22 dicembre 2013

L'hobby delle Lobby


Il giorno che incrociai per la prima volta il mondo delle multinazionali farmaceutiche fu un momento di svolta che riassumo sempre nell'episodio che mi vide corretto, per essere gentili, da un loro responsabile che mi intimò di eliminare dal lavoro che stavo preparando la parola Malato da me scelta (per quella ingenuità tipica dell’inesperienza) per indicare il soggetto trattato, per sostituirla ogni volta che compariva con Opportunità di business, definizione per loro alternativa al punto da esserne sinonimo.
Non è un dettaglio marginale il considerarla sinonimo, perché è proprio in quel punto esatto dell’approccio che ci si può sentire immuni dagli eventuali contraccolpi di un conflitto interiore mal gestito.
Non stai sostituendo il soggetto, stai sostituendo il nome con cui lo indichi e nel farlo, nella consapevolezza di averne conservato il ruolo centrale, senti di averne protetto quasi fino a nobilitarlo il valore.
Col tempo e l’esperienza ho compreso i meccanismi con i quali l’uomo è in grado di risolversi i conflitti interiori il più possibile a costo zero e l’ho compreso proprio attraverso queste esperienze qui.
La scelta di chiamare il malato Opportunità di Business, scelta apparentemente contraria al buon gusto e alla decenza, non ha in sé in realtà nulla di diverso rispetto alla scelta di chiamare Diversamente abile l’handicappato, operatore ecologico lo spazzino e così via.
Sono scelte vestite di rispetto per il soggetto indicato, ma in realtà finalizzate a risolvere il proprio rapporto complesso con la realtà del soggetto stesso.
Difficile comprenderlo se non ci si immerge in quel mondo ma in quella scelta, certo animata anche e forse principalmente da un senso dell’opportunità interessato, a lungo andare è possibile scorgere in maniera affatto marginale una cura per la situazione psicologica del malato che dall’esterno è difficilmente decodificabile.
Non si smette di occuparsi del malato, semplicemente lo si chiama con un diverso nome.
La parola Malato, in linea di principio corretta, aveva il difetto di caricare (il peso del termine “caricare” era da intendersi “Inutilmente”) il concetto che ero chiamato a trasferire di zavorre di difficile gestibilità, nel momento in cui anche uno solo di quelli che avrebbero usufruito dei messaggi non avesse ancora compiuto il percorso interiore necessario per risolvere il conflitto morale dato dal proprio rapporto con quella realtà oltre il sé.
Al contrario Opportunità di business aveva il vantaggio di veicolare il concetto in maniera adeguata evitando nel contempo di esporlo alla reazione di rifiuto che certamente avrebbe generato in quegli interlocutori che non erano ancora arrivati a risolvere i contrasti morali in maniera così definitiva da esserne diventati immuni.
E' ovvio che tutto questo ha un senso solo precisando che i destinatari di quelle comunicazioni non erano esterni al mondo della multinazionale.

Negli anni e vivendoli dall'interno delle stanze segrete ho imparato che i cattivi delle multinazionali sono in gran parte dei casi l’unica speranza per una serie piuttosto rilevante di malattie tutt’ora incurabili, al contrario di quanto pensino i complottisti che li identificano nelle cause non solo della non curabilità ma in alcuni casi addirittura della creazione stessa della malattia.
Su quell'ultimo concetto ci sarebbe da scrivere pagine e pagine perché in assoluto non è sbagliato, ma sono i fattori che vengono osservati nella maniera sbagliata e questo è il motivo per cui i complottisti non arriveranno mai a nessun punto di sintesi risolutiva: non gli mancano gli elementi, gli manca la capacità di disporli correttamente per vedere in chiaro ciò che vedono scuro.
Se vuoi dimostrare una tesi negativa gli elementi sono adatti e si prestano a essere ridisposti fino a coincidere con la tua tesi, il fatto è che se li esaminassi  disponendoli come sono e non come li immagini, la tesi in non pochi casi risulterebbe positiva ed è per questo che è fondamentale che i complottisti non conoscano a fondo ciò di cui parlano, non potrebbero più sostenere la tesi del complotto e in particolare non potrebbero più considerarli complotti dei quali non sono responsabili.
Vabbé, sto divagando, questa roba qui magari un'altra volta.

Ho imparato che in un mondo basato sul denaro, considerare una malattia un’opportunità di business e il brevetto conseguente la porta verso quel business, processo piuttosto duro da far passare come positivo, ha creato un mondo di ricerca parallelo a quello governativo che vive di investimenti in alcune nazioni superiori anche dieci volte rispetto a quelli pubblici, in altre addirittura l’unica forma di investimento in ricerca data l’assenza di investimenti pubblici.
E quando parlo di ricerca parlo di ricerca con i controfiocchi vissuta in prima persona che si occupa eccome di risolvere le malattie ma soprattutto si occupa anche di un dettaglio che chi investe poco in ricerca è costretto a trascurare e cioè le controindicazioni di una cura, che è un altro mondo a parte del quale si parla decisamente poco e che invece andrebbe visto e studiato con la stessa passione con la quale si chiede la cura
Perché se io multinazionale cattiva investo cento euro in ricerca perché me ne tornino cento miliardi e tu dieci perché quelli hai in cassa non avendo progetti speculativi a motivarne l'aumento, io potrò creare una molecola che oltre a curarti il cancro evita anche di farti però diventare cieco, tu la seconda cosa non avrai soldi per risolverla e chi si occupa di più della vita del malato, io o tu?
Se io ti curo la malattia ma te ne genero un'altra, ho fatto il mio dovere?
Se ti risolvo la depressione ma ti uccido i reni, ti ho risolto la depressione?
Ho imparato che il mondo là fuori è molto più complesso di un sondaggio sul web e di un cartello in piazza.
Ho imparato che un brevetto non genera ricchezza in base a quanto a lungo duri la malattia, ma in base a quanti ne sono colpiti e dato che le malattie sono destinate ad aumentare, chi investe in ricerca non ha alcun motivo di conservare il malato nella sua condizione, ha come unico fine l’essere il proprietario del brevetto che lo cura, sapendo che in un mondo nel quale l’incremento demografico è per una strana legge di natura direttamente proporzionale all’aumento del numero delle malattie, a garantire l’arricchimento non è il perdurare del malato, ma il principio commerciale della concorrenza.

