All'ingresso ricevono la pin, la spilletta, quella sobria ed elegante che indica ma non urla, splende ma ammiccando, segnala ma non impone, la ricevono così come esce dalla fabbrica, appuntata su un tondo di cartone con sopra la scritta dell'evento, un tondo di cartone che indica sbraitando, splende abbagliando, sa di non avere più di sei secondi di visibilità e li sfrutta tutti.
Al Coffee Break mi faccio largo tra i finger sul food per trovare un coffee per un break un light sweet, quel che c'è, rimasto, dopo il passaggio dei doppiopetto lamentosi per il calo del food rispetto all'anno scorso, c'è grossa crisi e li tocca nei momenti più duri della vita di un uomo e loro giustamente si incazzano.
Passando attraverso il muro di milioni vedo baveri giacche e pins, pins, un sacco di pins al loro giusto ammiccante posto a svolgere il loro identificativo ruolo.
Su duecento e passa reggitori di economia nazionale che sono, quelli che prima di appuntarsela sul gessato FiorinoValentucci le hanno levato il tondo di cartone si contano sulle fingers di una hand, mi allontano un istante prima che lo sconforto mi faccia cadere le arms e corro forte ma più forte che mai.
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