13 ottobre 2014

Faccio un salto e domani ne faccio un altro

Il vantaggio di essere sempre in viaggio è che le distanze spazio/temporali diventano relative, nel senso che si azzerano, nel senso che mi chiamano e mi dicono che c'è da Fare un salto a verificare l'allestimento delle proiezioni per l'evento del quale domani andrò a fare la regia a Montecarlo, ruolo che mi inserisce nella lista di quelli che quel salto dovranno farlo, in una posizione così prioritaria che la data del salto viene stabilita in base al mio calendario lavori in corso.
Farò la regia del resto, se non lo verifico anch'io l'allestimento chi lo deve fare?
Dico giovedì, si organizza per giovedì, andiamo a fare il salto giovedì e venerdì si rientra.
Sul pianeta sul quale abito io nel quale le distanze spazio/temporali si annullano, Fare un salto a verificare le proiezioni significa salire su un treno e farsi sette ore di viaggio per andare a Pescara nella sede degli allestitori tecnici, roba che l'80% di quelli che conosco per fare la metà delle ore di viaggio si organizza con un mese d'anticipo e le fa solo se è per poi fermarsi dieci giorni in vacanza.
Noi saliamo sul treno, ci facciamo quelle sette ore, verifichiamo l'allestimento, ci svegliamo la mattina dopo, risaliamo su un treno e torniamo a casa.
L'ultima volta che ho fatto quel viaggio in treno su quella tratta attraverso le stazioni di San Benedetto, Cupra, Porto San Giorgio, Ascoli, no vabbé niente.
Dicevo che lo spazio è relativo e il tempo è relativo, quattordici ore di viaggio in trenta di Salto e non sentirle, si direbbe per altissima professionalità.
Col cavolo.
Si va per mangiare.
Allora voi adesso immaginatevi un allestimento temporaneo di una proiezione di una ventina di metri di base che viene montata solo perché noi la possiamo verificare e rismontata la mattina dopo per esser caricata sui bilici e spedita a Montecarlo dove domani verrà rimontata nel posto dove si terrà l'evento, serve uno spazio aperto tipo il cortile degli allestitori che ci accolgono e quando dico ci aggolgono intendo dire che non preparano solo l'allestimento, ma nell'allestire si curano di allestire anche una sagra di prodotti locali per accogliere i forestieri conosciuti per essere gente che si muove soprattutto per mangiare e poi, tra un pasto e l'altro, per lavorare.
Ché noi sette ore per dire "Ok funziona" e poi tornare a casa ce le facciamo anche, ma questo anche perché sappiamo che lavorare ok, ma lavorare con una griglia di proiezione è un conto, lavorare con due griglie, una di proiezione e una di arrosticini è altro discorso.
Quando poi conoscendo la nostra capacità fagocitante gli arrosticini comprati sono in numero duecentocinquanta, le sette ore di treno diventano un lampo, diciamo un salto.
Agevolo documentazione fotografica numero 1 ritraente allestimento serata a tema Salto per verifica:



Allora diciamo che la serata si svolge nel migliore dei modi e dei tempi e dei gusti, del vino non ne parliamo perché come lo descrivi un vino tanto buono?
Le fai eccome sette ore per andare a farti una grigliata di duecentocinquanta arrosticini a Pescara bagnati con un rosé ghiacciato e rientrare a casa la mattina dopo.
A meno che tu non sia me che Tu non mi basti mai e allora quando leggi la mail con il treno di rientro e ci leggi sopra come orario le 12.15, rispondi subito alla mail con un lapidario "A cavallo del pranzo? Sul mare?"
Non che non sapessi con chi stavo parlando e che quindi bastasse solo che uno di noi alzasse la palla perché uno qualsiasi degli altri tre la schiacciasse.
Si cambia l'orario del treno, lo si sposta alle 16, che cavolo lì è estate, trattoria sul mare sia, per tornare a casa c'è sempre tempo, prima il pesce e il profumo di salsedine, ci sono delle priorità nella vita e il lavoro è ovviamente una di queste.
Agevolo documentazione fotografica numero 2 ritraente momento di duro lavoro di briefing tra direttore di produzione e Project Manager:


Il treno incombe, il nord ci reclama, non ordiniamo alla carta ma a tempo, abbiamo un'ora, fate voi, la cosa più veloce che riusciate a fare e poi fuggiamo in stazione.
Agevolo documentazione fotografica numero 3 della cosa più veloce che riescono a fare:



Poi treno, sette ore, si rientra a casa dalla giornata di duro lavoro.
Relativamente parlando.