Non lo so perché mi è venuto in mente tutto questo nel momento in cui ho incontrato questa storia del progetto Stamina, quello che so è che la mia posizione non è per nulla chiara e quando non ho una posizione su qualcosa comincio a interrogarmici finché non ne ricavo un punto sufficientemente chiaro da poterci ammorbare per almeno un paio d'ore i commensali alla prima occasione.
Diciamo che una parte di me è convinta che nelle staminali siano racchiuse le chiavi di non poche malattie a oggi incurabili, cosa per esser convinti della quale non serve certo una laurea ma basta quel minimo di logica sufficiente per dare per sicuro il nostro aver interrotto lo sviluppo delle potenzialità di autocura che qualsiasi organismo ha in sé a furia di prendere medicine per ogni colpo di tosse, al prezzo di sottrarre progressivamente al corpo le capacità di risolvere da solo gran parte delle malattie fino a congelarle in quello stato primitivo che oggi ci rende incapaci persino di produrre gli anticorpi per l'influenza ed è chiaro che nelle staminali, diciamo nel dna, qualche chiave per riattivare i processi automatici di protezione è probabile ci sia.
Quella parte di me, che è poi quella che non prende medicine e chissà poi se c'è un collegamento non si ammala mai perché io verso migliaia di euro al SNN ma saranno tipo dieci anni che non vedo un medico e comunque quella volta fu solo perché mi serviva un certificato con su scritto che non avevo bisogno di lui, è convinta che molte malattie non saranno curabili quando si troverà la molecola da infilarsi in vena ma quando si troverà il modo di dire al dna Ricomincia a occupartene tu.
Ma c’è un’altra parte di me che da circa una decina d’anni e per esperienza diretta con quasi tutti i mondi obiettivo dei complottisti si è decisamente smarcata dall’onda dei complottisti globali e degli inseguitori di guaritori sempre sprovvisti di guariti al seguito.
Io credo che la gente dovrebbe essere libera anche di curarsi con i tulipani se lo desidera, quello che non può pretendere è che diventi protocollo statale.
Ma rispetto al progetto Stamina il mio dubbio è: a prescindere dai documenti richiesti dal ministero che oggi ci sono domani non ci sono dopodomani ci sono ancora e i cattivi delle lobby e tutto il cucuzzaro della nuova stagionale guerra di posizioni tra popolo del web e multinazionali, se quella cura funziona davvero dove sono i guariti?
Perché tu per te stesso puoi anche decidere di essere il primo a sperimentare una cura del cancro a base di sciroppo d’acero della quale ancora non possono essere mostrabili i guariti, ma non puoi fare tutto ‘sto bordello perché lo Stato inserisca lo sciroppo d’acero tra le cure del cancro solo perché tu pensi funzioni, perché per fare di una cura un protocollo nazionale lo Stato è ancora convinto serva quel dettaglio chiamato guarigione o approssimazione il più vicino possibile della stessa.
Funziona?
Scendano in piazza i guariti, allora, non i malati.
Portane dieci che sono guariti dalla SLA e otterrai cancelli spalancati come non ne otterrai con un milione di sedie a rotelle.
Il problema in realtà temo sia che tra un’opportunità di business e un malato ci passa la stessa distanza che c’è tra Elettore e Popolo, ma ancora non ho ben chiaro come spiegarlo in almeno un paio d'ore di incontestabile esposizione che riesca in ciascuno dei centoventi minuti a stare il più possibile lontano dal mondo dei grillini dove invece al momento vedo scivolare ogni mio tentativo di approccio a questa storia di Stamina.
Potrei partire dal fatto che è quantomeno improbabile che un esperto di comunicazione pubblicitaria sia riuscito in un sottoscala del centro di ricerche di mercato in cui lavorava a fare per la SLA più di quanto siano riuscite a fare oggi tutte le ricerche del mondo.
Potrei azzardare l'ipotesi che è difficile che un docente che ha depositato la richiesta di brevetto possa avere come avversari quelli che legano le cure ai brevetti.
Ma ogni volta che ipotizzo una partenza di ragionamento mi ricordo che è del popolo della piazza che stiamo parlando e il mio problema è che quel popolo lì lo vedo sempre più come un cancro che si espande nel corpo nazione senza apparente possibilità di controllo e cura.
Sarà quello che mi blocca.

34 commenti:

  1. No ecco, scusa Bruno, ma non si fanno 'ste robe: ad un'Ape che adesso deve mettersi a preparare e a predisporre per la leggendaria cena dell'Antivigilia (ed è già tarditarditardi, perdincibacco!), tu offri e proponi un articolo ch'è spunto di riflessione massimo su temi che le son carissimi!
    Non si fa così, sai?
    E allora l'Ape rinuncia (ma solo pel momento, che tu non creda di scamparla così ;o)) ad intervenire con uno dei suoi temibili pipponi, epperò intanto ti lascio qualche spunto di riflessione con qualche link che non so se già conosci, per esempio al sito di Medbunker: http://medbunker.blogspot.it/ oppure a quello di Dario Bressanini (il quale, pur non parlando di farmaci e di ricerca sui medesimi, fa divulgazione scientifica ad altissimo livello ed è ammirevole per chiarezza d'esposizione): http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/
    Eppoi ovviamente non resisto a metterti anche i link ai due articoletti divulgativi che ho pubblicato sui caprons: http://movimentocaproni.altervista.org/blog/balle-di-sapone-2/ e http://movimentocaproni.altervista.org/blog/ogm-ossia-girano-menzogne/
    Appena sarò uscita dal turbine della cena dell'Antivigilia e dalla sistemazione dell'Armageddon conseguente mi metterò a scrivere uno dei miei pipponi sull'argomento, è una promessa (o una minaccia? ;o))
    Intanto buona giornata!

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    1. Medbunker non lo conoscevo, ma dopo un rapido passaggio e prese le misure della necessità di avere almeno un paio d'ore libere da dedicargli, mi attira assai quel pippone sulla comunicazione persuasiva.
      Ci torno sicuro, magari al primo viaggio in treno.

      Bressanini invece è nome che conoscevo ma in questo momento c'ho un dubbio: è quello che dopo mesi di ingenuità s'è accorto dei ciarlatani che gli facevano da compagni di pagina quando scriveva sul FQ e che mandò gentilmente a quel paese per la vergogna di condividere il termine Divulgazione scientifica con quella carovana di cialtroni?

      Sui tuoi due articoli, dei quali per limiti miei di tempo al momento mi sono letto solo il primo, posso solo dire due cose:
      1) Che è molto carino l'articolo sui detersivi sia come tema che come è affrontato ma, detto da incompetente, l'hai scritto con termini propri del tuo essere ricercatrice/docente (se non ho capito male), nel senso che il tema è comprensibile ma su alcuni passaggi tocca andare sulla fiducia non perché non siano comprensibili i ragionamenti ma perché alcuni termini sono usati come se tutti li conoscessero e là dove non fosse così il ragionamento invece che trasferito per comprensione diventa trasferibile solo per fiducia.
      Per esempio il termine "precipitare" che hai usato in diversi punti è termine che a sensazione mia, cioè di chi non l'ha compreso, rappresenta un processo chimico (biologico? molecolare?) che o spieghi in una qualche parentesi o diventa necessariamente termine che farà da diga alla comprensione del concetto di cui è elemento espositivo.
      Poi tu dirai che uno può anche andarselo a cercare su un dizionario ed è verissimo, ma il senso è che se per comprendere un testo che sto leggendo devo metterlo in pausa per andare a cercarmi la definizione dei termini, o sono io nel posto sbagliato o tu sopravvalutato il livello del lettore cui ti stavi rivolgendo.
      In entrambi i casi quella che è un'occasione di fruizione di un'analisi davvero gustosa mi diventa in realtà un momento in cui io farò fatica a fruirne perché dovrò interrompere la lettura ogni due righe per aprire il dizionario come unica condizione per proseguire.
      2) Trovo sempre (più) allucinante questa caratteristica del Movimento dei Caproni che vede articoli con i controfiocchi generare commenti che fin dal primo si aprono con "OT" e da lì in poi il 99,99% completamente slegati dall'articolo, restituendo la nettissima sensazione, per non dire certezza, che su cento lettori quelli che si leggono gli articoli, invece che usarli solo come spazio web su cui incollare i commenti del FQ e del blog di Grillo, quotidianamente rinnovato ma assolutamente uguale al sé stesso del giorno prima, sono forse tre a restare ottimisti.
      E questa caratteristica è ciò che rende quel posto un vero e proprio paradosso dato dal suo riuscire a essere contemporaneamente uno spazio dove leggi cose interessantissime destinate a gente che le ignora completamente.

      Buona cena dell'antivigilia!

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    2. Risposte al volo: sì, Bressanini è quello che s'è frastagliato i tritumbani di lottare contro le montagne di m... dei cialtroni del FQ.
      Medbunker invece tiene ancora duro in trincea, e si ha tutta la mia ammirazione.

