, siamo tornati non dopo cinque donne uccise ma dopo solo tre.
Il che non significa che abbiamo noi anticipato il ritorno ma che, avendo fatto meno caldo del previsto, nel tempo in cui di solito se ne uccidono cinque, se ne sono salvate due.
O due hanno solo visto concedersi qualche settimana in più di vita, a seconda del lato dal quale si guarda il mondo.
Per far tornare un minimo la previsione facciamo che una delle tre uccise, la filippina, vale due visto che è stata uccisa da innocente per uccidere per interposta persona la vera destinataria dell’amore maschile.
Quindi è come se valesse due, dai.

Adesso un momento intermedio di cuscinetto, per rimettere insieme le idee e provare a dare un ordine alle cose da raccontare.
Niente di storico, per carità, nulla che non possa lasciare indifferente il mondo della cultura e della comunicazione.
Un po’ di tempo per capire cosa merita di essere raccontato della giornata a L’Aquila, quante cose (poche) si potranno scrivere e quante no (molte) dei miei quotidiani colloqui con il chirurgo più ospitale del mondo, fonte per il mio appassionato dietrologismo indispensabile quanto un’oasi dopo una traversata del deserto, che mi ha riempito tante di quelle caselle bisognose di crocette per chiudere i miei cerchi, che non vedo l'ora di reincontrarlo per avere il resto.

Poca voglia di spendere chissà quali acrobazie mentali per commentare le due scemenze che questo agosto politico ha messo a disposizione.

La morte di Cossiga, per esempio, al quale poco prima di partire e in assenza di qualsiasi notizia che preannunciasse la sua fine, augurai lunga vita in una maniera che a leggermi oggi mi chiedo perché mai non ho augurato lunga vita a un sacco di altra gente in vita mia, a sapere che sarebbe bastato così poco per levarseli di torno.
Una morte sulla quale poco c’è da dire se non che è realmente sconfortante non tanto il teatro di “Statista” e “Assassino” che si alternano da un paio di giorni, quanto l’assurdità di quel giornalismo, che poi corrisponde in gran parte a quella fetta di paese che vive in funzione della copertina di Sorrisi e Canzoni, che da un paio di giorni attende l’apertura del testamento con la domanda “Conterrà qualche rivelazione sui segreti di stato?”
E questo è realmente sconfortante, questo vedere il paese definitivamente composto da menti ormai incapaci di distinguere politica da notizia da salone di parrucchieri, al punto da ipotizzare che un uomo che muore decida di mettere i suoi segreti tra il servizio da caffè lasciato alla nipote e la casa in campagna lasciata agli amici pastori, un paese che ha così tanto interiorizzato lo spostamento del piano politico su quello dell’orticello personale, da pensare che non ci sia niente di intellettualmente misero nel pensare che il nome di chi ha messo la bomba alla stazione di Bologna Cossiga potrebbe averlo tranquillamente messo nel testamento.
Niente, capacità di analisi lucida degna di un criceto ormai elevata a media nazionale.

Fini e la casa di Montecarlo, per esempio.
Un paese appeso a un piano cottura, l’avrebbe mai immaginato mio nonno mentre si faceva sparare per difenderlo o non si faceva sparare per difendersi, a seconda del lato dal quale si guarda la famiglia.
Stai lì e ascolti dibattiti sulla lunghezza del piano di marmo e l’altezza del forno, sarà stato a ventilazione, chissà, è il paese che ce lo chiede, lo stesso che ipotizza la nazionalità del missile di Ustica insieme alla divisione del terreno tra i cugini, i criceti vogliono la ruota, il padrone gliela da, dice che sono loro a chiederla per divertirsi.

E intanto Fini, che tanto quanto Cossiga le cose importanti che potrebbe rivelare se le tiene ben strette e se rivelazioni fa riguardano il fatto che berlusconismo è killeraggio mediatico e ‘sticazzi, chi l’avrebbe mai detto, diamo il paese in mano a tanta illuminazione.
E intanto Fini, dicevo, che potranno dire tutto quello che vogliono ma ha capito perfettamente come si abbatte il Re (e vogliamo parlare del sottoscritto, 'sto genio incompreso -sigh- che sono mesi che lo dice cosa sarebbe successo oggi), che sta usando le stesse armi del Re per abbattere il Re.
Leggevo e mi chiedevo se Feltri si sta rendendo conto di quanto stia aiutandolo ad abbattere il Re.

