27 febbraio 2007

Plin Plin

Giovanni e Michele, paralizzati in un letto, scrivono a Costanzo per esprimere il desiderio di ricevere un saluto di Del Piero, loro idolo.
Del Piero, collegato in video con la stanza da letto nella quale si trovano Giovanni, Michele e tutti i loro parenti, decide di contare i sostenitori.
"Alzino la mano gli juventini"

20 febbraio 2007

tu che m'hai rubato

Non azzarderò una linea di difesa, Vostro Onore, non sono qui per questo.
Non cercherò di convincere la Giuria della mia innocenza, non vi porterò prove a mia discolpa e non fornirò alibi; non ne ho.
Non sono innocente e non cercherò per questo di dipingermi come tale.
Non userò questo tempo per approfittare della vostra credulità, non utilizzerò l’arte della persuasione a mio favore e non chiederò sconti di pena.
Sono pronto a pagare per la mia colpa.
Sono, da sempre, disposto a pagare per la mia colpa.
Conoscendola.

Sono infatti qui Vostro Onore, Signori della Giuria, per chiedervi di mostrarmi gli esatti confini della mia colpa, per poi al loro interno riporre le scelte, le azioni, gli sbagli, la strada che la vostra rieducazione mi porterà a non percorrere più quando le vostre misure mi restituiranno la libertà.
Tornai presto, più presto, lei mi disse “Già qui?” e quella sera giacqui con lei, mi disse “hai sogni?” risposi “il d’oppio, bi sogni” mi rispose “Povero” baciandomi conpassione.
“Tu giochi con le parole” mi disse, giocai Vostro Onore, con le parole, non sono innocente, non cerco alibi.
Giocai con gli ancora, i si, giocorielai con i férmati, la potenza non è nulla senza controllo, Vostro Onore amai ridendo, Vostro Onore se mi dite che risi dell’amore non mi dichiarerò innocente, non lo sono.

Hai sogni, Vostro Onore?
Signori della Giuria, sognate?
Si?
Siete fortunati, non poveri.
Siete fortunati più di me che rido nell’amore perché voi potete impegnare la vostra mente nel sogno del domani mentre io rido nell’oggi.
Sciocco.

No, Vostro Onore, no Signori della Giuria, non sto invocando l’infermità mentale, io non conosco infermità, io conosco inmobilità.
Qual è il reato? Estorsione?
Estorsiones, Vostros Onores.
Gamba su gamba giù, esta es torsiones.
“Serio Imputato! Questo è oltraggio!”
Nos Vostro Onores, esto es: eja me jama e ios respondo con torsiones del collos para dir “Cosa c’è chiami me sono qui mi giro ti trovo” esto es bi sogno d’oppio cosa volere mas porché pensare al domani domani io finire sotto trenos cadere da palazzo cuore bum infarto io oggi rido porché oggi no sogno oggi real izzo oggi tu qui io qui stesso punto unire divagnos forma ring incontro pugilato grande spettacolo si accettano scommesse eja me pichia me randéla me mazùla ridiamo.
Sogno?
Che è?
Roba che si tocca?

Vostro Onore, Signori della Giuria, quali sono i confini?
Qual è il reato?
Sono povero, dice, non può essere furto.
Non ho refurtiva con me.
Ah si, una cosa si, il suo sapore.
Secondo me sono ricco.
O comunque il gioco vale assolutamente le candele.

Signori della Giuria, Vostro Onore, mettetemi pure dentro.
Sono pronto a pagare per la mia colpa.
L’ho detto che domani potrei finire sotto un treno, ogni alternativa sarà comunque un giorno in più.
Nel frattempo avrei quella risposta che cercavate alla domanda “Hai un sogno?” e quella vi offro in questi pochi minuti che mi concedete.
Si, stanotte ce l’ho.

Vostro Onore, Signori della Giuria, non vi ruberò altro tempo.
Lascerò quest’aula dicendo io a voi i confini del reato del quale si macchia il mondo ogni mattina: dimenticare i sogni.
Ciascuno di voi quando si sveglia ha già dimenticato il sogno appena concluso perché impegnato a far spazio a quello più grande del domani.
Lavorate, giocate, pianificate, tutto per un sogno gigante domani e per arrivare a quello vi impedite di sognare qualcosa oggi.
Questo è il reato più diffuso che esista al mondo, reso normalità solo dalla larga condivisione.
Ma come può un mondo che dimentica i sogni nel giro di pochi minuti al solo risvegliarsi, vivere pensando di inseguirne di mille volte più grandi?

Io come voi, Vostro Onore, vivo per un sogno.
La differenza tra me e voi è solo nella scelta di quello al quale dedicarsi.
Si sogna solo ciò che si è visto e io stanotte vi sognerò, Vostro Onore, perché vi ho visto.
Questo è il sogno.
Quelle di cui parlate voi si chiamano ipotesi e si raggiungono per correzioni di rotta.
Roba razionale, insomma, piani, disegni e linee geometriche.

Non lo so dove sarò tra un anno.
Spero estinto insieme al resto del genere umano.
O magari, magari, già domani.
E voi, Vostro Onore, sareste l’ultima memoria.
Indicatemi un sogno migliore di questo e mi sentirò più colpevole di voi.