      Quanto al mio articolo, hai centrato l'enorme differenza (e l'enorme aumento di difficoltà) che c'è tra didattica e divulgazione: quando faccio didattica parto dalle fondamenta, coi miei discepoli, eqquindi quando si tratta di spiegare cos'è un sapone do per scontata una serie d'informazioni che hanno già ricevuto (ovviamente, se non sono stati attenti e non hanno studiato, dopo son cavolacci loro, ma quella è un'altra faccenda).
      Per una migliore comprensione dell'articolo sui detersivi ho anche messo un 'pre-articolo' sul forum http://movimentocaproni.altervista.org/blog/forums/topic/saponi-e-detersivi-qualche-informazione/ solo che non l'ho messo sufficientemente in risalto e così il riferimento va perduto.
      Quanto alla precipitazione, è un procedimento che si usa per ottenere un composto solido da una soluzione che lo contiene assieme ad altre cose (reagenti che non hanno reagito, sottoprodotti, porcherie varie): si aggiunge alla soluzione qualcosa che fa cambiare la solubilità solo di quello che t'interessa, così il tuo prodotto precipita e il resto rimane in soluzione. A questo punto filtri il solido e sei a posto. (E ovviamente sì, davo erroneamente per scontato che tutti sapessero cos'è la precipitazione).

      Adesso scappo a far da mangiare, ciao!

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    3. Un'ultima cosa: m'è venuto in mente che nell'articolo uso 'precipitare' riferendomi ad un'altra cosa, eccioé alla faccenda delle acque dure. Le acque dure son quelle che contengono sali di calcio e magnesio che son solubili se il pH è neutro, ma che in ambiente basico diventano poco solubili eqquindi ti ritrovi con 'sti sali che non si sciolgono più nell'acqua e precipitano, fornendo quegli aloni famosi delle vasche da bagno.
      Cheppoi 'sti sali qua hanno una solubilità che dipende anche dalla temperatura e son così carogne che la loro solubilità diminuisce all'aumentare della temperatura, e questo è il motivo per cui se lasci lì a bollire l'acqua poi trovi sulle pareti e sul fondo della pentola quella bella patina biancastra, che poi sarebbe quello che chiamiamo comunemente calcare.

      Oddio son già le tre e mezza, è tarditarditardi!
      (Lo vedi che combini a tirar fuori 'sti discorsi?)

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    4. Adesso non prenderla come uno sminuire o ironizzare sul tutto, ché al contrario sono sempre contento quando qualcuno mi spiega una roba nuova complessa in maniera a me comprensibile, ma mi è venuto da sorridere perché quando ho letto "reagente che non ha reagito" la mia mente ha proseguito automatica la frase completando la strofa di "un sovversivo, un mezzo cri-mi-nàl" (Bennato)!
      Carina l'immagine del reagente che non reagisce!
      Sa di duello uomo-natura, di elemento che se vuoi si spezza ma a piegarlo non ci riesci no no nnnò.

      Testo di canzone che tra l'altro prosegue con "No a quelli in malafede, sempre a caccia delle streghe, gli dico no, non è una cosa seria" e così il cerchio con i complottisti si chiude perfetto!

      E comunque non pensare che la differenza tra divulgazione e didattica non sia un mondo da esplorare anche per i distanti dalla materia, perché le sovrapposioni che se usate con abilità permettono di agevolare comprensione di temi apparentemente distanti sono tali e tante che non si finirebbe più di contarle.
      Per dire che mentre ho letto la tua spiegazione del concetto di Precipitazione, mi hai risvegliato nella mente il ricordo del giorno in cui mio fratello ai tempi in cui faceva lo chef, si mise a spiegarmi la differenza tra avvio della cottura in acqua calda o fredda nel momento in cui dall'unione degli elementi acqua-carne-temperatura vuoi che esca un bollito, penalizzando il brodo o un fantastico brodo, ma penalizzando la carne.

      E mi pare appena appena il caso di precisare che per me tutto questo è affascinantissimo e quindi ciò che sembra un mio aver sminuito il tuo lavoro è in realtà un averlo espanso.
      Ora però mentre scrivo mi sorge un dubbio generato proprio dalla sovrapposizione chimica-cucina, che cade a fagiUolo in un pomeriggio in cui ti destreggi tra precipitazioni e cibarie prenatalizie:
      Perché l'acqua salata non è congelabile mentre il brodo sì?
      Quale parte del sale si perde durante il processo di evaporazione, che è evidentemente quella che impedisce il congelamento?

      Ma quanto tempo da perdere abbiamo, eh?
      :)

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    5. preciso che mentre scrivevo il mio ultimo commento non avevo letto il tuo ultimo commento e che quindi la coincidenza dell'argomento acqua-sale-temperatura è assolutamente casuale.
      (o telepatica, per i seguaci della telepatia dell'anima dell'aragosta che urla mentre la lanci nell'acqua che bolle e ti perseguiterà i sogni natalizi)

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    6. Puff pant!
      Alùr: funghetti preparati e in cottura, arrosto alle noci idem, tiramisù alle fragole preparato e in frigorifero a 'compondersi', adesso posso far pausa e dedicarmi a scribacchiare qualcosetta (col timer vicino, chè non sarebbe né la prima né la seconda volta che brucio qualcosa perché immersa a scribacchiare, e se brucio la cena dell'Antivigilia mi conviene andare a far seppuku in bagno prima d'esser giustiziata dagli invitati).

      Intanto: non mi son mai preoccupata (né intendo cominciare a farlo) delle ambasce delle aragoste, quel che mi perplime piuttosto è che se scaraventi il malcapitato crostaceo nell'acqua bollente quello s'irrigidisce tutto mentre schiatta e dopo risulta duro e stoppaccioso da mangiare.
      Quanto al discorso del congelamento dell'acqua salata e del brodo, la questione sta in termini differenti da come l'hai posta, ché innanzitutto durante la preparazione del brodo mentre costui bolle evapora solo l'acqua, e non i sali contenuti (e infatti se putacaso tu ti dimenticassi la pignatta di brodo sul fuoco alla fine ti troveresti la pentola ricoperta da sali assortiti, e magari pure carbonizzati).
      E veniamo al punto: la temperatura di congelamento dell'acqua dipende dalla quantità di sali che ci son sciolti dentro (tra l'altro, dalla *quantità* e non dal *tipo* di sali, è una delle proprietà che dipendono dal numero e non dal tipo di particelle coinvolte, e per questo motivo queste proprietà si chiamano proprietà colligative).
      Quindi, alle temperature che riesci a raggiungere col congelatore di casa, il brodo lo congeli con facilità, se invece prendi una soluzione di acqua e sale bella concentrata potresti avere dei problemi a farla congelare, anche se a dire il vero non ho mai provato a congelare l'acqua salata eqquindi manco di dati precisi in merito.
      Invece, lo sapevi che quella faccenda di non riempire del tutto i contenitori in vetro con roba molto acquosa prima di metterli a congelare sennò si rompono è 'colpa' di un'interazione tra le molecole d'acqua che si chiama 'ponti ad idrogeno' e che fa sì che l'acqua sia uno dei pochissimi liquidi che occupa più spazio da solida che da liquida?

      Piuttosto, che canzone di Bennato è? Ché ne conosco parecchie e mi piacciono (Bennato è stato uno dei miti dei miei verdi anni), ma questa non ce l'ho presente.
      Quanto ai reagenti che non reagiscono, fan parte di quel che chiamo 'la naturale malignità delle cose'.

      E in ogni caso, un chimico è quasi sempre anche un buon cuoco ed è infinitamente divertente capire i perché e i percome delle cose (cheppoi io sia una cuoca prettamente invernale perché nelle altre stagioni son troppo indaffarata ad Apire in giardino è un altro discorso che non c'entra niente, e che al massimo serve ad amareggiare The marit che deve contendermi al giardino per avere chi gli prepari un po' di sostentamento).

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    7. Ah, dimenticavo: quella faccenda lì della temperatura di congelamento dell'acqua che è tanto più bassa quanto maggiore è la quantità di sali che l'acqua contiene è il motivo per cui si sparge sale sulle strade ghiacciate.
      Infatti, aggiungendo sale al ghiaccio si fa in modo che la temperatura a cui devi arrivare per avere l'acqua ghiacciata debba essere più bassa di quella che effettivamente c'è, eqquindi il ghiaccio si scioglie (astuto, no?).