Vabbè, ve la faccio breve:
1) Feltri riempie di accuse consistenti quanto quelle su Boffo la famiglia Fini, così convinto di essere protetto da non nascondere nemmeno l’affinità con la strategia Boffo, tanto da quelle parti sanno che l’italiano di oggi è soddisfatto in maniera direttamente proporzionale al sangue che vede scorrere, vero o meno che sia non se lo pone come problema anche perché non lo saprebbe manco più riconoscere.
2) Fini lo lascia fare senza difendersi realmente se non su piccole virgole che però non devono arrestare la macchina attivata dal Re e anzi alimentando la bava di Feltri così che sia stimolato ad inventarne sempre di nuove.
3) Feltri ne sforna ogni giorno una nuova fino a riempirci l’intera stagione estiva altrimenti vuota.
4) Fini attende che l’asticella sia alta al punto da essere imputabile, perché la sua strategia è attivabile solo quando sarà realmente accusato.
5) Feltri ci cade e si fa trascinare tronfio in tribunale, convinto che il fine sia colpire lui, cosa della quale non ha paura.
6) Fini arriva a settembre, in piena campagna elettorale, da presidente della Camera e quindi nelle possibilità di sottrarsi ai magistrati grazie alla legge che il Re ha voluto non solo per sé ma anche per le altre tre alte cariche e, con un colpo di teatro che il Re non potrà contrastare se non facendo lo stesso, non se ne serve e si presenta ai giudici
7) I giudici chiederanno a Feltri se ha verificato quel fatto là delle sirene della polizia monegasca che viaggiavano a tutto spiano
8) Feltri farà spallucce tanto quanto le ha fatte sul caso Boffo, sulla lettera delle BR che si erano auto spediti, sul fidanzato di Noemi e su tutte le campagne che si sono rivelate buchi nell’acqua della vergogna ma alle quali ha risposto con un chissenefrega.
9) Fini vincerà senza essersi servito dello scudo che come presidente della camera avrebbe potuto usare
10) Chi continuerà a utilizzarlo, apparirà come un pavido.
11) Una questione di dimensione politica due, regalerà a Fini un ritorno d’immagine di dimensione politica cento.
12) Avendo puntato due mesi su un bilocale, sarà impossibile per i cavalieri del Re contrastare il risultato d’immagine dato dal fatto che se la cosa più impattante che avevano tirato fuori per abbatterlo si è rivelata un buco nell’acqua, l’uomo che sarà stato capace di uscirne senza scappare diventerà gigantesco e per dimostrare di non avere “altri” scheletri nell’armadio gli basterà da quel giorno in poi richiamare il nome Feltri.
Uno che se ci fosse stato dell’altro certamente l’avrebbe usato, uno che se ci fosse stato dell’altro certamente l’avrebbe visto arrivargli sulla scrivania, uno che evidentemente davvero non c’era altro se non una cucina comprata da uno che si licenzia per dire la sua e un appartamento dato a un parente.
In un paese governato da Berlusconi, quello che mette il segreto di stato sulla sua casa vacanze, davvero roba da milioni di padani in piazza che è il paese che ce la chiede un po’ di sana moralità a palazzo.

Ah, i padani, alla fine.
Nel viaggio di ritorno mi sono sentito su Radio Radicale l’intera diretta dal palco della giornata a Ponte di Legno.
Da non credersi se non lo si fosse ascoltato, ma per 4 ore non c’è stato uno, dico uno solo, ragionamento.
Si sentivano persino gli sputi di bava attraverso l’autoradio, si sentivano le gole rauche da comizio palle in mano, si sentivano gli stenti di un uomo che se non fosse pericoloso quanto (perché) mentalmente instabile comincerebbe seriamente a suscitare pena cristiana per la condizione in cui si trova.
Si è sentito tutto per quattro ore, ma una frase che contenesse un ragionamento politico, non necessariamente condiviso, nemmeno a trovarla col lanternino.
E questi hanno in mano il governo.
“Aaaahhhhh AAAhhhhhh (è l’ictus) Ahhhh Padaniaaaa…”
“Libera!”
“aaahhhahhhhh ahhhh ahhhh ahhhh Padaniaaaaaaa…”
“libera!”

Mentre Calderoli spiegava come tecnicamente hanno bypassato i vincoli delle leggi democratiche.
“Ci sono cascati” ha detto, così, letterale.
Ecco, in quattro ore l’unica frase che conteneva qualcosa di politico è stata questa.
L’avessi trovata su qualche giornale il giorno dopo.

Poi vi dirò de L’Aquila.
Devo riordinare le idee e capire prima di tutto se si respira più morte passeggiando nel centro storico o tra i vialetti delle C.A.S.E.
Il dubbio nasce dal fatto che il silenzio che ti circonda è identico in entrambi i siti.