Ok ok, non avevo niente di romantico da scrivere né ho tempo per lunghe e noiose analisi socio-politiche, al momento oltretutto rese complesse dal fatto che non ho più tempo per seguire cosa stia succedendo a palazzo e quindi potremmo essere a Frittole nel quasi milleecccinque e per me politicamente sarebbe uguale, quindi non state a fare i puntigliosi, anch'io ho il diritto di essere banale e di nessuna qualità formale né sostanziale ogni tanto, beccatevi la sterile cronaca di una delle tante dure giornate di lavoro di evidente scarso interesse per il mondo ma di altrettanto evidente interesse per chi si chiedesse quando sparisco dove diavolo vada, che cavolo di vita faccia, che accidenti di posti attraversi.
Faccio questa vita qui.
E' un lavoro duro, durissimo, ma qualcuno deve pur farlo perché voi possiate ballare e ridere e 'mbriacarvi davanti agli schermi senza mai chiedervi quanto accidenti di lavoro e di ore e di fatica e di arrosticini e di persone splendide, come quelle che ci hanno regalato questo paradiso del gusto e ai quali non finirò mai di dire grazie anche per una serie di altri fattarelli dei quali parlerò al ritorno, ci siano dietro.
Ci siamo noi dietro, con le nostre ore relative, le nostre vite a chilometro zero nel senso che possono essere dieci o mille li facciamo in un batter d'occhi come fossero sempre zero, noi che sacrifichiamo intere vite personali rese impossibili da questa vita a tempo triplicato e geolocalizzazione random e prezzi altissimi in termini di fatica e di due ore di sonno a notte per mesi, per anni, ma che suono che ha "Benvenuti questo è il vino questo è salame questo è formaggio e questi sono duecentocinquanta arrosticini", dove andiamo a mangiare oggi, andiamo a mangiare a Pescara, ma siamo a Torino, fa niente a Pescara c'è un posticino sul mare che è una bomboniera, domani dove andremo, domani andremo a Montecarlo a strafogarci di tartare...a lavorare duramente.
Voi volete godere dello spettacolo, noi anche, fine, stop, non si discute, o entrambi o nessuno dei due.

E vieni con me anche davvero cazzo, finiscila con 'sta pantomima della vita che non può diventare magica domani stesso, il mondo là fuori è faticoso per tutti ma può anche essere saporito oltre che faticoso, fidati di me che so come si fa e nemmeno prendo in giro dicendo che no, faticoso non lo sarebbe.
Lo sarebbe, in un modo o nell'altro lo è sempre, ma la differenza è che io so come condirlo con il meglio che si può prendere.
Guarda davvero non sono molte le cose che mi riescono così perfette, anzi diciamo solo una, ma di sicuro dopo vent'anni che faccio 'sta vita posso garantire che rendere gustosa, davvero gustosa, una vita di fatica, davvero di fatica, è una di quelle, anzi diciamo l'unica, sulle quali potrebbero darmi una cattedra all'università.
Ti do centodieci, giuro, la lode e naturalmente pure il bacio accademico.
E che bacio.
Accademico nel senso di perfetto.
Vabbè, io intanto inizio ad andare, 'sti altri quattrocento chilometri e non sentirli, pensa con quanta facilità mi catapulterei da te ogni volta che mi dicessi Mi manchi.
Faccio sette ore di treno solo grazie all'immagine di una pasta con le vongole in riva al mare come meta, hai idea di cosa farei se quell'immagine fossero le tue braccia?
No, 'spe, non volevo dire che tu stai sul piano dove stanno le vongole, cioè intendevo dire che, cioè quel fatto là dei piaceri, cioè del non temere distanza di tempo e di spazio, la annullo per le vongole figurati per te, no 'spe di nuovo, cioè tu di più, anche le vongole e gli arrosticini però eh.
A piedi ci verrei, stupida.





11 commenti:

  1. Anonimo07:47

    Cherì,
    accidenti a te.
    con questo post mi hai dato la prova provata che - non so perché, non so percome, ma soprattutto chissenefrega - qualcuno ci ha separati alla nascita.
    Il che, capirai che mi desta un po' di preoccupazione.

    :DD

    lisa

    p.s: approvo il menù, però via, il rosé è da passerine!

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    1. Cosa avresti adesso contro il rosé...

      ...no, perché se vogliamo buttarla in rissa, allora il modo migliore per farlo è attaccare il rosé ;)

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    2. Bene, caro Claudio: dirò il mio parere visto che è stato richiesto.
      Sono caustica ma anche zuzzurellona, nonché una bischera fiorentina - indi per cui, capirai il tono un po' flambé.

      Il vino rosé NON è un vino ragazzi: vi dò questa bruta notizia.

      :PP

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    3. @bongiornoesseova
      Va bene, non chiamiamolo vino.
      Non è né Chianti né Grignolino, né Fiano né Pagadebit, né Falanghina né Marzimino, né Corvo né Orvieto e non è neanche Sciacchetrà o Morellino di Scansano o Is Arenas... però su certi piatti ci sta bene lo stesso ;)

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    4. Bene, vado cha ci troviamo d'accordo.
      Aggiungerei pure che non è nimmanco Carmignano, vieppiù.
      ;)

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  2. Griglia per arrosticini?! Quella è una furnacella, o canala, per dio!

    (non potevo non scriverlo, la mia metà abruzzese non me lo avrebbe perdonato)

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    1. Evabbuò su...eh quanta rigidanza!
      Mi serviva dire Griglia per fare lo spiritosissimo parallelo cin la griglia di proiezione.
      No eh?
      Mh.

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    2. Cherì, maggico pinti c'ha raggione, c'ha. Eh. :))

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  3. Mirco08:39

    Bru, per gli spostamenti usare l'aereo o l'elicottero?
    No?

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  4. Anonimo15:07

    Fino a tre quarti volevo propormi come moglie/assistente/portaqualsiasicosa.
    Poi ho capito che era tutta una dichiarazione a qualche stron... altra donna e ci sono rimasta male. Ecco.

    Nina

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    1. Ma Nina nel senso di "Nina coi pargoli"?
      Quella Nina?

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