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    8. Per punti:

      1) E tu lo sapevi che l'aragosta mica urla, ma il suono che senti è il prodotto dell'aria che si comprime tra la polpa e il carapace nel momento in cui buttandola nell'acqua la prima si espande di colpo?
      Rispetto all'indurimento non sono sicuro, ma la domanda che mi nasce spontanea è: la compri congelata o viva?

      2) Acqua e sale (mi fai bere...con un colpo mi trattieni il bicchiere....) (e niente, prima bennato, ora mina, abbi pazienza secondo l'amica alternatìv musicalmente c'ho 75 anni e c'ha pure ragione ma tant'è).
      Alla prima lettura pensavo d'aver capito, alla seconda m'è sorto un dubbio che se m'è sorto immagino sia perché in realtà non ho capito: se la temperatura di congelamento è inversamente proporzionale alla quantità di sali, com'è che il brodo, che nel processo di evaporazione come da tua correzione si perde proprio l'acqua a favore dei sali creando così un disequilibrio progressivamente sempre più a favore dei secondi, allora non congela a temperature più basse invece che più alte?
      Poi ci sarebbe tutto un discorso da fare sul termine "disequilibrio" partendo dal fatto che alle 4.30 finito di lavorare son qui che dibatto di congelamento del brodo ma vabbé, passiamola come natalizia bizzarrìa.

      3) Espansione dei liquidi congelati.
      Non ne conoscevo il principio ma certamente l'effetto, dal momento che quella simpatica proprietà dei liquidi nelle bottiglie di vetro è una delle prime che imparai nei primi anni di vita da solo quando ogni sera in casa mia si facevano feste e ogni mattina scoprivo di aver dimenticato le bottiglie di birra nel congelatore.
      E scongelare il frigo un giorno sì e l'altro pure, perché schegge di vetro dentro ghiaccio le ho tolte con le mani solo prima volta e poi col cavolo, è una tale rottura di balle che quella regola lì mi si è saldata nella mente (e nelle mani) in maniera piuttosto definitiva.

      4) Bennato.
      Ma si che la conosci, è che stavi pensando ai funghetti e non hai collegato, perché se è stato tuo idolo dei verdi anni mi pare piuttosto difficile che tu non sia mai capitata tra le note di "Sono solo canzonette".

      Detto questo e come ultimo punto perché se l'avessi messo come primo sarei stato tentato dal cancellarti dall'elenco dei commentatori abilitati, vediamo di non dire boiate: il tiramisù alle fragole è già uno scempio di suo, se poi un'appassionata di botanica e orti a natale mi piazza un dolce alle fragole allora fammi parlare subito con Themarìt perché c'è da premiarlo per la pazienza perché altro che disequilibrio!
      E comunque il tiramisù non si mette in frigo ma si congela la sera prima e si scongela il giorno dopo, per eliminare completamente ogni rischio di reazione alle uova e non solo in termini di batteri ma anche semplicemente di pesantezza nel caso in cui tra i tuoi ospiti ci fosse anche la Principessa Sissy.

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    9. Per punti anch'io (sennò che sono, la figlia della serva? ;o))

      1) Non la sapevo proprio, quella faccenda lì dell'aragosta, è proprio vero che non si finisce mai d'imparare.
      Epperò io di solito l'aragosta non la compro né viva né congelata perché di solito non mi cimento in ricette di pesce (creatura montanara sono), i miei contatti colle aragoste si limitano alle volte in cui riesco a farmi portare da The marit a mangiare in posti in cui sia consigliabile (sotto vari punti di vista) ordinarla.

      2) Forse non mi son spiegata bene io: il brodo congela a temperature *più basse* dell'acqua pura, ma *più alte* di soluzioni saline più concentrate: più sali ci sono sciolti nell'acqua e più bassa è la temperatura a cui devi arrivare perché la faccenda congeli.

      3) Ecco, come sempre l'esperienza è la maestra migliore.

      4) Essì che la conoscevo "Sono solo canzonette"!
      M'era anche parso, epperò non conoscendo tutte le parole del testo non ho inquadrato per bene. Grazie.

      Quanto al quinto punto, avrei quasi la tentazione di uscirmene con un bel 'Signore, perdonalo perché non sa quel che dice' ;o)
      Eccomunque, se non lo sai la colpa è abbastanza mia, ché quel che per brevità chiamo 'tiramisù alle fragole' è imparentato col dolce classico solo perché è un dolce al cucchiaio con base di savoiardi.
      Le somiglianze finiscono lì.
      La ricetta è una mia invenzione (e dopo quel che hai scritto qua sopra credo che continuerò a serbare gelosamente il segreto) e produce un dolce che insidiosamente va giù come l'acqua di fonte e costituisce godurioso complemento di pasti sia estivi che invernali (ovviamente la base è costituita da sciroppo di fragole fatto in casa che le Api accorte preparano nel periodo opportuno eppoi surgelano).
      Quanto alle uova, in quel dolce lì non ce ne sono affatto se non nei savoiardi (che infatti rimpiazzo con biscotti senza uovo nella porzione dedicata all'amica allergica alle uova, che porella prima di diventare allergica aveva il tiramisù (quello classico) come dolce preferito, e che adesso adorissima ch'io le prepari il mio).
      Eccomunque, le volte in cui preparo quel dolce lì per l'Antivigilia, ti posso assicurare che nessuno fa due giri soltanto perché siamo tutti già 'impongati' di cose buone, ma poi tutti quanti si portano volentieri a casa un piattino con una porzioncina pel giorno seguente.
      Se non credi a me chiedi a Jake, che mai non mente.

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    10. 1) Concordo, nemmeno io sono particolarmente abile con la cottura del pesce ma al contrario abilissimo ad andare a magnarlo dove merita dato che mi piace tantissimo.
      Soprattutto perché a me non solo piace tantissimo, ma in particolare mi piace tantissimo crudo e quindi la selezione del posto diventa una vera e propria necessità.
      Soprattutto dopo che ho provato la meravigliosa esperienza dell'intossicazione alimentare da "crudité".
      Certo, anche tu, vai in marocco e vedi che tutti mandano indietro i vassoi di ostriche (che tu adori) perché sei nel deserto e sono serviti su autostrade di ghiaccio e quando i camerieri chiedono a te e al tuo tavolo di tecnici se ve le volete magnare tutte voi visto che tutti gli altri sono fuggiti a gambe levate E per le ostriche E per il ghiaccio e tu gli dici pure di sì perché vassoi e vassoi e vassoi di ostriche regalati non li avevi mai visti...può essere che il giorno dopo tanto bene non starai.
      Ecco sai quel fatto là dell'autocura e delle (non) medicine, no?
      Mai provato ad autocurarti un'intossicazione alimentare aspettando semplicemente che passi?
      Ecco...passare passa, non che non passi...ma il tempo che ci mette e il dolore che ti tieni addosso è veramente un'esperienza segnante almeno quanto le mani ti ricordano che le schegge di vetro nel ghiaccio non le potrai mai vedere tutte.

      2) E io che ho detto?
      "se la temperatura di congelamento è inversamente proporzionale alla quantità di sali" non vuol dire esattamente quello che hai detto tu?
      Più è alta la quantità di sali più è bassa la temperatura di congelamento.
      No?

      5) No no no, non passa, son mica Themarìt che a un certo punto ti dà ragione perché poi ci deve condividere anche il salotto con te!
      Se tu una cosa la chiami Tiramisù, la gente si aspetterà un Tiramisù e se lo chiamerai Tiramisù alle fragole la gente si aspetterà una rivisitazione alle fragole del Tiramisù.
      C'è caffé, c'è savoiardi c'è crema c'è polvere di cioccolato?
      Allora è tiramisù.
      C'è anche fragole?
      Allora è tiramisù alle fragole e e meriti cucchiaiate di legno sulle manine finché non ti passa la voglia!
      C'è solo savoiardi il resto è completamente diverso?
      ALLORA NON LO CHIAMARE TIRAMISU'.