Dite ai Signori della Giuria che non hanno sbagliato a pensare che avrei rubato l’asciugamano.
Hanno sbagliato a pensare che avrei rubato il mio.
Quello che mi sarei portato via, era il tuo.
E non ho un solo alibi per il non averlo fatto.

14 febbraio 2007

San Valentino

Oggi è San Valentino e tutti i bravi bloggers pubblicheranno la loro bella letterina alla donna amata o all'uomo amato, che spesso non è quella/o che hanno accanto e per questo il blog diventa un canale perfetto per fare quella telefonata che oggi proprio no non si può fare ché magari risponde il suo lui/lei e vaglielo a dire che “Ah non è il centro di ricerche controllo nascite fermenti lattici? Scusi ho sbagliato numero”.

E infatti io come tutti mi sono messo qui a preparare la mia bella letterina, ma a parte il fatto che il primo grosso problema che mi si è presentato davanti sotto forma di foglio bianco aveva la forma di 5/6 nomi diversi di un certo spessore e di un numero imprecisato di generiche tette, dettaglio trascurabile in ogni altro giorno ma non certo in questo, mi sono reso conto che anche a scriverla non avrei comunque reso l’idea del post speciale da giornata speciale, visto che questo blog è interamente o quasi composto da lettere di san valentino e un po' come quella sana abitudine di fare regali solo fuori date stabilite le migliori ssono comparse quando meno te le aspettavi e certo non casco sulla banalità di fartene trovare uno oggi.

Perché qui si sottovaluta il fatto che di lettere di san valentino l’archivio è pieno e ogni giorno per 364 giorni l’anno ognuna di voi viene qui si legge il mio bel post alla donna dei desideri sostituisce ai vari “tu” che metto il proprio nome e sogna che sia per lei, le più spregiudicate si lasciano andare anche a momenti di autoerotismo (a proposito è un po’ che non mi mandate testimonianze di tali simpatiche pratiche, vediamo di risolvere ché qui non è che mi si può trascurare così da un giorno all’altro senza motivazioni plausibili) e via così sempre a prendere prendere prendere ogni giorno dell’anno e mai a dare dare dare (vabbé non proprio mai lo so dai sto parlando da sooltano non t’incazzare, tu)

Quindi oggi per differenziare il post di san valentino dai post di san valentino non solo di tutti gli altri bloggers ma soprattutto dai MIEI post di san valentino degli altri 364 giorni, il post lo scrivete voi a me così per una volta sarò io a sostituire il mio nome ai vostri tu anche sapendo che non è vero (come voi sapete che non parlo con voi quando vorreste che invece si) e per una volta a pensare “ooohhhh…aaaahhhh…uuuhhhh” sarò io.

Su.
Forza.
Al migliore offro, per una volta io a lei, la dedica del momento di autoerotismo di questo giorno di festa.

Il secondo, perché il primo c’ha già il suo nome.
Che poi è il tuo, nome.

13 febbraio 2007

Lungo lo stivale

Le prime quattro date sono fatte, prima tornata completata.

Media pubblico in sala per data: 400
Composizione pubblico, essendo per l'80% dipendenti di call center: donne 25/35
Media numero donne 25/35 per data: 320
Media totale donne 25/35 per quattro date: 1.280

Di queste:
Stivale nero risvolto e tacco basso: 800
Stivale tacco texano: 400
Varie: 80

Io credo che se ognuno avesse accesso periodicamente alla visione per grandi numeri, il ridicolo apparirebbe molto più evidente di quanto appaia quando intorno a sé non si collezionano mai più di 5/6 analoghe, numero che troppo facilmente consente di frettolosamente liquidare il ridicolo, appunto, con la parola moda.

Non discuto lo stivale.
Discuto 800 modelli identici in quattro giorni.
E' sconfortante.
800 tutte insieme è sconfortante.

E' la fantasia sotto i piedi.

8 febbraio 2007

Vivi

Seconda tappa tour - Ristorante - Interno sera
Broono a cena con le clienti si trova seduto di fronte a bella clientessa che decide di rivolgergli la parola per rompere il ghiaccio.

Clientessa: Tu di dove sei?
Broono: Milano. Cioè nato a Torino però trasferito a Milano.
Clientessa: Ma vah...Torino? Anch'io! Che zona?
Broono: Mirafiori.
Clientessa: Ma davvero? Anch'io! Che via?
Broono: Va Vigliani.
Clientessa: Via Vigliani??? Anch'io!!!! Che numero???
Broono: xxx
Clientessa: Ma come xxx??? Dove c'é il negozio di sport??? Anch'io!!! Ma quale palazzo?
Broono: Quello alto.
Clientessa: Ma dai! Io l'interno B!!! Dove c'é lo scivolo! Sai quale?
Broono: Si, l'unico, ci passavamo i pomeriggi.
Clientessa: Ma dai! Anch'io!
Broono: Perdona la domanda che a 'sto punto è d'obbligo...quanti anni hai?
Clientessa: 34, tu?
Broono: ...34...scusa come ti chiami?
Clientessa: Vxxxxxx
Broono: VIVI????????????!!!!!!
Clientessa: Siiiiiiiiiiiiiiii!!!!!!!! Ti ricordi di me?????
Broono: Poco, ricordo solo che avevi i capelli lunghissimi biondi.
Clientessa: Sono io!!!!!!!

(venticinque anni fa avevo il suo nome scritto ovunque)