      (buongiorno! :))

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    11. Buongiorno a te!
      Approfitto di una piccola pausa nelle indefesse preparazioni ciberecce per ririsponderti, sempre per punti.

      1) Certo che anche te come furbizia, eh?
      Vedi le ostriche e addio...
      Eccomunque la conosco anch'io l'interessante sensazione d'avere una belva (già con un pessimo carattere di suo e per di più incazzata nera) fornita di pelliccia di aculei tipo istrice solo molto peggio, che si ritrova imprigionata a tradimento nei visceri e che, non essendo stata educata alla garbatezza fin da cucciola, dà sfogo al suo malumore in tutti i modi che le vengono in mente.
      La cosa più 'interessante' in queste circostanze è quando succede che la belva ti viene a trovare mentre sei lontanissima da casa, e a casetta ci devi tornare in aereo, chiusa dentro una bella scatola volante per una dozzina d'ore.
      A me è capitato in Thailandia, l'insieme di uno spavento santissimo (caduta colla moto e susseguente collasso di The marit mentre eravamo da soli in mezzo al nulla, da quella volta ho fatto giuramento solenne di non avere mai più a che fare coll'infausto mezzo) e d'aver mangiato un gelato (scemascemascema! Sei in un paesetto dove alla mattina portano i lastroni di ghiaccio col camioncino a tutti quei locali in cui evidentemente non hanno il congelatore e tu vai a mangiare un gelato?? (E direi che questa fa il paio colla tua delle ostriche)) ha fatto sì che il viaggio di ritorno a casa sia stato una delle esperienze che ricordo con maggiore orrore.
      Eccomunque sono molto meno stoica di te: quando davvero servono le medicine le prendo eccome.

      2) Sì, è esattamente così, più sali ci sono più la temperatura di congelamento è bassa, eqquindi se l'acqua tal quale ghiaccia a zero gradi, il brodo ghiaccerà a temperatura inferiore, e l'acqua salata concentrata a temperatura ancora più bassa.
      (Mi sa che stiamo continuando a ripetere la stessa roba con parole diverse).

      5) Ora a me piacerebbe fare uno studio serio ed esaustivo sul perché io finisca SEMPRE coll'avere a che fare con dei pingoli dell'accidente! (No, 'pingoli' non è un errore di battitura, è un termine che risale alla lontana volta in cui Jake stava a fare, come al suo solito, il pignolo dell'accidente su skype e gli è scappato di scrivere 'pingolo'. Ti pare che l'Ape si lasciasse scappare l'occasione d'avventarsi sulla cosa? Eqquindi da quel dì 'pingolo' è rimasto, fermo restando che la prima definizione del termine è quella di 'pignolo che fa errori di battitura con l'Ape sbagliata' epperciò cotesta definizione non ti s'attaglia).
      Bene, a parte la terminologia, perché una povera Ape innocente deve trascinare la propria esistenza barcamenandosi tra pingoli?
      Ché tutti voialtri siete una roba impossibile, eh?
      Non ho ancora capito se sono io che attiro i pingoli o se avere a che fare con me risveglia la pingolitudine latente.
      Mah.
      E insomma, se una si ritaglia il tempo per scrivere qualcosetta tra un manicaretto e l'altro e se per risparmiare tempo anziché scrivere "dolce al cucchiaio colla crema di fragole e sistema di montaggio analogo a quello del tiramisù" abbrevia in "tiramisù alle fragole", io trovo che sia quantomeno crudele rampognarla in 'sto modo, non credi?

      Bon, e ciò scritto, me ne torno ai miei fornelli, che mancano ancora il primo e gli antipasti da preparare.
      Ah, stamattina ho scoperto che la balistica delle carote è indipendente dallo spirito natalizio.

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    12. Intervengo sulla questione "acqua e sale", che non è così semplice e lineare come si potrebbe pensare.

      Infatti la miscela acqua+sale, o salamoia, ha un punto di congelamento che si abbassa sempre più man mano che aumenta la quantità di sale, ma solo fino ad un certo punto, che corrisponde al 23.3% in peso di sale e ad una temperatura di -21.1 °C.

      Aumentando la quantità di sale, sopra i -21.1 °C si ha salamoia più sale precipitato, sotto abbiamo ghiaccio e sale.

      Con minori densità di sale, man mano che scende la temperatura si hanno tre fasi invece di due: salamoia, mix di ghiaccio e salamoia, ghiaccio + sale (questo perché col calare della temperatura cala anche la solubilità del sale, che viene "espulso" dal ghiaccio e va ad aumentare la salinità della salamoia restante, fino al raggiungimento della temperatura fatidica di -23.3 °C).

      La cosa curiosa, poi, è che se si sparge il sale sulle strade si ottiene sì di sciogliere il ghiaccio, o di prevenirne la formazione, ma al contempo si abbassa la temperatura del manto stradale e dell'aria a contatto, perché per far cambiare fase -- da solida a liquida -- all'acqua occorre fornire calore, e questo viene prelevato "in situ".

      Trasportiamo il tutto in ambiente culinario, prendiamo del ghiaccio dal freezer, tritiamolo un po' e mescoliamo ci del sale: la temperatura scende di colpo (fino a max -21.1 °C, perché poi c'è il salto nel diagramma delle fasi) e noi abbiamo reinventato il vecchio metodo di funzionamento delle gelatiere di una volta...

      Mapporc... sono andato a spulciare il libro di fisica per ritrovare i numeri giusti, che non ero sicuro di ricordarli, e poi ho scritto tutto il pippone sopra. Ora sono andato su Google per trovare un bel diagramma già fatto da inserire e... la prima figura che trovo non è quella di un post di Bressanini dove scrive le stesse, identiche cose? Potevo risparmiarmi la fatica...

      Figura: http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/files/2010/03/sale-diagramma-di-fase-nacl1-580.jpg

      Articolo: http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/03/09/miscele-frigorifere/

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    13. @Bee (1):

      Ah ma anch'io quando davvero servono le prendo eccome.
      E' la soglia di quel Davvero che è diversa da persona a persona.
      Non sono contro le medicine né penso che il corpo possa risolversi da solo ogni disturbo (cioè sì ma solo in linea teorica), è solo che prima di disintegrare un batterio con una bomba chimica solo per il terrore di uno starnuto preferisco provare almeno una prima fase nella quale provo a vedere se il corpo ce la fa da solo.
      E questo sia prché nel 90% dei casi il mio ce la fa da solo ma se nemmeno ci provo non lo scoprirò mai, sia perché anche solo il tentativo che gli lascio fare serve a creare le basi per farlo reagire a cose magari minori ma successive.
      Che infatti (e io credo ci sia un collegamento) nel mio caso sono pressoché inesistenti dato che ho una squadra di anticorpi tenuta costantemente in allenamento tipo i NOCS.
      Poi se vogliamo parlare di asticelle posso dirti che io sono cresciuto con la cefalea fissa (fissa intendo h24 365g/anno) dagli 8 ai 18 anni, una vita che non auguro a nessuno e che mi ha segnato così tanto che oggi mi tengo il mostro ostrica incazzata nelle viscere stando piegato in due dai dolori anche per 8 giorni (tanto è durata la mia esperienza finché non ho vinto io e davvero non è stato semplice) ma se sento anche solo in lontananza l'arrivo dei segnali di un malditesta, che dopo dieci anni di esperienza riconosco a un chilometro, corro alla scatola di pastiglie perché a me quel male lì mi azzoppa come manco un carro armato che mi passa sopra ripassando in retromarcia e quindi le prendo addirittura PRIMA che diventi malditesta.
      Questo per dire che non sono integralista del non farmaco, sono solo uno che pensa che a furia di levare compiti agli anticorpi prima o poi il conto arriva ed è molto più salato di una settimana o due di un'accetta nello stomaco che, quindi, mi presto volentieri a tollerare.

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    14. @Bee(2):

      Ma andiamo al punto succoso: la pingoleria.
      Ora non vorrei aprire la questione del secolo e cioè la differente percezione che i due generi hanno del mondo intorno, ma tocca puntualizzare, con una decisamente opportuna piNgoleria, che quello che tu interpreti come un attirare a te i pignoli, altro non è che la rappresentazione del giochino che voi FEMMINE fate scattare ogni volta che avete davanti UN MASCULO e cioè quel meccanismo che vi porta a rappresentare come negativa una caratteristica NEUTRA tipicamente maschile, solo perché essendo il termine di paragone a contrasto del vostro essere notoriamente al lato opposto, per esclusione quello che è un vostro DIFETTO si tramuta magicamente in un pregio.

      Cioè non siamo noi a essere pignoli, siete VOI a essere casuali come primo approccio a qualsiasi cosa sperando che vada bene e anche questa volta.
      In maniera più o meno marcata naturalmente, a seconda della femmina, ma che lo siate è il comune denominatore.
      E questo fa sì che se tu dici "Tiramisù" e io interpreto Tiramisù e tu mi dici che era per sintetizzare ma in realtà mica è un tiramisù sono io che sono pignolo a interpretare tiramisù, altro non fai che mettere in scena il conflitto dei conflitti al quale si può assistere dai tempi del distaccamento della costola.

      La mia ex ne aveva fatta arte con quel giochino "candeggia qualsiasi macchia" che è riassumibile in quel "Era per dire" con il quale risolveva ogni termine messo a cazzo, spostando sulla mia pignoleria la non capacità di capire a cosa si riferisse.
      "Mi passi quell'oggetto blu?"
      "C'è solo un oggetto rosso"
      "Sì vabbé dai era per dire, intendevo rosso"
      E PERCHE' CAZZO NON DICI ROSSO?
      Così, una vita così 30 volte al giorno.
      (chefffatica mammamia)
      "era per dire" e risolvi qualsiasi cacata l'interlocutore non PUO' aver capito attribuendogliene la responsabilità perché tu invece sei stata chiarissima, dicevi blu e intendevi rosso.

      Se dici Tiramisù NON risparmi tempo, cambi il concetto!
      Risparmiare tempo si fa così guarda: vuoi dire una cosa che sia capita? La chiami col suo nome.
      Tempo di ascolto=tempo di comprensione.
      Vuoi dire una cosa ne dici un'altra?
      Tempo di ascolto+tempo di interpretazione+tempo di esclusione tutte possibilità irreali+scommessa che quella che rimane sia quello giusta+attesa di conferma=tempo di comprensione.
      Eh.

      Non è che l'alternativa a un termine scelto a cavolo sia sempre e solo una definizione di venti righe e quindi allora c'è pure da ringraziare perché il termine scelto a cavolo passa persino per un FAVORE all'interlocutore, a volte ci sono termini lunghi uguali ma...tieniti...CORRETTI.
      Guarda quant'è facile: dolce alle fragole.
      Eh?
      Com'è andata?
      Gira la testa per l'impatto con la semplicità?

      (hihihihi)

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    15. @Jake:

      ah vabbé, ma qui si apre un mondo.
      E io in effetti quando vent'anni fa entrò in casa la gelatiera famosa (quella) mi chiesi in effetti subito il perché del sale tra le cose da usare (se non ricordo male).
      Ora ho capito perché!

      Adesso allora quasi quasi lancio sul tavolo l'argomento nataliz-fisico-chimico per eccellenza: il punto di fumo!

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    16. Il punto di fumo? Fuori, sul terrazzino...

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    17. E comunque stavolta non mi frego, anche perché l'articolo di Bressanini è molto più recente e, quindi, me lo ricordo: http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/10/28/oli-che-fumano/

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    18. Ammappate...quel tizio pare il Libro delle risposte.
      Fai una domanda a caso poi apri e lui ti ha dato la risposta il giorno prima.
      Solo che lui te la da davvero, mica come quella boiata del libro delle risposte.

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    19. 'Spettatemi, voi due, prima di parlare del punto di fumo!
      Che qua adesso spengo tutto e mi preparo che tra un po' arrivano gli ospiti, ma vorrei anch'io partecipare alla discussione sugli olii e le fritture.
      Quanto alla faccenda del tiramisù, mi son presa le mie e me le son guadagnate tutte per essere stata cialtrona (cheppoi, il lato ridicolo della faccenda è che io quel dolce lì lo chiamo *sempre* dolce alle fragole, chissà che m'è venuto di chiamarlo tiramisù alle fragole.Mah).
      Certo che ho toccato un punto sensibile, eh. Ma d'altro canto è giusto: il tiramisù non si tocca. (He he, fossi stata una di quelle blasfeme creature che prendono in considerazione la sacrilega ipotesi di fare il tiramisù coi Pavesini, mi sa che sarebbe scoppiata la terza guerra mondiale).
      Eccomunque durante la preparazione della cena ho avuto modo di fare altre interessanti considerazioni balistiche, stavolta a proposito degli asparagi.
      Bene: cucinare è istruttivo.

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    20. Scusa, né? Da te le mandorle son balistiche, le carote fan sfigurare lo Sputnik, il rosmarino tagliato con le forbici è come i coriandoli (che te li ritrovi nelle mutande anche dopo due anni, nonostante il numero di lavaggi intervenuti nel frattempo)... ma adesso ci aggiungi pure gli asparagi, i quali mai, nella pur lunga ed avariata storia del genere umano, sono stati portati ad esempio di rigidità strutturale foriera di produzione di shrapnel vegetali.

      Qui c'è qualcosa che non mi quaglia...

      Però, a pensarci... domani devo passare dal macellaio a prendere i fegatini e i cuori di pollo per fare il paté alla toscana per Natale: chissà se ha anche un paio di quagliette per farmi un risottino a S. Stefano, e magari una bella costata da fare ai ferri domani sera...

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    21. "lo chiamo *sempre* dolce alle fragole, chissà che m'è venuto di chiamarlo tiramisù alle fragole.Mah"
      Eh niente, sei donna, l'hai detto "per dire"
      hihihihi

      Comunque, si sappia, sulla peculiarità balistica delle carote avevo volutamente voluto (è rafforzativo) sorvolare perché le prime immagini che mi erano venute in mente non erano adatte a una signora dell'eleganza cui ci hai abituati.

      Ora però nell'accodarmi alla sottolineatura circa la (nota) qualità strutturale dell'asparago (dai...avanti...prova a uscirtene con la puntualizzazione del suo richiedere la i finale) tocca dire che per star lontano dalle suddeette immagini ci vuole uno sforzo di volontà che non dev'essere molto inferiore a quello che deve aver fatto l'asparago di cui sopra per farsi ispiratore di tale balistica immagine.

      Io continuo comunque e se possibile rafforzo i miei dubbi che credo in qualche modo rispondano anche a quelli crescenti di Jake: ma tu, prima di cucinare, le cose le scongeli?

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    22. Scostumati!
      Domani vi rispondo e così vi vergognerete, malpensanti!
      ;o)

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    23. Eccomi qua, prima di partire con le ennemila sistemazioni di Alien (ove per 'sistemare Alien' intendesi spicciare il lavello prima che arrivi al punto da dover 'decollare e nuclearizzare') che costituiscono l'Armageddon conseguente alla cena dell'Antivigilia, perfino prima di far colazione col famoso (famigerato?) dolce alle fragole (cheppoi ieri sera un amico mi fa "E questo cos'è? Un tiramisù alle fragole?" Al che io, oviusli, gli ho risposto "NO! E' un dolce alle fragole!" ;o)) son qua a chiarire 'sta faccenda della balistica prima che la questione assuma dimensioni epiche e la mia irreprensibile reputazione ne riceva grave nocumento.

      Ordunque, partiamo colle carote: avevo già avuto modo d'accorgermi che il simpatico (ancorché evocativo) vegetale ha la peculiare caratteristica che quando lo si pela le bucce, qualunque sia la posizione del piatto di raccolta e l'inclinazione della carota e dello 'sbuccino', riescono *sempre* a cadere fuori dal piatto stesso, ma pensavo che ciò dipendesse dal mio essere carente, nei momenti in cui m'era venuto fatto di osservare il fenomeno, di opportuno spirito natalizio, che sempre costituisce ausilio importante alla preparazione della cena dell'antivigilia (no, non è che preparo carote solo per l'antivigilia, però se ci si limita a pulire un paio di esemplari si fa meno caso al fenomeno, è quando se ne pelano 3 chili che si ha modo di notarlo in tutta la sua lampante evidenza).
      Bene, posso ora affermare senza tema d'esser smentita che questa caratteristica del simpatico (ancorché evocativo) vegetale è del tutto indipendente dallo spirito natalizio, e ieri sera m'è stato confermato che il fenomeno è stato notato anche da altri (inteso come osservatori di sesso maschile, giusto per essere precise).

      E veniamo agli asparagi.
      Tra le altre cose, la cena di ieri sera prevedeva una crema di asparagi (e prima che mi lapidiate coi mestoli di legno sappiate che il mio inserire nel menù un piatto che prevede l'impiego di verdure totalmente fuori stagione ed il mio conseguente usare asparagi in scatola è dovuto alla pressante richiesta in tal senso fattami da uno dei partecipanti alla cena, il quale l'anno scorso ha deprecato ampiamente come fosse lungo tempo ch'io non inserissi cotal ricetta nel menù).
      Orbene, la ricetta prevede il trattamento degli asparagi, dopo averli rosolati al burro, col passaverdura, e l'Ape, vedendo che la faccenda si presentava lunga e laboriosa, ha pensato di velocizzare utilizzando il suo schiacciapatate multifunzione (in quanto dotato della possibilità di scegliere il 'setto' (scusate, ma in 'sto momento il nome del 'coso' metallico attraverso cui passa la roba che si sta schiacciando proprio non mi viene in mente, comunque mi son spiegata abbastanza, spero) più adatto alle esigenze).
      Bon, scelgo il setto coi buchi più larghi e ravvicinati, riempio lo schiacciapatate di asparagi, metto in posizione il pistoncino e schiaccio, e a quel punto ho realizzato di aver commesso un grave errore di valutazione, ché gli asparagi han pensato bene di NON farsi estrudere attraverso i fori preposti alla bisogna, ma bensì di fuoriuscire allegramente da attorno al pistone, e con un entusiasmo ed una gittata tali da farmi riflettere sull'importanza che un'arma siffatta (qualora fosse stata disponibile) avrebbe avuto negli assedi delle città medievali.
      Caspita, se quella volta ci fossero stati gli schiacciapatate caricati ad asparagi bollenti forse la storia del mondo sarebbe stata diversa.

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  2. Risposte
    1. prego, scusi, tornerai

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  3. A proposito di complottisti...

    http://www.corriere.it/cronache/13_dicembre_22/i-teorici-cospirazione-500-contro-scie-chimiche-e36c0ea6-6aec-11e3-b22c-371c0c3b83cf.shtml

    :-D

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    Risposte
    1. Fossero solo scampagnate domenicali...
      Qui a Torino la questione è riuscita a diventare discussione politica:
      http://www.movimentotorino.it/2013/02/scie-chimiche-e-balle-cosmiche.html

      Naturalmente non ho resistito dal lasciar scritto al prezioso consigliere ciò che penso di lui e della carovana di imbecilli che l'ha eletto.

      :)

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    2. Eh, Vittorio Bertola: ex-guru della rete, super-esperto di NETNEWS, la rete di server che veicolano (purtroppo ancora per poco, ché Twitter, Facebook e forum sono più appaganti per l'occhio; il cervello non conta nulla, ovviamente) il flusso dei "newsgroup".

      Uno dei classici "2nd generation" dell'Internet italiana, quella che ha trovato l'infrastruttura iniziale già fatta, e quindi ha potuto usarla, oltre che per *fare qualcosa*, anche per *diventare qualcuno* (io posso dire senza tema di smentita di far parte della prima generazione, quella che non pensava neanche a diventare famosa, nè ne aveva il tempo o i mezzi tecnici).

      Proprio il lento ma inesorabile declino dei newsgroup, di cui era diventato *il* referente, deve averlo convinto a cercarsi un altro piedestallo da cui rendersi visibile con poco sforzo, e sappiamo bene che da questo punto di vista il complottismo (e il partito che ne è diventato espressione politica, ossia il M5S, di cui Bertola fa parte [*]) è un settore dove chiunque può sfondare, tanto più facilmente quanto più è subdotato.

      [*] Evidentemente in questo caso Bertola ha dimostrato di non aver imparato la lezione su prima e seconda generazione: arrivando nel M5S tra i primi, è stato trionfalmente (?) eletto come consigliere comunale salvo scoprire, come molti suoi compagni di ventura, che a far carriera sono stati i secondi arrivati, i trombati a candidature ed elezioni, divenuti consiglieri regionali, provinciali o finanche deputati e senatori.

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    3. Il gap che c'è tra la sua storia e quindi in qualche modo "esperienza" nelle reti sociali del web e il modo in cui ha gestito quella vicenda linkata, è la miglior dimostrazione che nelle file di quel movimento ci entri davvero solo se hai qualche profondo irrisolto personale.
      Perché davvero se leggi quel suo post, nelle sue intenzioni scritto per spiegare la vicenda e in qualche modo prenderne le distanze dalla paternità, facendo finta di non sapere chi sia, sfido chiunque a pensare di aver davanti qualcuno che in vita sua ha gestito qualcosa di più complesso delle trattative a mercante in fiera.

      Quel post è la classica toppa peggiore del buco e se penso che quel tizio è in consiglio comunale della città in cui vivo viene voglia anche a me di andare a prenderli cooi forconi.

      Leggendo poi la storia che mni hai spiegato, il giudizio se possibile peggiora anche di più pensando che sotto quell'articolo non sono comparsi trecento commenti, ma venti.
      E venti commenti quando da quando hai dodici anni stai in mezzo ai newsgroup sono un numero con il quale puoi scendere a sporcarti nel confronto, invece che stare zittissimo e nascostissimo mentre sotto ti stiamo facendo nero sia in maniera caciarona che in maniera argomentata.

      Gentaglia.
      Sono gentaglia, questo è il problema.
      No anzi, il problema è che questa gentaglia è entrata davvero in ogni stanza e ora sta nei consigli comunali a mettere all'ordine del giorno la discussione sulle scie chimiche e nella rete post con i quali spiega quanto questo sia finalmente fare politica.

      Finirà mai questa cosa?
      E se sì, finirà peggio?
      C'è un peggio immaginabile?

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    4. "C'è un peggio immaginabile?"

      Potrebbe piovere...

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  4. Bon, adesso che ho risistemato casa posso riprendere questo argomento così interessante che proponi, argomento ch'è in realtà un intreccio di più temi.
    E' da parecchio, ormai, che mi frulla per la testa l'idea che fenomeni come quello di scientology, del casalgrillo, dei complottismi, della "fede" in boiate (o peggio in truffe orrende come il metodo stamina) siano tutti aspetti di una medesima realtà, quella delle persone che son troppo deboli per reggersi in piedi da sole ed han bisogno di puntelli e che per questo motivo sono l'obiettivo ideale dei truffatori.
    E quando ai deboli vengono offerte delle certezze, quando agli indifesi viene fornita la sicurezza, c'è da meravigliarsi se questi poi s'attaccano ferocemente a queste certezze e a questa sicurezza e ti si rivoltano contro nel momento in cui cerchi di metterli in guardia?
    Ai miei discepoli cerco di far capire quel che la scienza ha fatto per la qualità della vita non solo per le cose importanti (chessò, gli anestetici, che hanno trasformato la professione di chirurgo da quella di un tizio la cui principale abilità doveva essere la velocità per evitare la morte del paziente per dissanguamento a quella di una figura in grado di compiere qualcosa di molto vicino ai miracoli) ma anche per le piccole e piccolissime cose che però cambiano la qualità della vita (il nylon al posto della seta, che pochissimi potevano permettersi, l'enorme quantità di coloranti di sintesi al posto dei pochi, costosissimi, coloranti naturali, l'asfalto, i detergenti sintetici, e tutto quel che si dà per scontato perché è "sempre stato lì").
    Epperò la scienza non dà certezze mentre il ciarlatano sì, e allora è difficile imboccare la strada del dubbio e della ricerca personale se c'è da far fatica e da reggersi sulle proprie gambe, la via del puntello esterno è molto più facile.
    Eqquindi il lavoro che sto cercando di fare coi miei studenti è di mostrar loro quello che la scienza sta facendo per il progresso della conoscenza eppoi dire loro che se si seguisse la via di fare un passo indietro quando salta fuori che le nuove sostanze creano problemi (chessò, i detersivi che inquinano, i pesticidi che inquinano, i farmaci che hanno effetti collaterali) e si volesse smettere di usarle (come si vorrebbe fare cogli OGM) anziché continuare a studiare per risolvere i problemi, a furia di passi indietro ci si ritroverebbe molto presto a risalire su quegli alberi da cui siamo scesi qualche milione di anni fa, e a tornare a spidocchiarci gli uni con gli altri come forma di socializzazione.
    E dico loro anche che la scienza non offre certezze, ma dubbi e da quei dubbi ha origine la ricerca per il miglioramento della conoscenza, eppoi parlo loro della dignità dell'essere umano come individuo pensante.
    E anche se so che quel che sto facendo è solo una goccia in un mare di stupidità, oscurantismo ed imbrogli, continuo lo stesso a farlo perché i miei studenti andranno ad insegnare alle medie e alle superiori, eqquindi mi basta che anche solo uno di loro capisca 'ste faccende perché queste vengano poi diffuse e perché si cominci ad invertirla, la marea della stupidità.
    (Ehm, ebbene sì, 'sta faccenda costituisce il mio mulino a vento personale contro cui intendo continuare a combattere).

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  5. E visto che ci sono, metto pure un vecchio articolo che ho scritto una decina d'anni fa (giusto perché si capisca che è da mo' che ci penso, a 'ste faccende ;o))
    (E ovviamente il pippone è troppo massiccio, eqquindi mi tocca dividerlo in due parti).

    La sconfitta della scienza

    Il discorso è nato per caso: stavamo parlando, The marit ed io, dell'enorme successo dell'ultimo film di Mel Gibson, "Passion", nonostante sia, a detta di molti, una tavanata galattica. La
    considerazione mi è sorta spontanea: le persone si rifugiano nella
    religione (e nelle religioni, e nelle discipline, anche le più strampalate, e nell'astrologia, e nell'omeopatia, e in tutto quello che vi viene in mente di strano, esotico, esoterico, anche a rischio di imbrogli feroci) perchè alla scienza non ci crede più.
    La scienza ha deluso le persone: non ha mantenuto le promesse di onnipotenza che aveva fatto, o che la gente aveva creduto fossero state fatte (il che, dal punto di vista pratico, è quasi la stessa cosa).
    Nei primi decenni del Ventesimo secolo è arrivato all'apice il cammino lungo e faticoso dello spirito, e del metodo, scientifico: grandi scoperte, grandi invenzioni, grandi cambiamenti. La scienza sembrava avere poteri sconfinati, di vita e di morte: i nuovi farmaci, i nuovi vaccini, la sconfitta di malattie prima mortali, la creazione di sostanze che prima non esistevano e che potevano sostituire a basso costo il prodotto naturale (basta pensare a quello che il nylon ha significato per le donne, sostituendo la costosissima seta), ma anche le armi chimiche, la bomba atomica.
    Il potere della scienza era assoluto: la prospettiva, quella di una vita enormemente più lunga, più facile, più felice. Ecco gli anni '60, la fiducia nel futuro, la sensazione che tutto potesse essere fatto, che tutto fosse a portata di mano.
    Poi qualcosa è andato storto: nuovi ceppi, resistenti ai farmaci, delle malattie che si credevano debellate per sempre, la scoperta che un uso indiscriminato di sostanze che prima non esistevano provocava gravi modifiche all'ambiente (modifiche amplificate a dismisura dalla sovrappopolazione, ma quello è un altro discorso, trattato più che esaurientemente nell'eccezionale articolo di I. Asimov sull'argomento), l'insorgenza di malattie nuove per le quali ancora non è stata trovata una cura.
    Alla comparsa di queste crisi, dapprima la gente si è rivolta con
    fiducia agli scienziati, confidando che una soluzione sarebbe stata
    rapidamente trovata. Le soluzioni, però, non sono mai facili da
    trovare, e richiedono tempo, una quantità di tempo che sempre meno le persone sono disposte a concedere (ricordo che, nei giorni caldi della BSE, durante un incontro televisivo, un allevatore disse "Gli scienziati devono dirci SUBITO che cosa fare!"), e la conseguenza è la perdita della fiducia causata dalla delusione di non veder risolti subito tutti i problemi, aggravata dalla crescente mancanza di comunicazione tra le persone e gli scienziati, sempre più incapaci di trasmettere fatti ed informazioni con un linguaggio semplice e comprensibile ai non iniziati.

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  6. Seconda parte:

    E allora ecco: la scienza è, adesso, la colpevole di tutti i guai,
    quella che ha promesso e non ha mantenuto, quella da cui fuggire.
    Avanti, allora, con tutte le medicine alternative, diventate non più
    solo l'ultima spiaggia dei disperati, ma anche il rifugio di chi vuole il prodotto "naturale", perchè lo sente più vicino a sè, quasi messo a punto solo per lui, e poi, come dicono fior di farabutti, "non ha controindicazioni"...
    Avanti con tutti quei santoni che promettono felicità e fortuna,
    perchè tanto, se tutti quei professoroni con i loro paroloni hanno
    fallito, che male c'è a provare qualcosa di diverso?
    Avanti con tutte quelle strane discipline pseudo-orientaleggianti,
    pensate da qualche furbone ad uso e consumo degli ingenui che credono di trovare nell'esotico quello che dentro di sè non hanno mai avuto.
    E, soprattutto, avanti nel dare addosso alla scienza, colpevole di
    tutti i mali, tanto, tutte le comodità quotidiane che ci ha
    procurato, chi se le ricorda più? E' come se ci fossero sempre
    state, non sono merito di nessuno.
    Tra la gente di scienza c'è chi si preoccupa che i creduloni vengano truffati da imbroglioni, e si impegna nello smascheramento di truffe clamorose: disgraziatamente, questo lavoro non procura certo loro una maggior benevolenza da parte di quelli che stanno cercando di proteggere.
    Le persone VOGLIONO credere a queste cose, VOGLIONO che
    i miracoli accadano davvero, certamente non vogliono che si mostri loro che c'è un trucco.
    Perchè il problema è tutto lì, le persone hanno bisogno di credere in qualcosa, e, visto che la scienza li ha delusi e traditi, si rivolgono ad altro.

    (Quando ho scritto questo articoletto ignoravo completamente l'entità e la vastità del problema 'casalgrillo' perché, ritenendo fin dal lontano 1993 che grillo fosse un fregnacciaro, ero ingenuamente convinta che anche la maggior parte delle altre persone fosse riuscita a vedere quello che a me appariva lampante).

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